Il ritorno del Re degli anabattisti

Il messaggio del Papa per la  Giornata mondiale della Pace, presentato nei giorni scorsi, ha sollevato una canea di polemiche. Dalle nostre parti sono volate parole grosse anche su quotidiani solitamente moderati ma non è che nel vicino mondo di lingua tedesca le cose siano andate meglio. In quel buco nero che sono i social […]

Il messaggio del Papa per la  Giornata mondiale della Pace, presentato nei giorni scorsi, ha sollevato una canea di polemiche. Dalle nostre parti sono volate parole grosse anche su quotidiani solitamente moderati ma non è che nel vicino mondo di lingua tedesca le cose siano andate meglio. In quel buco nero che sono i social network poi, si è dato libero sfogo agli istinti più oscuri e selvaggi. C’è chi augura al Pontefice la morte, chi invoca la distruzione di San Pietro nel fuoco, magari per castigo divino, e chi paragona la Chiesa (“la prostituta di Babilonia”) ai totalitarismi del secolo scorso domandandosi pensosamente chi sia peggio. In ogni caso, è difficile sfuggire all’impressione profonda di una marea montante di violenza e di odio, anche se solo verbale. Il fatto non è nuovo e, a suo modo, rende fin troppo bene l’aria che si respira in quel variegato mondo che si colloca, per usare una categoria interpretativa particolarmente pregnante, ‘a sinistra di Lutero’. A tal proposito, nella stessa terra di Germania ci sono precedenti significativi. Uno è ben descritto da un vecchio libro degli anni Trenta, Il Re degli anabattisti, che era da tempo fuori catalogo ed è stato ristampato (vedi un po’ le coincidenze) giusto qualche settimana prima dell’ultimo vespaio mass-mediatico sul Papa. Ne è autore uno scrittore, oppositore del nazismo, morto nel campo di concentramento di Dachau:  Friedrich Reck-Malleczewen. Il saggio, censurato sotto il Terzo Reich, descrive un fatto storico reale tanto agghiacciante quanto rimosso.

Si tratta infatti della prima vera rivoluzione moderna, se si dà a questi ultimi due termini un significato radicalmente sovversivo, anche e in primis religioso. E’quello che accade a Münster, oggi tranquilla cittadina della Renania Settentrionale ma all’epoca dei fatti, tra il 1535 e il 1536, millenaristica città-stato teocratica dai tratti radical-socialisti. Gli anabattisti (dal tedesco “Wiedertäufer”, ovvero “battezzati di nuovo”) sono una corrente della riforma protestante staccatasi del luteranesimo agli inizi del 1525 in polemica con la concezione del battesimo (condivisa ovviamente anche dai cattolici) valido per i neonati. I seguaci di questo movimento, invece, negavano validità al battesimo dei neonati sostenendo teologicamente la sua nullità, dal momento che mancava il consenso del battezzando. Da qui la loro concezione ‘adulta’ del battesimo, che poteva essere offerto solo a persone consapevoli e libere, in nome di un supposto ritorno al messaggio evangelico. Così, sarà proprio in nome di un ritorno alla purezza del Vangelo tradito dalla Chiesa, che Jan Bockelson, detto Giovanni di Leida (1509-1536), si impadronirà della città di Műnster e per sedici mesi vi instaurerà un regno dai tratti millenaristici. La teocrazia sarà totale: i libri, a parte la Bibbia, non avranno diritto di cittadinanza. Vengono così bruciati sulla piazza come arte indegna (che cosa vi ricorda?) mentre il denaro sparisce del tutto dalla circolazione. La proprietà privata viene abolita e ogni minima ‘ricchezza’ viene requisita: in breve Bockelson attua d’imperio la comunione dei beni e delle donne. Si badi, questo significa proprio quello che c’è scritto: nessuno può possedere alcunché e le donne sono di tutti, né possono rifiutarsi di esserlo. Chi lo fa viene giustiziato/a all’istante. Quindi poligamia obbligatoria e case di tutti i cittadini senza serrature, aperte giorno e notte. Sempre in nome del vero Cristianesimo, ovviamente. E’ infatti lo stesso Bockelson che con un documento intitolato Reintegrazione annuncia il “ritorno alla purezza della religione cristiana”. Ovviamente, come tutte le utopie perfettistiche che negano il peccato originale, anche questa avventura disumana finirà nella catastrofe: in pochi mesi l’autoproclamato “regno della Nuova Sion” sarà duramente provato dalla fame, con una spaventosa carestia. Chiusi da ogni contatto con l’esterno e soli al loro interno, gli anabattisti elimineranno allora le ‘bocche inutili’ finendo con l’uccidere i loro stessi figli e giungendo a compiere atti di cannibalismo. La tragedia si concluderà con la caduta sanguinosa di Münster e l’uccisione di Bockelson e dei suoi seguaci nell’inverno del 1536.

Una vicenda agghiacciante ma rievocata con maestria e perizia storica, che toglie il fiato.

Il bello (o il brutto) è che se vi andate a rileggere questa storia sembra di rivedere pari pari  le richieste attuali della Pfarrer Initiative, cioè la rete dei preti austriaci che si batte per il superamento del celibato ecclesiastico e la democratizzazione interna della Chiesa. Gli anabattisti infatti auspicavano una Chiesa totalmente antigerarchica, senza clero, formata solo da credenti in Cristo, tenuti insieme da un unico principio, la fede nella Bibbia interpretata liberamente (sola scriptura). Quindi, un pacifismo rigoroso, che oggi diremmo oltranzista, e una laicità radicale, che giunge ad esaltare l’iconoclastia (tra parentesi, andatevi a leggere le firme delle Istituzioni religiose che hanno supportato il ricorso contro la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici alla Corte Europea e contate un po’ quante sono le cd. ‘comunità riformate’ entusiaste dell’iniziativa…).  Insomma, per riassumere: il Papa è l’anticristo, il battesimo dei bambini è una violenza da combattere e la Chiesa un’incarnazione del demonio. Perché quello che conta è solo il messaggio di Cristo, spogliato di tutto il resto. E neanche tutto. Certe così, ma altre no. Pensate che è solo folklore di una vecchia storia del Cinquecento o la posizione di qualche personaggio esagitato? c’è un modo facile facile per scoprirlo: chiedete alle persone intorno a voi, così per curiosità, quanti (oggi) condividono le posizioni di Bockelson (di ieri). Una? Due? Tre? Se è così, cominciatevi a preoccupare…beh, che volete, non sono io ad aver detto che tre indizi fanno una prova.

Benvenuti (si fa per dire) nel Regno degli anabattisti.



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