Il Rosario militante

Nella cattedrale di Bruxelles contro le celebrazioni protestanti, ai confini dell’Irlanda contro l’aborto, in Polonia per l’identità cristiana della nazione. E’ il Rosario militante: se ne era persa traccia.

Lo scorso 20 ottobre, nella Cattedrale di Bruxelles si teneva una celebrazione congiunta cattolico-protestante per la celebrazione della Riforma luterana. Ad un certo punto un gruppo di giovani, inginocchiati sul pavimento, hanno iniziato a recitare il Santo Rosario. Dopo un po’ di sconcerto, essi sono stati portati fuori a forza dalla polizia. Il video é visibile su youtube. Simbolicamente l’obiettivo del gruppetto di giovani cattolici era stato raggiunto: essere impediti a recitare il Rosario in una cattedrale cattolica ove si celebra un’eresia è una notizia non da poco.

In Irlanda, in occasione della festa di Cristo Re, che cadrà  il prossimo 26 novembre, si terrà  una catena di preghiere del Rosario lungo le coste dell’Isola in vista del referendum popolare per l’approvazione dell’aborto previsto per il prossimo anno 2018. I fedeli chiederanno alla Madonna di intercedere presso suo Figlio perché la vita venga rispettata e l’Irlanda venga preservata dalla deriva di morte già percorsa da altri Paesi.

Tutti ricordiamo ancora la grande catena della preghiera del Rosario ai confini della Polonia per chiedere a Dio la vera pace e la salvaguardia dell’identità cristiana nazionale. Quella recita nazionale del Rosario suscitò nei giorni seguenti varie imitazioni, anche in Italia.

Situazioni diverse, se si vuole, quelle ora descritte, ma che hanno anche qualcosa in comune e indicano una tendenza. Il Rosario come baluardo contro il male, il Rosario come fedeltà  alla tradizione, il Rosario come difesa e offesa. Difesa e offesa nella preghiera, naturalmente, ma comunque difesa e offesa, vale a dire lotta, combattimento, resistenza. Potremmo dire il Rosario come “militanza”. Se ne era persa traccia.

Nella nostra epoca il messaggio cristiano viene spesso comunicato in forme accondiscendenti e non sempre, nel presentarlo, si tiene conto che i giochi decisivi si svolgono in cielo e non sulla terra. Nel linguaggio disincantato di oggi, il fedele non è più tanto indotto a pensare ad una lotta tra la Luce e le tenebre, tra le potestà celesti e le forze oscure degli inferi per la conquista delle anime. Il culto a san Michele Arcangelo è in disuso. Ecco perché molti fedeli tirano fuori dalle tasche il Rosario e alla sua recita danno un significato non solo personale ma pubblico. Lo recitano ai confini di uno Stato, sulle rive di un’Isola, in una cattedrale che essi giudicano profanata. Sanno che Maria ha schiacciato la testa del serpente.

Oggi i cattolici collaborano con tutti, anche con partiti, associazioni, gruppi che perseguono finalità contrarie alla loro fede. Sembra che le finalità del cosiddetto bene comune, o della salvaguardia dell’ambiente o della convivenza tra i popoli, o della sconfitta della povertà  meritino una collaborazione collettiva e globale perché “siamo tutti sulla stessa barca”. E non si avvedono che in questo modo assecondano coloro che hanno della barca il timone in mano e che non è detto la vogliano condurre dove vorrebbero i cattolici.

In genere i cattolici oggi non sono più “contro” nessuno e non comprendono come sia possibile recitare un Rosario “contro”. Ma il Rosario è sempre recitato anche “contro”, altrimenti non si potrebbe recitarlo “per”. Col Rosario mettiamo la nostre cose – comprese le sorti della nostra nazione o della Chiesa stessa – in mano a Cristo tramite Maria. Quindi le vogliamo togliere da altre mani.



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