Il piccolo grande amore di Claudio Baglioni

“Quando verrà dal cielo, dove si trova, una speranza di luce, una canzone nuova” Claudio Baglioni ha espresso in modo chiaro in un’intervista il suo più sincero desiderio: «Io ho voglia di pacificazione, di bellezza, di lealtà, di verità». Additando il degrado dei rapporti umani quale rivelatore dell’autentica crisi sociale, il cantautore di Centocelle ha […]

“Quando verrà dal cielo, dove si trova, una speranza di luce, una canzone nuova”

Claudio Baglioni ha espresso in modo chiaro in un’intervista il suo più sincero desiderio: «Io ho voglia di pacificazione, di bellezza, di lealtà, di verità». Additando il degrado dei rapporti umani quale rivelatore dell’autentica crisi sociale, il cantautore di Centocelle ha cercato, sin dall’inizio della sua carriera, di esprimere i buoni sentimenti, l’amore romantico, quel piccolo grande amore che lo ha reso celebre: «Lei mi guardava con sospetto, poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto ed io, io non ho mai capito niente, visto che oramai non me la levo dalla mente». Anche in “Amore bello” ha tracciato, con quella sua tipica voce un po’ tenera e un po’ graffiante, le linee melodiche di un amore infranto: «Così vai via (…) devo convincermi però che non è nulla, ma le mie mani tremano. In qualche modo io dovrò restare a galla», così come in “E tu” (canzone vincitrice al Festivalbar del 1974) ha disegnato il profilo di due innamorati in riva al mare: «Accoccolati ad ascoltare il mare, quanto tempo siamo stati senza fiatare». Come ha sempre sostenuto, egli ha cercato di mettere insieme note e parole che si inseguivano sul rigo musicale della coscienza: «L’urgenza di raccontare prende alla gola, assieme al bisogno di mettere ordine tra le parole che salgono, miste alle suggestioni…».
Ancora nel 1981 il cantautore romano con “Strada facendo” indicava una speranza per il futuro, magari appesa nel cielo e prospettava un’esistenza sempre da riscattare: «Strada facendo vedrai che non sei più da solo e troverai un gancio in mezzo al cielo e sentirai la strada far battere il tuo cuore (…) una canzone, neanche questa, potrà mai cambiar la vita, ma che cos’è che ci fa andare avanti e dire che non è finita». Nel 1982 dedicherà un suo brano, “Avrai”, al figlio Giovanni: «Avrai sorrisi sul tuo viso, come ad agosto grilli e stelle (…). Avrai un legnetto di cremino da succhiare, una donna acerba e un giovane dolore, avrai il tuo tempo per andar lontano. Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando». Lungi dall’aderire alla filosofia spicciola di un fuggevole carpe diem, Claudio Baglioni ha prospettato il senso della vita nel saper cogliere la preziosità di ogni attimo, alla ricerca del fine autentico, come nella canzone “La vita è adesso” del 1985: «La vita è adesso nel vecchio albergo della terra e ognuno in una stanza e in una storia (…) e ti sorprenderai a cantare ma non sai perché e ti domandi certo chi sei tu (…) sei tu nel tempo che ci fa più grandi e soli in mezzo al mondo, con l’ansia di cercare insieme un bene più profondo».
La sua generosità e versatilità l’ha condotto nel tempo ad intraprendere numerosi tour, cantando e suonando sin dal lontano 1975 con artisti del calibro di Astor Piazzolla e girando mezzo mondo con spettacoli tecnologici, proiettando disegni con raggi laser ed arrivando agli inizi del 2000 ad allestire palchi di 1200 metri quadrati, ospitando ballerini e numerosi orchestrali. Da buon architetto qual è diventato nel tempo, ha ideato persino il cosiddetto “quadrigetto”, ossia quattro sviluppi di idee collegate ad un unico tema, questo piccolo grande amore: «Il mio show è un cantiere in costruzione proprio come dovrebbe essere l’Italia».
Il suo impegno civile e sociale, che lo ha visto calcare le scene per i terremoti del centro Italia e per altre nobili cause, può condensarsi nel titolo di un suo libro recente: “Non smettere di trasmettere”. Ha saputo e sa riunire ancora adesso ai suoi applauditissimi concerti, tre ore di canzoni e tre generazioni a confronto. Cantando si impara con Claudio Baglioni a lasciare che i sogni si possano realizzare, come evocato nel testo della canzone “Il sogno è sempre”: «Il sogno è un vento che abbiamo stretto fra le mani (…). Il sogno è il cielo di un’altra notte che è finita, un grido che sia più forte della vita».
Parafrasando alcuni titoli dei suoi album, potremmo dire che Baglioni sia passato dall’essere un cantastorie dei giorni nostri al divenire un viaggiatore sulla coda del tempo, cercando quell’equilibrio che, secondo sue testuali parole, costituisce la chiave della serenità. Nel tentativo di cercare una risposta agli interrogativi del presente, credo che in un’altra sua canzone, “Con voi” del 2013 si possa rinvenire l’orientamento del suo sguardo: «Questo è il tempo di trovare un’altra immensità, diventare liberi, di restare semplici, di tornare piccoli, di morire giovani».



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *