Il lavoro: la Chiesa vicina. Un convegno al Centro Paolo VI

1 Maggio: Festa di San Giuseppe Lavoratore e festa del lavoro. Ore 18: Messa presieduta dal Vescovo per il mondo del lavoro a Sant’Antonio Taumaturgo. Di lavoro si è parlato al Centro Paolo VI con Razeto, Bordin e Farina.

Presso il Centro Pastorale Paolo VI nel contesto di una tavola rotonda organizzata dall’associazione culturale Studium Fidei in collaborazione con la Diocesi, il tema “Il lavoro oggi a Trieste, problemi e prospettive” è stato presentato dall’angolatura del Presidente di Confindustria Venezia Giulia, Sergio Razeto, di un imprenditore, Luca Farina, e del rappresentante della CISL, Luciano Bordin. L’arcivescovo ha commentato la Nota pastorale dei Vescovi del Triveneto sul lavoro.

Ha aperto l’incontro il Vicario ep. per il laicato e la cultura mons. Malnati citando due passi del Magistero pontificio di Giovanni XXIII dalla Mater et Magistra circa i criteri di equità e giustizia per la remunerazione del lavoro, e di Giovanni Paolo II dalla Laborem exercens sul diritto al lavoro e i doveri di coloro che sono preposti al bene comune.
Mons. Crepaldi, che è Presidente della Commissione Pastorale Sociale della Conferenza Episcopale Triveneta, ha sottolineato come i Vescovi del Triveneto da molti anni non intervenivano con un documento organico e sistematico sul tema del lavoro, e come, nell’imminenza del 1° maggio hanno voluto all’unanimità la pubblicazione di questa Nota. L’approccio caratterizzante l’interesse dei Vescovi sul tema del lavoro è di carattere religioso e morale, in quanto parlare di lavoro implica parlare delle persone, sia lavoratori che imprenditori.
L’arcivescovo ha sottolineato il fatto che siamo dentro una stagione di cambiamenti radicali del mondo del lavoro — l’introduzione di nuove tecnologie, la globalizzazione la trasformazione dei mercati — dentro a questo processo la Chiesa afferma, forte del suo magistero sociale, che alcuni valori vanno salvaguardati. In particolare, una esclusiva attenzione al dato materiale del cambiamento può essere fuorviante se si tralascia il dato immateriale, cioè quello attinente all’etica. Tre gli elementi etici sui quali la nota dei Vescovi sollecita una conversione concreta. «Ogni lavoro fatto secondo gli accordi va pagato, e va pagato in tempi ragionevoli» (n. 10), ma lo Stato non dà su questo tema un buon esempio. Circa il rapporto tra lavoro e denaro si tratta di verificare «l’intenzione con la quale si investe il proprio denaro, lo si presta, lo si utilizza» in quanto «il denaro è mezzo subordinato al bene della persona, che comprende anche il lavoro dignitoso» (n. 11). È necessario, infine, come sottolinea anche Papa Francesco, combattere, quella «pagina triste della vita della nostra società locale» che è la corruzione e l’appello «qui è accorato: convertiamoci tutti, anche da quelle scorciatoie che a volte sembrano innocue, ma che sono il terreno di coltura della corruzione più eclatante. La corruzione è un danno troppo grande…» (n. 12), distrugge l’anima della società.
Il Presidente Razeto, partendo dall’introduzione del Vescovo, ha ribadito il peso della piaga della corruzione e dell’evasione fiscale senza la quale l’imposizione fiscale potrebbe diminuire del 15,9% e questo dato ci dà l’idea di quanto la disonestà vada a danneggiare direttamente l’impresa.
Ponendo lo sguardo sul tema dell’economia globale, non si può prescindere dai cambiamenti economici che vedono crescita dei paesi del far-East, dei paesi dell’est Europa, la diminuzione del prezzo del petrolio, la svalutazione dell’euro, l’immissione di denaro fresco dalla Banca europea. Le ripercussioni sul piano locale a Trieste di alcuni di questi fattori sono state, nella contingenza, la diminuzione di commesse legate all’industria estrattiva, che però appaiono temporanee. Il fatto però che in presenza di fattori concreti, a livello globale e più specificamente europeo, di incentivo allo sviluppo dell’economia l’Italia faccia fatica a “muoversi” è indice di una situazione non sana caratterizzata da un’elevata imposizione fiscale, da una burocrazia e un sistema di controlli al limite dell’irrazionale che creano costi per l’impresa, da un costo dell’energia superiore del 30% rispetto alla media europea. Sul piano della tassazione, a fronte delle promesse future di riduzione dell’IRAP, tassa invisa all’Europa, per ora si registra un aumento del 33% delle imposte locali.
La posizione geografica di Trieste, porta per il centro-est Europa, offre grandi opportunità per i traffici del Porto. Confindustria sta supportando la nascita di cluster/distretti come quello del caffè, delle tecnologie biomediche, della navalmeccanica e dell’offshore, con l’utilizzo di nuove tecnologie.
Luca Farina, imprenditore metalmeccanico da quasi vent’anni a Trieste, in un’azienda che nel tempo è passata da 30 a 140 assunti, ha portato la sua esperienza e la sua visione dello stile dell’azienda per arrivare all’utile, che è necessario per il bene stesso dell’azienda, un bene da ottenere ponendo al centro la persona, chi può dare la manodopera, chi può dare il capitale, chi l’intelletto e la competenza con l’obiettivo comune di rendere florida l’azienda.
La scelta aziendale è stata quella di avere anche la figura del cappellano in fabbrica come elemento di coesione e di supporto religioso e morale ai dipendenti, specialmente in momenti di difficoltà personali e familiari. La scelta di liberare il TFR dei lavoratori evitando di fare impresa con capitali non aziendali, l’erogazione di finanziamenti infruttiferi per il sostegno di lavoratori in difficoltà sono segni di questa attenzione alla persona che si è ulteriormente concretizzata con la costituzione di una Società di mutuo soccorso cui partecipano, autotassandosi, i lavoratori stessi e già alcuni casi la società ha potuto aiutare alcune persone.
Luciano Bordin, da sindacalista, ha sottolineato l’importanza della questione giovanile nel più ampio tema del lavoro, come ampiamente riportato nella Nota dei Vescovi, rilevando come questa attenzione ecclesiale va nella direzione dell’impegno del sindacato che guarda con preoccupazione l’emorragia di giovani che devono andarsene dal territorio che li ha cresciuti e formati per poter trovare lavoro e ai tanti che ormai, sentendosi esclusi dal mondo del lavoro, non si formano e non cercano lavoro. Altri motivi di preoccupazione sono la scarsa propensione a creare impresa e il dato della disoccupazione che è in crescita come la forbice tra ricchi e poveri che si allarga.
L’arcivescovo, in chiusura, ha ricordato che per la Dottrina Sociale della Chiesa il lavoro resta una chiave essenziale per la questione sociale e tanti problemi sarebbero più facilmente risolvibili se ci fosse nei confronti della famiglia, da parte delle Istituzioni, una maggiore attenzione. Infatti le politiche sociali e nel campo del lavoro sono sane quando le politiche familiari sono sane e lungimiranti.

foto di Andrea Lasorte



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