Il metodo Stamina

Sul Prossimo numero di Vita Nuovo un ampio spazio sarà dedicato sul caso Stamina a Trieste. Il nostro direttore, Stefano Fontana, firma il suo editoriale su questo tema che vede Trieste indirettamente protagonista del metodo Stamina . in foto Stefano Fontana di FLB

“Cosa c’entra Trieste con il metodo Stamina e l’aspra polemica ad esso collegata? Molto? Poco? Nulla? C’entra solo perché nei fatti la cosa è cominciata qui per poi raggiungere altri lidi? Oppure perché, per fatalità, uno dei principali protagonisti viveva a Trieste? Oppure perché alcune trasmissioni televisive hanno fatto il nome di questa città? In altre parole: si è trattato solo di un collegamento occasionale? Accidentale? Trieste è stata toccata di striscio e per caso?”  Fontana affonda l’acceleratore e inizia con il farsi delle domande alle quali le risposte  saranno tutte verso un’unica direzione: “ La scienza consiste nel conoscere le cause di un fenomeno. Non consiste nel tentare una strada, consiste nello stabilire all’inizio un collegamento tra causa ed effetto scientificamente fondato su precedenti conoscenze. All’interno del prossimo numero cartaceo di Vita Nuova i lettori troveranno due pagine dedicate al caso Stamina a Trieste. Leggeranno e si faranno un’idea”.

La redazione  di Vita Nuova ha incontrato il dott. Marino Andolina reduce dalla conferenza stampa da lui stesso convocata, esasperato dalla bufera sollevata dalle onde mediatiche del caso Stamina. Intervistato da Viviana Facchinetti ecco alcuni passaggi dell’intervista: “Per cominciare a fare queste iniezioni come vi siete regolati? A richiesta. Se un medico ci chiede la cura per un paziente, dobbiamo vedere se c’è l’indicazione, perché se uno mi chiede di curargli il cancro gli rispondo no. Abbiamo potuto curare una prima decina di pazienti in base al decreto Balduzzi, in cui si attestava che le cellule sono innocue. In quale percentuale i pazienti si sono ripresi? In certi casi abbiamo risultati vicini al cento per cento. Nel caso di Celeste e dei bimbi affetti da SMA stiamo conseguendo sbalorditivi risultati positivi su tutti i sette pazienti. La bimba, la cui madre mi ha accusato di averla invitata a prostituirsi, ha avuto risultati memorabili a Trieste. Poi ci hanno fermato per due anni. Ripresa a Brescia, la cura non è servita a niente. La nostra cura funziona fino ad un certo punto: se passa troppo tempo e peggiora troppo, non funziona più. Ho sentito che devono pagare 50 mila…  Loro erano fra i primi pazienti. Mi indigna, però con quella terapia la bambina è viva”.

Un altro contributo arriva nell’intervista condotta dal direttore Fontana al Dott. Mauro Melato, Direttore Generale del Burlo. Con lui abbiamo cercato di chiarire l’intricato – almeno così appare al comune cittadino – intreccio tra sperimentazione scientifica ritenuta non scientifica, città di Trieste e un ospedale pubblico come è appunto il Burlo: ecco alcuni passaggi: “ Quali sono stati i rapporti del Burlo in particolare con il dott. Andolina? Il Burlo ha annoverato tra i propri medici il dottor Andolina, ‘Aiuto’ del Reparto di Pediatria, che, ai sensi dell’accordo appena citato, è stato referente dell’attività scientifica nel campo della terapia cellulare che avrebbe dovuto portare all’attivazione di uno specifico progetto di ricerca. Trieste non è stata una piazza secondaria nello sviluppo del caso Stamina. Tutto sommato, però, la stampa locale ne ha parlato quasi di sfuggita. Non mi sembra di aver notato qualche significativo pronunciamento del mondo politico triestino ed anche, forse, del mondo scientifico. Per Trieste si è trattato solo di un occasionale incidente di percorso? Il caso Stamina è indubbiamente nato, dal punto di vista giudiziario, a Trieste dove, però, non vi è stato alcun impiego istituzionale del metodo dato che, anche in alcuni casi in cui si è proceduto a tentativi terapeutici “compassionevoli” con staminali, questi sono stati condotti con criteri di assoluto rigore scientifico e con il ricorso a cellule provenienti, secondo legge, da una struttura autorizzata, la Cell Factory di Monza. Il coinvolgimento di Trieste è stato quindi indiretto e dovuto al fatto che Andolina è triestino ed ha lavorato al Burlo.”

Vita Nuova, prosegue il suo lavoro redazionale chiedendo alcune opinioni al dott. Paolo Gasparini. «Vendere inutili speranze è qualcosa che si distacca molto dalla professione medica”. Per il genetista Gasparini in Stamina manca l’abc della scienza. La firma di questa intervista è di Elisabetta Batic: “Alcuni genitori hanno rilevato dei miglioramenti sui loro bambini dopo la somministrazione di Stamina, lei cosa ne pensa? Penso che ogni genitore non può che sperare, nella disperazione, che le cose migliorino anche di poco. Purtroppo quello che contano sono solo i miglioramenti clinicamente documentati e non le comprensibili impressioni dei genitori. Da un’attenta ispezione commissionata dal Governo, il metodo stamina è stato definito assolutamente privo di qualsiasi base scientifica. E’ proprio così? Direi di si, nel senso che, come dicevo prima, non esiste alcun razionale scientifico nell’utilizzare le cellule staminali mesenchimali in una serie ampia di patologie diverse quali il Parkinson, le paralisi cerebrali, la distrofia muscolare spinale, la sclerosi laterale amniotrofica.”

Ancora un volta Vita Nuova vuole informare e condividere con i nostri lettori temi delicati e questioni che appartengono a tutti noi e molte volte ci vengono comunicati attraverso dei mezzi e linguaggi non proprio esatti. Non a caso, il  direttore, Stefano Fontana, attacca nel suo editoriale la stampa locale ed il mondo politico di Trieste: “Articoli confinati in cronaca, informazione non sempre precisa, apertura di credito al metodo Stamina, magari per non deludere le aspettative dell’opinione pubblica”. Il mondo politico cittadino non si è pronunciato con chiarezza. Non ha preso posizione. Forse ha fatto apposta perché non ci andasse troppo di mezzo il buon nome della città.”

Questo ed altro ancora sul prossimo numero di Vita Nuova in edicola da questo venerdì, potrete leggere integralmente le interviste e l’editoriale.

 



Un commento su “Il metodo Stamina

  1. fausto gallo ha detto:

    Grazie direttore Fontana, solo dalle anticipazioni si evince di un grande lavoro giornalistico e di verità.
    Si dovrebbe maggiormente scavare e comprendere il personaggio Andolina, non immune da patologia di superomismo, incline al cinismo fino all’eccesso.
    Basterebbe sapere il suo ruolo e quello che fece realmente allo scoppio delle ostilità in ex jugoslavi a ed in Bosnia in particolare, i suoi contatti con le milizie armate di serbe, i criminali di guerra poi condannati all’Aja e paradossalmente gli eguali contatti con le milizie dei cetnici e della destra croata in un miscuglio di cure ospedaliere, traffici d’armi e di materiale logistico, di amicizie e solidarietà inconfessabili, di sostegno da parte di forze politiche italiane opposte. Tutte cose di cui sono stato osservatore diretto. fin da allora ho avuto i miei dubbi sulle scarse attitudini umane del personaggio Andolina, che sfugge alla comprensione. un farabutto o un benefattore?
    Comunque lì non c’è Cristo, anzi viene bandito, questo spiega tutto.

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