Il governo contro Gandolfini

da http://www.loccidentale.it/articoli/142135/il-governo-contro-gandolfini di Assuntina Morresi Perché Davide Faraone, sottosegretario al MIUR, ha reagito nervoso e scomposto su Facebook, accusando Massimo Gandolfini, il presidente del Comitato ‘Difendiamo i Nostri figli’, di avere “mire politiche, non educative”, e di essere un “personaggio in cerca di visibilità”? Innanzitutto non ha capito che Gandolfini la sua visibilità già ce […]

da http://www.loccidentale.it/articoli/142135/il-governo-contro-gandolfini

di Assuntina Morresi

Perché Davide Faraone, sottosegretario al MIUR, ha reagito nervoso e scomposto su Facebook, accusando Massimo Gandolfini, il presidente del Comitato ‘Difendiamo i Nostri figli’, di avere “mire politiche, non educative”, e di essere un “personaggio in cerca di visibilità”?

Innanzitutto non ha capito che Gandolfini la sua visibilità già ce l’ha perché (a differenza dell’oscuro sottosegretario che di visibile ha solo il cognome), pur non essendo un politico ma un primario ospedaliero, nel giro di sei mesi ha parlato in piazza a milioni di persone, guidando le due più imponenti manifestazioni di popolo degli ultimi anni, di quelle che il Pd se le sogna. Parlare di “mire politiche” a proposito di Gandolfini è, ci venga consentito, un pochino patetico, tanto più se fatto da un politico che prima di questo incarico non aveva poi tutta questa luminosa notorietà.

Il sottosegretario, indignato, punta il dito contro chi, secondo lui, criticando le opache scelte del suo ministero sulle linee guida che dovrebbero accompagnare la “buona scuola”, marcia “contro i diritti e la tolleranza”. Liquida sprezzantemente le preoccupazioni delle associazioni dei genitori che si aspettavano una maggiore trasparenza nell’operato del Ministero, tra l’altro in linea con le promesse e gli impegni presi a suo tempo dal ministro Giannini, e ci spiega, bontà sua, che al MIUR, piuttosto, “Stiamo costruendo un’Italia civile, rispettosa delle differenze e libera nella responsabilità, siamo consapevoli che questo cambiamento profondo non sia compreso da tutti, perché la libertà e il rispetto delle differenze esigono anche una responsabilità, e abbiamo contro i media, che non sempre sono maturi da questo punto di vista”.

Insomma, dice il Faraone, i media non sono maturi, e neanche voi popolo lo siete: ma siamo buoni e non pretendiamo che capiate tutti. Stiamo facendo una cosa fantastica, finalmente portiamo la civiltà in questo paese! Ma anche i Faraoni nella loro grandezza incorrono in qualche svista. Per esempio il nostro rivendica quello che, a suo dire, questo governo farebbe per la prima volta: “La grande consultazione sul riequilibrio di genere nei libri di testo, fermo da 40 anni, consultazione preannunciata dalla ministra Giannini”.

Innanzitutto, chiariamoci: che cosa vuol dire il Faraone con “riequilibrio di genere”? Se intende l’espressione nel senso di cancellazione delle differenze sessuali, cioè seguendo quelle che oramai tutti conosciamo come teorie del gender, allora sì, ha ragione, effettivamente è la prima volta che un governo in Italia fa questo. Se invece vuole sottolineare il ruolo e il peso delle donne nei libri di testo, allora gli dobbiamo dare una delusione. Non è il primo.

Prima di lui, del suo ministro e del suo governo, qualcuno l’ha fatto in grande stile, con una operazione editoriale raffinata, per ricordare le donne che hanno fatto la storia italiana. Un’opera successivamente ripubblicata in occasione dei 150 anni della Repubblica, dall’allora Presidente della Repubblica Napolitano, per celebrare la ricorrenza. Ebbene, Faraone non ci crederà, ma è stato il governo Berlusconi, per la precisione il ministro Prestigiacomo, che all’epoca era alle Pari Opportunità: tre volumi, nel 2003, a cura di Lucetta Scaraffia ed Eugenia Roccella, intitolati, appunto, “Italiane”, e distribuiti gratuitamente in  un milione di copie nelle edicole.

Magari il Faraone, seguendo l’esempio di Napolitano, potrebbe attingere a quella importante iniziativa, e nell’occasione ci permettiamo di suggerirgli anche di evitare la triste retorica secondo cui le donne violentate, il femminicidio, il bullismo, insomma, le tragedie della violenza a cui assistiamo, spariranno grazie al comma 16 dell’art.1 della buona scuola. Come se prima di quel comma la scuola non avesse mai educato a niente. Sembra proprio la caricatura di De Luca fatta da Crozza: “L’ho portata io l’educazione nelle scuole!”.



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