Il cardinale nigeriano Onaiyekan a Milano: «Boko Haram è un veleno. Vogliono sterminare tutti»

In visita in Italia, l’arcivescovo di Abuja ha raccontato la situazione del suo paese. E senza giri di parole ha detto la sua sull’islam, la comunità internazionale e l’intervento armato

«Boko Haram è una piccola minoranza della comunità islamica nigeriana, ma è un veleno. E come ogni veleno, ne basta una piccola quantità per avvelenare tutto». Così il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, capitale della Nigeria, descrive il problema dei terroristi che dal 2009 devastano il nord del Paese per farne un Califfato islamico.

Invitato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola, oggi Onaiyekan incontrerà i sacerdoti della diocesi, i laici e poi tutta la città durante una conferenza in Duomo, che si inscrive nella serie di incontri dal tema: “Evangelizzare le grandi metropoli oggi”. Concedendosi ieri per un’ora ai giornalisti, l’arcivescovo ha insistito nel sottolineare il rapporto tra terrorismo e islam in Nigeria: «Anche se un padre ha un figlio che diventa ladro, non potrà mai negare che è suo figlio. La maggioranza dei musulmani non è d’accordo con Boko Haram, ma gli imam all’inizio dicevano che non c’entravano niente con loro, perché erano solo assassini, erano solo terroristi ma non islamici».

A questa mancata presa di coscienza, il cardinale nigeriano si è sempre opposto: «Dico sempre ai miei amici musulmani che loro devono accettare di essere responsabili di questa gente. Ora lentamente hanno cominciato a capirlo e a denunciarli pubblicamente; ora gli imam scrivono ai giovani, avvertendoli di non lasciarsi attrarre dagli islamisti. Anche la comunità islamica mondiale sta accettando questa cosa. È importante che si sentano responsabili perché solo l’islam può risolvere questo problema, non i cristiani. Io dico sempre che non basta condannare Boko Haram, perché che cosa insegna l’islam nelle sue scuole in Nigeria? A non rispettare le altre religioni. Se questo è il discorso normale, se i bambini crescono così, poi è chiaro che si crea un terreno fertile per l’emergere di Boko Haram o dell’Isis o di al-Qaeda. Il problema, quindi, non è solo Boko Haram ma l’atteggiamento dei musulmani in generale, che non rispettano le altre fedi. Come è emersa questa ideologia mondiale? Questo i musulmani devono chiederselo per porvi rimedio”.

I jihadisti hanno rischiato di compromettere un’unità sociale che da sempre caratterizza la Nigeria: «In Nigeria noi ci accettiamo a vicenda perché siamo divisi 50 e 50. Mio padre era cattolico, mio zio musulmano, ad esempio. Non è che uno era buono e l’altro cattivo. Mia sorella ha sposato un musulmano e hanno avuto due bambini, che io ho battezzato!», dice ridendo Onaiyekan. «Ci sono tante famiglie così. Per noi cristiani, i musulmani non sono stranieri e viceversa. La Nigeria non è una società islamica, per questo vivere insieme per noi non è difficile».

Per fermare un gruppo terrorista che l’anno scorso ha fatto quasi lo stesso numero di vittime dello Stato islamico, serve una forza militare. Su questo l’arcivescovo non tentenna: «Noi dobbiamo lottare per fermare Boko Haram, il governo deve usare anche le armi per proteggere il popolo. Finora ha fatto poco. Ora dicono che lo faranno; ci spero, ma sono un po’ scettico».

Anche sull’intervento della comunità internazionale, l’arcivescovo è molto guardingo: «Io non capisco cos’è la comunità internazionale e mi perdonerete, ma mi fido poco. Mi sembra uno strano animale. Gli americani volevano aiutare l’Iraq e guardate cosa è successo. I francesi volevano aiutare la Libia e guardate cosa è successo. Io dico sempre ai nigeriani che vogliono l’intervento americano di stare attenti ad accettare il loro aiuto perché, secondo me, si muovono solo per interessi personali. Noi abbiamo i mezzi, i soldi e le armi, ma fino ad ora ci è mancata la volontà politica. Possiamo farcela da soli».

Nel fine settimana, il capo della commissione elettorale nigeriana ha annunciato che il voto presidenziale previsto per il 14 febbraio sarà spostato di sei mesi. Sono già cominciate le proteste e anche il cardinale si mostra titubante nel dare un’interpretazione univoca dei fatti: «Hanno detto che il 14 febbraio inizieranno una grande azione per eliminare Boko Haram in sei settimane. A causa di ciò, quindi non ci sono soldati a sufficienza per garantire la sicurezza, essendo impegnati nell’offensiva. Io mi chiedo: perché allora non l’hanno fatto prima? Sono anni che aspettiamo. Settimana scorsa, ho incontrato i quattro responsabili delle forze armate nigeriane e mi hanno assicurato che era tutto pronto e che c’erano uomini a sufficienza per proteggere tutto il paese durante le elezioni. Perché una settimana dopo hanno cambiato idea? Non so cosa ci possa guadagnare il governo da questo rinvio. Spero solo che riescano nel loro intento». Ad ogni modo il rinvio non compromette la democrazia del paese, «perché il mandato del presidente Goodluck Jonathan scade il 22 maggio e solo allora ci servirà un nuovo presidente».

Alle comunità cristiane mondiali, e in particolare all’Italia, l’arcivescovo ha chiesto solo una cosa: «Dite la verità. È chiaro che Boko Haram non vuole limitarsi a perseguitarci, vuole sterminarci proprio. Non ci vogliono in Nigeria, questo è innegabile. Ma non è vero che solo i cristiani in Nigeria sono sotto persecuzione, soffrono come tutti gli altri e alcune diocesi, soprattutto nel nord, sono sotto attacco, come tanti altri. Anche le moschee, infatti, vengono distrutte. Quindi aiutateci e pregate per noi, ma in modo consapevole, sapendo quello che sta succedendo».

di Leone Grotti

Fonte: http://www.tempi.it



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