Il nostro arrivederci a Little Tony

“Questo peccato mio è un inferno, so che mi porterà all’inferno, ma questa vita mia è già un inferno se manchi tu”. Little Tony (1941-2013) è stato lo pseudonimo di Antonio Ciacci, conosciuto anche come “il ragazzo col ciuffo” per quella sua fluente chioma di capelli che imitava un po’ il suo idolo, Elvis Presley. […]

“Questo peccato mio è un inferno, so che mi porterà all’inferno, ma questa vita mia è già un inferno se manchi tu”.

Little Tony (1941-2013) è stato lo pseudonimo di Antonio Ciacci, conosciuto anche come “il ragazzo col ciuffo” per quella sua fluente chioma di capelli che imitava un po’ il suo idolo, Elvis Presley. Da un altro mito del rock’n’roll, Little Richard, adottò quel “piccolo” (little) che, accoppiato al suo vero nome, lo rese celebre non solo in Italia, ma anche all’estero ed originariamente anche nell’Inghilterra della musica pop fine anni ’50; quell’Inghilterra dove stavano prendendo le mosse i Beatles e i Rolling Stones. Nel 1958 infatti, durante uno spettacolo allo Smeraldo di Milano, fu notato da un impresario inglese, Jack Good, che lo convinse a partire con i fratelli, pure musicisti, formando la “Little Tony and his brothers” dove nel 1959 riuscì ad entrare nei primi venti successi discografici dell’ Hit Parade inglese.

Nei suoi testi, quasi tutte canzoni d’amore, compaiono allusioni e rimandi (anche se non riflettuti profondamente) ad un cattolicesimo mai nascosto e ad una morale cristiana mai misconosciuta. In una delle sue ultime canzoni, Figli di Pitagora, cantava infatti: “Siamo figli di Pitagora e di Casadei, di Machiavelli e di Totò. Cresciuti con una morale cattolica e con il rock’n’roll”. Nella Donna di picche del 1968 (da dove è stata tratta la frase iniziale) c’è il riconoscimento del peccato e dei Novissimi (l’Inferno) insieme alla coscienza , seppur stretta nella morsa del vortice dei sentimenti: “Ma il peccato d’amarti sempre questo so che lo rifarò; non prometto alla mia coscienza di fuggirlo nemmeno un po’…”. Anche nella celebre La spada nel cuore del 1970 l’allusione alle spade che trafiggeranno il cuore di Maria è un rimando, più o meno consapevole, ad un fatto cristiano: “Era uno sguardo d’amore, la spada nel cuore e ci resterà … la spada è nel cuore, mi sento morire per te”. Impariamo cantando con Little Tony a non nascondere la nostra tradizione cristiana, anche se spesso da lui unicamente ricondotta in senso moralistico: “Ho peccato lo so me ne pento. Giuro che non lo faccio più. Non farò più male agli altri, il rimorso mi butta giù”.

Con il cantante-attore Little Tony (interpretò negli anni ’60 diversi film) di origini sanmarinesi mai ripudiate, anche se nato a Tivoli, tanto da non aver mai richiesto la cittadinanza italiana, impariamo pure a difendere la legge naturale e l’amore tra un uomo e una donna (contro le perversioni contemporanee omosessuali e l’ideologia del gender) come suggerisce nella canzone Bada bambina del 1969: “Bada bambina già signorina sei; per ogni donna ci vuole un uomo accanto” oppure nella famosa Cuore matto del 1967: “Il cuore matto, matto da legare che crede ancora che tu pensi a me; non è convinto che sei andata via, che mi hai lasciato e non ritornerai”. Le sue canzoni d’amore rappresentano un mondo sentimentale, talvolta frenetico e passionale come nella celeberrima 24.000 baci  o collegata alla sofferenza come nella canzone Riderà del 1966: “Riderà, riderà; ha pianto troppo insieme a me”.

Potremmo dire con Little Tony, e forse anche qui c’è un retaggio cristiano, che il tempo e la vocazione (chiamata) sono importanti, come suggerisce il linguaggio onomatopeico delle sue canzoni: “ Tic tac il tempo va .. toc toc e busserai”.



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