Il Distributismo: una proposta ragionevole per uscire dalla crisi

A Bergamo, presso la Biblioteca Centrale Caversazzi di via Tasso, è stata allestita una mostra sul Distributismo, che si è conclusa il 15 aprile 2013. Il Movimento Distributista Italiano ha accompagnato la mostra con un ciclo di conferenze e workshop collaterali, culminato con l’intervento di John Medaille, Professore di Distributismo presso l’Università di Dallas (Texas). […]

A Bergamo, presso la Biblioteca Centrale Caversazzi di via Tasso, è stata allestita una mostra sul Distributismo, che si è conclusa il 15 aprile 2013. Il Movimento Distributista Italiano ha accompagnato la mostra con un ciclo di conferenze e workshop collaterali, culminato con l’intervento di John Medaille, Professore di Distributismo presso l’Università di Dallas (Texas).
La conferenza di Medaille ha condensato nel titolo: “Distributismo: una proposta ragionevole per uscire dalla crisi” l’intenzione del Presidente del Movimento Distributista Italiano, Dr. Matteo Mazzariol, di indicare una via d’uscita dalla crisi attraverso la ragionevolezza e il senso comune. Con questo intento, come ha sostenuto lo stesso Presidente, va colta l’opportunità di leggere, a breve, la traduzione di un significativo saggio di Medaille: “Towards a truly free market (Verso un vero mercato libero)” che il Movimento Distributista Italiano si sta apprestando a completare. Dinanzi ad un sempre più drammatico scenario in cui la finanza sta fagocitando l’economia reale ed in cui la persona e la famiglia si trovano ad affrontare crescenti e insostenibili difficoltà, non solo dal punto di vista economico, ma anche giuridico, educativo, etico, la proposta di riflettere sul decentramento dei poteri e sulla distribuzione della piccola proprietà assume un significativo ruolo di ripensamento del modello sociale di sviluppo della cosiddetta “società del benessere”.

Realismo sociale e politico
All’inizio dei 19 pannelli della mostra, con la consulenza artistica di Domenico Masotti, non a caso sono stati posti una ruota ed un albero, ai quali sono stati appesi dei foglietti che testimoniano i frutti del Distributismo: bene comune (vero fine della politica), equità, piccola proprietà, famiglia, sovranità (politica e monetaria). Il primo pannello riassume infatti l’urgenza di una risposta (non solo economica) ai bisogni profondi del cuore e della mente dell’uomo attraverso una riscoperta della realtà non solo attraverso una dimensione del “fare”, ma soprattutto attraverso una pienezza di vita attenta ai bisogni naturali dell’essere. La critica del distributismo ai modelli utopistici e ideologici della modernità si radica in alcuni principi intangibili (da qui la consonanza con i “principi non negoziabili”) a tutela dell’autentica libertà nella verità della persona.
I padri fondatori del Distributismo (Gilbert Keith Chesterton, Hilaire Belloc e Padre Vincent McNabb) erano cattolici che desideravano porre le questioni della dignità della persona, della tutela della famiglia, della salvaguardia e diffusione della piccola proprietà, del ruolo dello Stato e delle relazioni umane e sociali all’attenzione di tutti. Per questo motivo avevano auspicato, un secolo fa, un ripensamento profondo del modello capitalistico e di tutte le sue conseguenze brutali e disumane che appaiono visibilmente ora nella loro drammatica evidenza. A distanza di un secolo le loro analisi non sono state ancora prese in considerazione, nonostante si possano riscontrare i deleteri effetti del sistema liberal-capitalista.

Non un movimento nostalgico
Come ha sostenuto lo stesso Prof. Medaille, co-redattore della Distributist Review, è necessario evitare un approccio estetico o romantico al Distributismo, in quanto impedirebbe di collocarlo in un orizzonte di possibilità pratiche di sviluppo. In un’intervista di qualche tempo fa, Medaille criticava i due principali assunti dell’economia moderna: ovvero che l’economia fosse una scienza fisica anziché una scienza umana (quindi che non implicasse questioni etiche) e che fosse contrapposta alla giustizia (da qui la sollecitazione alla giustizia distributiva). Se si abbandona la giustizia economica non è possibile raggiungere l’equilibrio. Attraverso i pannelli della mostra è possibile constatare quanto, nei sistemi capitalisti e socialisti che hanno imperversato nell’Occidente, si sia prodotta un’ingiustizia globale ed un commercio cronicamente squilibrato che ha prodotto il fallimento ed il caos sociale.
Un modello distributista, alternativo alla concentrazione della proprietà e delle libertà nelle mani di pochi, specifico dei sistemi capitalisti e socialisti, renderebbe lo Stato più snello, con poteri maggiormente distribuiti a diversi livelli della società. Se la concentrazione della proprietà e del potere in poche mani conduce infatti al servilismo (emblematica l’opera in tal senso di Hilaire Belloc: “Lo Stato servile”), al contrario la distribuzione e la diffusione del potere porterebbe alla libertà e responsabilità anche sociale. I principi fondamentali del Distributismo (sussidiarietà e solidarietà) non sono che principi riscontrati nella Dottrina sociale della Chiesa, che questi autori cattolici hanno voluto portare alla riflessione di credenti e non credenti, purtroppo con scarsa attenzione anche dello stesso mondo cattolico.

Critica al capitalismo
Nel quinto pannello della mostra si sintetizza la critica del Distributismo al capitalismo soprattutto per la separazione perniciosa tra capitale e lavoro, facendo sì che il capitale (come accade oggi) sia sempre in una situazione di forza e di vantaggio rispetto al lavoro. La posizione distributista sostiene un giusto ruolo perequativo dello Stato  in funzione di tutela dell’equa distribuzione delle risorse e a salvaguardia della dignità della persona e delle famiglie. Anche il sistema social-comunista è analizzato nel sesto pannello e ritenuto incompatibile con la natura dell’uomo tanto da produrre una consonanza insospettabile con il capitalismo: la concentrazione del potere nelle mani di pochi. Se per il capitalismo i “pochi” sono rappresentati dall’élite finanziaria, nel sistema social-comunista i cosiddetti “pochi” sono rappresentati dall’élite burocratico-politica. L’alleanza tra capitalismo e social-comunismo è rappresentata efficacemente dalla fotografia che evidenzia sullo stesso piano l’immagine di Lenin ed un fast food McDonald’s.
Nel nono pannello della mostra ed in altri successivi si evidenzia la necessità di una sovranità monetaria, ovvero il diritto alla proprietà di una moneta a servizio del bene comune. Ribadendo che, già dal 1971, la moneta non è più legata in alcun modo ad una riserva d’oro e che il denaro sia stato “creato dal nulla” solo ed esclusivamente a debito di Stati e cittadini verso il sistema bancario, si sollecita a ripensare all’indebitamento che tanto  travaglia oggi l’intera umanità. Un tale indebitamento pubblico genera una drastica riduzione delle spese (ed anche dei servizi offerti ai cittadini) ed un aumento delle tasse. Non essendo più lo Stato proprietario della sua stessa moneta (significativa l’immagine proposta nella mostra della Lira scritta efficacemente come “L’ira dimenticata”) si pagano le tasse ad uno Stato che, non essendo più sovrano, non può fornirci dei reali servizi.

Il problema monetario
Alcune immagini vigorose attestano in modo palese il cosiddetto “bombardamento monetario a tappeto” in atto, proposto con degli obiettivi di tipo militare caratteristico di una guerra armata. Contro questa crisi dirompente e permeante tutto il tessuto sociale, economico e familiare, la mostra ha il pregio di offrire delle valide alternative in linea con un richiamo alla vigilanza da parte di tutti. Il richiamo ad un sistema più partecipativo, ad una diversa organizzazione del lavoro e della vita sociale non può prescindere da un coinvolgimento reale di tutti quei corpi intermedi (dai Comuni alle associazioni, dalle corporazioni di arti e mestieri alle confraternite religiose) che hanno permesso uno sviluppo delle varie attività umane, dal lavoro alla cultura, dalla fede alla socialità.
La mostra sul Distributismo (prima nel genere in Italia) ha il fine di proporre non solo una critica ai sistemi imperanti ed iniqui ricordati in precedenza, ma di lasciare una traccia molto concreta su cui indirizzare gli sforzi comuni. Ad esempio il controllo e la qualità dei servizi e beni fruibili devono essere posti al vaglio del cittadino e non imposti da un monopolio e da una concentrazione commerciale a danno dei piccoli produttori. Anche le tariffe minime e massime dei servizi, l’importo e la redistribuzione del prelievo fiscale devono essere conformi all’autonomia ed alla libertà delle singole persone e della centralità della famiglia. I punti programmatici concreti proposti dal Movimento Distributista Italiano ed esposti a corollario della Mostra dovrebbero stimolare tutti ad una meditazione attenta. I principi del Distributismo, affini e contigui ai “principi non negoziabili” non rappresentano, a mio avviso, che uno sviluppo della Dottrina sociale della Chiesa tracciata dai Padri fondatori, ai quali è dedicata giustamente un’ampia sezione personale delle opere e del coraggioso loro tributo all’edificazione di una civiltà che affonda le sue radici nella tradizione cristiana.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *