Il “percorso nascita” della sanità regionale FVG ha un buco enorme

Il “percorso nascita” riguarda le risposte che la sanità regionale dà alle donne in gravidanza, durante il parto e nello svezzamento del bambino. Ma dell’aborto nemmeno un cenno.

L’assessore alla sanità regionale Friuli Venezia Giulia, Maria Sandra Telesca, ha illustrato i risultati di una indagine sul “percorso nascita” in Regione e ha annunciato alcune misure sperimentali per migliorarlo. Il “percorso nascita” riguarda le risposte che la sanità regionale dà alle donne in gravidanza, durante il parto e nello svezzamento del bambino. Il “percorso nascita” comincia prima della nascita e finisce dopo la nascita.

L’assessore ha fornito molti dati – un po’ autoreferenziali a dire il vero dato che è stata la Regione a commissionare l’indagine – e ha annunciato delle iniziative “per fare rete”, come si usa dire oggi.

Di questo il lettore potrà rendersi conto nel prossimo numero di Vita Nuova. Qui mi limito a segnalare un enorme buco nel “percorso nascita” regionale. Nessun cenno ai 1542 bambini che nel 2013 non hanno avuto la possibilità di nascere perché uccisi prima. Il dato – tra l’altro scarsamente aggiornato – è della Regione stessa e, come si sa, è largamente  in difetto rispetto alla realtà. Ma anche prendendolo per buono, l’assessore poteva ipotizzare qualche iniziativa per (almeno) ridurre l’aborto ed invece nemmeno una parola. Il fatto non esiste.

Ma se il “percorso nascita” è una questione sociale al punto che la Regione se ne deve interessare, perché l’aborto, che interrompe il “percorso nascita”, deve essere espulso dagli interessi regionali? Se la Regione aiuta, in molte forme, la donna a portare avanti nel modo migliore la gravidanza, perché non deve farlo per tutte le donne, anche per quelle che, per vari motivi o senza motivo, vorrebbero interromperla? Se la Regione ha a cura i bambini al punto da accudirli prima della nascita perché non deve aver cura di tutti loro?

 



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