Il lato grottesco e autoritario del liberalismo odierno pro-gender

La sociologa lesbica anti-gay contro i «democratici delle élite», che spadroneggiano su ogni ambito sociale e «occupano un meta-regno amorfo di emozioni soggettive, astrazioni teoriche e linguaggi raffinati».

Femminista, atea, lesbica, di sinistra. Eppure Camille Paglia, nota sociologa statunitense, ha ribadito l’ovvio e cioè che «i cambiamenti sessuali sono impossibili», per via del fatto che «ogni singola cellula del corpo rimane codificata dal proprio sesso per tutta la vita». E ha ironizzato sui liberals americani, «che agiscono come difensori della scienza quando si tratta del riscaldamento globale», ma «rifuggano ogni riferimento alla biologia quando si tratta del sesso» (traduzione de Il Foglio).

Nel corso dell’intervista (1 luglio 2017) rilasciata a Jonathan Last, del settimanale americano Weekly Standard, Paglia ha dato qualche altra stilettata ai «democratici delle élite», che spadroneggiano su ogni ambito sociale e «occupano un meta-regno amorfo di emozioni soggettive, astrazioni teoriche e linguaggi raffinati». Un ritratto, che potrebbe dirsi elegante, della nomenklatura odierna, saldamente a comando dell’opinione pubblica non solo statunitense.

È proprio tale nomenklatura che ha permesso l’affermarsi dell’«attuale ondata transgender» e della sua richiesta martellante di diritti ad ogni costo. Ed è una richiesta che dovrebbe restare inascoltata, poiché «nessuno merita diritti speciali, protezioni o privilegi in base alla propria eccentricità». Insomma le pretese di matrice gender non hanno un fondamento, anche per via di essere l’espressione di una minoranza: «Le ambiguità intersex – dice la sociologa – possono verificarsi, ma sono anomalie che rappresentano una minima percentuale di tutte le nascite umane».

Da democratica controcorrente, Paglia ne ha pure per Hillary Clinton, «candidato disastrosamente sbagliato per il 2016». E perché i democratici hanno perso? Prima di tutto, perché sono staccati dalla realtà: «i risultati delle elezioni hanno dimostrato chiaramente che Trump stava parlando di preoccupazioni vitali (posti di lavoro, immigrazione e terrorismo) per i quali i democratici avevano poche soluzioni concrete». Poi perché è tipico dei liberals credersi i migliori e finendo per attaccare «la metà della nazione come vile, razzista e omofoba».
Infine – prosegue – c’è la sindrome della persecuzione e del piagnisteo, in quanto «molti democratici altamente istruiti e della classe superiore considerano se stessi come esemplari di ‘compassione’», avendo tra l’altro cercato di demolire «gli elettori di Trump come ignoranti e urlanti».

Ecco dunque che Paglia ha fatto qua un ritratto del tutto veritiero dello snob liberale, spesso di sinistra. Il problema è infatti nel liberalismo, che «oggi è diventato grottescamente meccanicistico e autoritario», poiché sceglie alcuni gruppi sociali di parte, li trasforma in vittime e colpevolizza altri gruppi, accusati di stare dalla parte avversa. Questo liberalismo spurio e arrogante «è repressivamente stalinista», nonché «dipendente da una burocrazia labirintica e parassitaria per far rispettare i suoi dettami vuoti».
Questa repressione e burocrazia fanno naufragare qualsiasi decisione e rendono incapaci i governi di risolvere qualsiasi emergenza: dal jihadismo alla disoccupazione, dalla crisi finanziaria all’immigrazione illegale.

Non è la prima volta che la sociologa interviene su questi temi, in modo anticonformista. Giampaolo Rossi, su Il Giornale aveva raccolto (il 27/01/2016) una serie d’interventi della Paglia assai significativi. Da femminista dichiarava che «lasciare il sesso alle femministe è come andare in vacanza lasciando il tuo cane ad un impagliatore».
Sulla sinistra: «I Democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici».
Sul cristianesimo: «Ho un rispetto enorme per la religione, che considero una fonte di valore psicologico, etico e culturale infinitamente più ricca dello sciocco e mortifero post-strutturalismo, che è diventato una religione secolarizzata».
E ancora sul pansessualismo, che ha invaso ogni settore sociale: «Nulla definisce meglio la decadenza dell’Occidente che la nostra tolleranza dell’omosessualità aperta e del transessualismo».
Niente male questo cervello, ancora funzionante.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *