Il ministro Fedeli promette, ma senza mettere nero su bianco. E si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

Perché il Ministro non fa una circolare per garantire l’applicazione di quanto ha dichiarato al Question Time alla Camera lo scorso 12 aprile? E insegnanti e genitori dove sono?

Lo scorso 12 aprile, durante il Question Time nell’aula di Montecitorio, sono state presentate interrogazioni sulle iniziative volte ad evitare l’inserimento di progetti ispirati alla cosiddetta teoria del gender tra le attività scolastiche.

L’On. Gigli, dimostrando grande versatilità essendo stato lui stesso promotore di una lista presentatasi lo scorso giugno alle amministrative a Trieste a sostegno del candidato Cosolini, che va ricordato essere stato il promotore dell’adesione alla rete ReADY e del Gioco del rispetto all’interno delle materne comunali, ha richiesto dei chiarimenti al ministro Fedeli circa alcuni progetti presentati nelle scuole della regione.

Il Question Time è stato ispirato dal progetto A scuola per conoscerci, anche se il nome è relativo perché questi cambiano di continuo, che viene introdotto in tante scuole, a prescindere dal contenuto, con discutibili modalità sia riguardo ai modi di attuazione che riguardo all’informazione.

Il Ministro dell’Istruzione Fedeli ha risposto rassicurando che la corretta interpretazione dell’Art. 16 della legge n. 107 ( “Buona scuola” n.d.a.) “intende assicurare l’attuazione dei principi di pari opportunità, ai sensi dell’Art. 3 della Costituzione”. Ha poi fatto riferimento ad una serie di articoli della Costituzione, saltando però l’Art. 30, che è quello che sancisce il diritto dei genitori ad educare i figli, sottolineando tuttavia che “la responsabilità educativa, per i minorenni, è in capo alle famiglie”.

Personalmente ho trovato molto interessante il passaggio in cui il Ministro ha precisato “che l’azione del MIUR si sostanzia nel fornire la cornice pedagogica educativa e culturale, ispirandosi ad indicazione di matrice europea, oltre che nazionale, nell’ambito della quale l’ordinamento lascia alle scuole di promuovere proprie autonome iniziative”, concetto ripetuto poco dopo quando ha ribadito che “pur nel rispetto delle indicazioni del MIUR, gli ordinamenti ed i programmi scolastici appartengono sempre all’autonomia delle singole scuole”.

Queste dichiarazioni sono incredibilmente simili a quelle rilasciate in Germania dall’ufficio scolastico regionale del Renania Settentrionale-Westfalia, che, come riporta un articolo del quotidiano tedesco Die Welt dello scorso 19 giugno, ad un’interpellanza riguardo a discussi progetti introdotti in loco nelle scuole ha dichiarato la sua non competenza in merito, sottolineando che “la scelta del materiale didattico e la responsabilità di questo compete agli insegnanti”.

Ma gli insegnanti dove sono? Si stanno rendendo conto che il cerino bruciato resta sempre in mano loro? Ed accettano questo senza proferire verbo?

Ci stanno riempendo di un sacco di fumose chiacchiere ed in verità hanno gioco facile, vista l’ignavia di grande parte delle famiglie, che hanno evidentemente abdicato al loro potere educativo.

Se solo più famiglie alzassero la voce, se solo più famiglie pretendessero l’effettivo riconoscimento ed attuazione del loro diritto ad educare i figli, forse oggi non staremmo qui a discutere di questo.

A mio avviso è preoccupante anche l’insistenza con la quale molte associazioni e comitati battono sul chiodo del “curriculare o extracurriculare”, tralasciando totalmente quello che per me è l’aspetto portante della problematica: sono argomenti dal contenuto sensibile e per questi è imprescindibile l’obbligo di informazione preventiva della famiglia ed il suo assenso!

Nella replica al Ministro, Gigli ha dimenticato un passaggio importante, ovvero chiedere l’emissione di una circolare scritta diretta alle scuole che vada a mettere nero su bianco quanto espresso verbalmente e che avrebbe forse dato maggior peso alle affermazioni del Ministro stesso, a tutela sempre delle famiglie.

La Fedeli ha concluso la replica citando una nota del 6 luglio 2015, quella che dice che “le famiglie hanno il diritto ma anche il dovere di conoscere, prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola, i contenuti dell’offerta formativa per la scuola secondaria e sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”.

Aggiungo che lo stesso dovrebbe valere anche per le scuole primarie, sia statali che comunali.

A Trieste, per esempio, ciò non è possibile, perché i POF delle scuole primarie dell’infanzia, come da regolamento comunale, devono essere approvati entro il 30 ottobre dell’anno scolastico di riferimento, quindi ad anno scolastico già ben che iniziato.

Informazione, presentazione dell’intero contenuto dei progetti alle scuole ed alle famiglie, presentazione di un’attività alternativa per coloro che non intendono avvalersi di progetti dal contenuto non condiviso senza che a questi venga meno il diritto allo studio dovendo restare a casa in quelle giornate: questo è solo ciò che dovrebbe venir rispettato dall’istituzione scolastica e da ogni singola scuola.

Abbiano ben chiaro le famiglie che la scelta su tematiche eticamente e moralmente sensibili spetta solo ed unicamente a loro; prendano coscienza di questo: il primo passo può essere quello di presentare la “lettera del consenso informato”, che tuttavia a poco serve se poi si delega l’educazione a terzi.

Abbia però anche ben chiaro anche il corpo insegnanti che, se il MIUR dà delle “indicazioni” e se il dirigente scolastico dà loro delle disposizioni, a volte persino obbligando l’insegnante ad uscire dalla classe per lasciare i ragazzi soli con chi è incaricato a svolgere con loro il progetto, la responsabilità civile e penale rimane comunque in carico a loro.

Questa è l’unica cosa chiara che ho colto anche dalle parole del Ministro…



5 commenti su “Il ministro Fedeli promette, ma senza mettere nero su bianco. E si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

  1. Roberto Castenetto ha detto:

    Le affermazioni dell’articolo mi sembrano ingenerose nei confronti dei comitati ( personalmente faccio parte di quello di Pordenone che si è battuto per primo in Regione contro il progetto di Arcigay “A scuola per conoscerci” riuscendo a farlo sospendere a Cordenons e impedendo che si allargasse ad altre scuole). Il nostro comitato ha denunciato da subito la natura genderista del progetto, la mancata informazione ai genitori e l’estromissione di fatto dei docenti. Ora il ministro ha ribadito l’extracurricolarità e la facoltatività. Suquesto faremo leva per chiedere alle scuole di collocare il progetto al pomeriggio. Forse lavorando insieme otterremo più risultati. Prof. Roberto Castenetto.

    1. Francesco ha detto:

      Complimenti ma siete una mosca bianca. Personalmente ho visto molti genitori essere contrari a parole a questi ed altri progetti ma poi non essere in grado di opporsi alle insistenze di insegnanti, presidi ecc. La paura diventa quella di avere il proprio figlio additato come il “figlio di quelli” oppure come è successo a mia nipote di avere la stessa professoressa che la deride perché deve uscire di classe quando fanno quelle attività.

  2. Amedeo Rossetti ha detto:

    Onestamente non mi sembra un giudizio ingeneroso, quanto piuttosto un’autocritica.
    Il Comitato Genitori di Pordenone, insieme al Comitato Genitori Trieste di cui sono stato io stesso promotore, sono le prime realtà di questo tipo sorte in Regione.
    Potrei stare ora a raccontare i risultati ottenuti a Trieste con il “Gioco del Rispetto”, ma quella che stiamo facendo, caro Roberto, non è la gara a chi fa la pipì più lontano, bensì una battaglia per difendere quello che nrmneno si dovrebbe difendere, tanto logico e naturale è…
    Credi veramente che le parole del ministro abbiano un peso ed un valore, senza nulla di scritto?
    E poi, sei convinto che discutere su extra o non extracurriculare sia la soluzione?
    Non è forse prioritario il diritto dei genitori ad educare i figli, specie su tematiche sensibili?
    Perché dovessero essere inserite queste come curriculari, Non starebbe comunque a significare che a noi vadano bene.
    Abbiamo molto da lavorare, insieme, come giustamente hai sottolineato tu.
    INSIEME!
    Quindi sarò molto felice di lavorare con il gruppo che lavora a livello regionale.
    Aspetto l’invito.

    Amedeo Rossetti
    ( Genitore che ha denunciato il Gioco del Rispetto)

  3. Gianluca Stocchi ha detto:

    Mi sembra che Amedeo Rossetti abbia a cuore più il mostrare la sua scaltrezza di pensiero che cercare di raccogliere i frutti di una dichiarazione (quella del ministro) che può aprire qualche spiraglio di manovra. Cerchiamo di lavorare su più livelli e insieme. Ingenerosa la citazione dei comitati (che in regione sono quasi gli unici che stanno facendo qualcosa per arginare progetti discutibili) e anche la critica dell’on. Gigli che in questa occasione ci ha aiutato a portare le nostre istanze al ministro senza censure.

    1. Amedeo Rossetti ha detto:

      Gianluca Stocchi, dovresti conoscermi abbastanza da sapere che io sono abituato a parlare dopo aver agito e non viceversa.
      La coerenza non è fuffa.

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