Il Dio di Renato Zero

“La vita è un dono che si deve accettare, condividere e poi restituire. Nessuno viene al mondo per sua scelta, non è questione di buona volontà”.   Nel 2005, davanti a Giovanni Paolo II, Renato Zero cantava : “La vita è un dono” a suggellare una sua tensione spirituale in cui la ricerca di Dio […]

“La vita è un dono che si deve accettare, condividere e poi restituire. Nessuno viene al mondo per sua scelta, non è questione di buona volontà”.

 

Nel 2005, davanti a Giovanni Paolo II, Renato Zero cantava : “La vita è un dono” a suggellare una sua tensione spirituale in cui la ricerca di Dio è stata  presente in tante sue canzoni, basti pensare a Salvami del 1976: “Dicci bene, questo non è il posto mio, non l’ho deciso io, quando questa strada ha scelto me, chissà dov’era Dio! Quando sceglievo tra il bene e il male, quando il mondo è dovunque uguale… Salvami, dalla strada”. L’artista romano ha cantato le pressioni, i vincoli sociali ma anche la voglia di rompere gli stereotipi e le chiusure immotivate come emblematicamente descriveva nel Paleobarattolo del 1973: “Preso a calci dentro a quel barattolo, mentre il mondo fuori andava a rotoli… amico, dammi l’apriscatole. Sono stanco d’essere un giocattolo”. Renato Fiacchini, in arte Zero, numero-niente assunto all’inizio della sua carriera, quando il pubblico lo derideva inveendogli contro: “Sei uno zero”, ha composto circa 500 canzoni vendendo più di 45 milioni di dischi in tanti decenni della sua carriera, partita nel 1967 con il suo primo 45 giri. Negli anni ’70, ricalcando un po’ lo stile glamour di David Bowie, iniziò a travestirsi e ad interpretare il ruolo dell’invertito (anche se ha sempre dichiarato di essere eterosessuale) per offrire il riscatto sociale, morale e spirituale da quella condizione, come attestato nella celeberrima Mi vendo del 1977: “Io vendo desideri e speranze … Mi vendo, la grinta che non hai! In cambio del tuo inferno, ti do due ali, sai”. I temi dell’anima da salvare, della coscienza, dell’annientamento e della redenzione sono stati sempre cari a questo cantautore e possono essere assunti fin dal titolo di tanti suoi album, come : “Zerolandia”, “La coscienza di Zero”, “L’imperfetto”, “Zero infinito”. In una delle sue più belle canzoni, Il cielo, tratta da Zerofobia del 1977, Renato Zero implorava: “Ma che uomo sei, se non hai il cielo! E non c’è pietà per chi non prega e si convincerà che non è solo una macchia scura il cielo!”. Questa ricerca tra il bene e il male era ben descritta in Manichini : “Chi ti muove i fili è Dio o Satana?”. Certamente l’autore di canzoni altrettanto famose come: “Triangolo” o “Sesso o Esse” testimoniava la difficoltà del vivere in una società sempre più confusa ed erotizzata: “Vita, fa che sia vita! Che io schiavo non sia di una squallida idea, che quel letto non sia la chiave di tutto. L’amore non è solo sesso!”. Renato Zero ha cantato il perdersi in tante situazioni, dentro le paure e le ansie, ma ha anche annunciato il desiderio di salvezza, prospettando vie d’uscita, come nell’Ave Maria del 1993: “Noi sempre ad un passo dal cielo, poi davanti agli occhi, quel velo!Ave Maria! Rei, del vuoto di una presenza, puoi illuminarci Maria! … E’ così buia questa via! Ave Maria!”. Renato Zero ha interpretato, con il titolo di un altro suo album, Soggetti smarriti, l’essere manipolato dai media : “Inscatolata è ormai la vita. Filmata, mixata … Disorientato come sei, quale canale inghiottirai … il telecomando mi sta divorando”. Da istrione e provocatore qual è sempre stato, Renato Zero si è raccontato in canzoni memorabili come Il carrozzone: “Bella la vita che se ne va, un fiore, un cielo, la tua ricca povertà” o come La favola mia del 1978: “Dietro quella maschera c’è un uomo e tu lo sai … e mi vesto da re perché tu sia, tu sia il re di una notte di magia! Quel che cerco, quel che voglio lo sa solo Dio… Vieni, ti porto nella favola mia”. A quegl’insignificanti sorcini (come amava appellare i suoi numerosi fan) egli gridava: “Figli della solitudine, affamati di poesia” restituendo loro una speranza  ed un sorriso, come testimoniato dall’incantevole Sorridere sempre : “Il mondo si arrende, se sorridi tu. Abbasso i malinconici, il pianto dei nostalgici, i pessimisti cronici e chi non si ama più … Bisogna avere fede, pazienza e ironia”. Anche nella struggente I migliori anni della nostra vita, tratta dall’album intitolato: Sulle tracce dell’imperfetto”, Renato Zero alludeva ad un passo evangelico colmo di speranza: “Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa … io come un gentiluomo e tu come una sposa … Questi sono e resteranno i migliori anni della nostra vita”. Il cantante romano è stato autore di una delle più belle canzoni sul valore della vecchiaia, Spalle al muro, con la quale gridava: “Vecchio, diranno che sei vecchio, con tutta quella forza che c’è in te… hai ancora tanta vita e l’anima grida e tu lo sai che c’è…”. Cantando si impara, con Renato Zero, a gustare il prezioso tempo della nostra vita, come in una delle sue ultime canzoni: “Dovremmo imparare a vivere” tratto dal LP Amo del 2013: “Dovremmo avere il potere di scegliere con grande tranquillità … Cambiare le abitudini, più tempo in libreria. Parlare con i figli, crescerli in allegria. Si potrebbe provare”. Perché no ?



Un commento su “Il Dio di Renato Zero

  1. Giovannapiero ha detto:

    Renato Zero non ha mai cantato davanti a Giovanni Paolo II, che nel 2005 era già morto, ma al concerto in Vaticano in onore di Ratzinger (assente) che aveva appena emanato un documento contro l’ordinazione degli omosessuali, paragonati ai pedofili. Salvami (Dici bene e non Dicci bene) narrava la vicenda di un prostituto, poi è vero che c’era tensione spirituale (allora i preti lo negavano e lo odiavano) ma non era il tema principale del brano. Non è l’autore di Spalle al muro, che reca la firma di Mariella Nava sia per il testo che per la musica; Telecomando fa parte dell’album Zero e non di Soggetti smarriti; non ha affatto sempre dichiarato di essere eterosessuale; l’ha fatto solo di recente, contraddicendo tutto quanto aveva detto e fatto in passato, sia pure non sempre coerentemente. Esistono moltissimi articoli e interviste che lo confermano e se volete ve li mando. Va bene cambiare idea ma adesso occultare tutto per piacere ai devoti è davvero eccessivo.

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