Il Concilio restituito alla Chiesa

Presentati nella sede della Lega Nazionale i libri di Stefano Fontana e Pietro Zovatto (purtroppo assente) sul Vaticano II. Il Vescovo invita ad andare al Concilio reale e a non farsi catturare da quello virtuale.

Giovedì 14 novembre si è parlato di Concilio Vaticano II nella sala conferenze della Lega Nazionale, in via Donota. Presente Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova e autore del libro “Il Concilio restituito alla Chiesa – Dieci domande sul Vaticano II” (La Fontana di Silone, Torino 2013), purtroppo assente per cause di forza maggiore l’altro relatore, il prof. Don Pietro Zovatto. L’incontro è stato arricchito della presenza dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, che ha scritto  la Presentazione del libro. Il Vescovo ha sottolineato come la pubblicazione di due libri sul Concilio sia un segno della vitalità della Chiesa di Trieste, perché proprio sul Concilio si giocherà il futuro della Chiesa. L’Arcivescovo ha anche invitato a distinguere tra il Concilio reale, quello che si trova nei testi, e il concilio virtuale, frutto di immaginazione e suggestione e spesso strumentalizzato ideologicamente. Sulla scorta degli insegnamenti di Benedetto XVI, ha invitato ad accostarsi al Concilio reale.

Stefano Fontana ha presentato ai numerosi presenti la proposta centrale del suo libro: liberare il Concilio dalle appropriazioni del mondo e restituirlo alla Chiesa. Nell’anno del Concilio che si sta concludendo, non si sono fatti grandi passi in avanti, come Benedetto XVI aveva auspicato, e le contrapposte interpretazioni del Concilio si sono riproposte nella loro staticità.

Secondo Fontana, per fare dei passi in avanti bisogna inquadrare bene la caratteristica principale del Concilio, ossia il suo essere stato un Concilio pastorale, diversamente da tutti i precedenti. La caratteristica della pastoralità pone una serie di problemi, non tutti finora risolti e spiegati. Un Concilio pastorale in che misura impegna i fedeli all’assenso? Il linguaggio usato dal Concilio per motivi pastorali come deve essere inteso? Dato che per le esigenze pastorali il Concilio non ha esposto tutta la dottrina, come deve essere il rapporto tra i testi conciliari e il catechismo di Giovanni Paolo II? Dal Concilio è emersa l’idea di un primato della pastorale sulla dottrina? Sembra spesso che quest’ultima venga di fatto trascurata in vista di obiettivi pastorali.

Fontana ha dato la sua risposta a tutte queste domande. Secondo lui il Vaticano II non è stato solo pastorale, ma per motivi pastorali ha anche approfondito la dottrina. In questo modo, però, si sono create, come disse Benedetto XVI, delle discontinuità alcune delle quali sono state chiarite. Altre lo devono ancora essere.

Il Concilio richiede l’assenso dei fedeli in quanto debitamente convocato e perché su di esso hanno vegliato tre Pontefici. I suoi testi, tuttavia, non hanno tutti lo stesso valore magisteriale e il loro linguaggio, narrativo piuttosto che definitorio ha bisogno di essere spiegato dentro la dottrina e la tradizione della Chiesa. L’interpretazione del Concilio, date appunto alcune caratteristiche nuove legate al suo carattere pastorale, sarà ancora lungo e dovrà essere fatto sotto la guida dei pastori, come del resto è avvenuto finora.

Fontana ha criticato l’interpretazione del Concilio come “evento”, propria della Scuola di Bologna. Come se ci fosse stato uno “spirito” del Concilio che poi è stato tradito dai testi e dai Pontefici, a cominciare da Paolo VI, che avrebbero attuato una restaurazione o una controrivoluzione. Questo “spirito” del Concilio vivrebbe nel convenire sinodale in quanto tale, fuori della dottrina e della disciplina della Chiesa.

Il Presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini, nel suo intervento di ringraziamento, ha ricordato alcuni punti del Pensiero di Gianni Baget Bozzo sul Vaticano II, soprattutto quando egli sottolineava come nel post-concilio i teologi si siano sostituiti al magistero.

(foto di Massimo Silvano).



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