Il jihad entra nelle nostre chiese

Don Hamel è il primo prete ucciso dallo Stato islamico in Europa, sgozzato in chiesa da due affiliati al Califfato. L’ultimo caso di sacerdote ucciso in odio alla fede risale a dieci anni fa, in Turchia. La guerra ai cristiani si sposta nelle nostre città

Don Jacques Hamel, 84 anni, è il primo sacerdote assassinato in Europa nel 2016. Trucidato da uomini “che si sono richiamati allo Stato islamico” (sono parole del presidente François Hollande, giunto sul posto con il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve),  mentre celebrava messa nella piccola chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, sgozzato come i cittadini occidentali macellati a Dacca, in Bangladesh, solo qualche settimana fa, fatti a pezzi perché non conoscevano i versetti del Corano. Il vescovo di Rouen, mons. Dominique Lebrun, ha fatto sapere che abbandonerà immediatamente Cracovia (dove si trovava per la Giornata mondiale della gioventù) per tornare in diocesi “con le famiglie e la comunità parrocchiale, sotto choc”. Bisogna tornare indietro di dieci anni, al 5 febbraio del 2006, per trovare un episodio simile.

Era una domenica. Don Andrea Santoro, 60 anni, si trovava nella sua chiesa di Trabzon, in Turchia. Tre ragazzi entrarono, uno di essi mirò al sacerdote, che stava pregando. Al grido di “Allauh Akbar” gli sparò due colpi che gli trapassarono i polmoni. La motivazione dell’attentato, spiegò la magistratura turca, era il turbamento per la vicenda delle vignette satiriche su Maometto apparse su un quotidiano danese. Stavolta nessun gesto di isolata follia, nessuno choc per vignette satiriche o poemetti più o meno blasfemi: bensì la premeditazione, il piano di compiere un sacrilegio in un luogo consacrato, durante la liturgia, ammazzando l’infedele rappresentante di Cristo in terra. Non è stato ucciso in strada, don Hamel, né mentre si trovava nella sua canonica. Gli assassini hanno atteso che entrasse in chiesa, vestisse i paramenti sacri e celebrasse l’eucaristia. Un messaggio che non ha bisogno di troppe spiegazioni da parte di psicologi o psichiatri.

Fonte: http://www.ilfoglio.it



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