Il lungo e articolato lavoro sinodale

La grande domanda è come dire la fede di sempre nel mutato contesto socio-culturale, come ridestare nella nostra comunità la passione della fede e dell’annuncio, come aiutare le parrocchie a rispondere alla complessità odierna.

Il primo anno dei lavori sinodali giunge alla sua conclusione. Sabato 15 giugno nella Cattedrale di San Giusto si è riunita la quinta ed ultima Congregazione generale della prima sessione.
Come ormai ben sappiamo, il Sinodo si articola in tre sessioni (fede annunciata, fede celebrata, fede testimoniata). Ogni sessione vede i sinodali radunati in congregazioni, ossia in riunioni plenarie in cui si affrontano gli argomenti messi a tema.
Per volere dell’Arcivescovo, il punto di partenza della discussione sono le bozze dei documenti che le commissioni (articolazione in cui i sinodali tutti sono suddivisi) preparano e offrono alla lettura attenta e al vaglio dell’intera assemblea. Così è avvenuto in quest’anno: le prime quattro commissioni hanno lavorato alacremente sui documenti. Il 23 febbraio sono state presentate le bozze e per più di un mese i testi sono stati vagliati e valutati da tutti i sinodali che hanno fatto pervenire alla Presidenza del Sinodo il loro pensiero.
Dopo un lungo e complesso lavoro di risistemazione alla luce delle indicazioni ricevute, siamo ora arrivati ai testi che vengono sottoposti al voto. Sono cinquantanove proposizioni che racchiudono il pensiero del Sinodo sul tema della fede annunciata (i temi più importanti: la rilevanza della Parola di Dio nell’esperienza della fede, la nuova evangelizzazione, le parrocchie oggi, il ruolo di associazioni e movimenti, la catechesi e il ministero dei catechisti). Il lettore porti un po’ di pazienza: mi rendo conto che ancora non si possa capire concretamente di cosa si stia parlando perché non sono mai entrato nel merito delle questioni e delle scelte sinodali. D’altra parte non mi è possibile anticipare qualcosa su testi che sono ancora in elaborazione: lo farò non appena l’assise avrà espresso il suo parere tramite la votazione del prossimo fine settimana. Ma la pazienza è legata soprattutto al fatto che si dovrà attendere la conclusione del Sinodo per poter avere una visione d’insieme.
Una volta una persona mi ha chiesto: «Ma uscirà qualcosa di nuovo dal Sinodo?». La domanda è interessante e mi dà la possibilità di spendere qualche parola su questo aspetto. Di certo, la risposta alla domanda è, in prima battuta, “No”. Strettamente parlando, il Sinodo riafferma la fede di sempre, si pone in continuità con la Tradizione della Chiesa (d’altra parte, il nostro è il Sinodo della fede, quindi è suo preciso itinerario il ripercorrere i passi della fede dei Padri). Per alcuni versi, siamo un po’ tutti condizionati dalla logica del “nuovo”, del pensare che il nuovo sia anche automaticamente buono. Ma questo non equivale all’immobilismo. Il Sinodo si esprime sulla strategia pastorale, diremmo mutuando il termine da altri contesti. La grande domanda è come dire la fede di sempre nel mutato contesto socio-culturale, come ridestare nella nostra comunità la passione della fede e dell’annuncio, come aiutare le parrocchie a rispondere alla complessità odierna. Qualcosa di nuovo, quindi, uscirà dal Sinodo: il cuore orante, annunciante e testimoniante della nostra Chiesa diocesana. Solo questo sarà capace di reinventare strutture e stili per un annuncio capace di toccare i cuori e le menti di tutti.
don Lorenzo Magarelli



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