Il 2016 mitteleuropeo

Come di consueto a fine anno è tempo di bilanci e anche noi non possiamo non chiederci: che anno è stato il 2016 per la Mitteleuropa? Contrariamente al panorama generale che osserviamo dalle nostre parti ci sentiremmo di rispondere che è stato un anno di rilancio della speranza un po’ ovunque, decisamente in contro-tendenza rispetto […]

Come di consueto a fine anno è tempo di bilanci e anche noi non possiamo non chiederci: che anno è stato il 2016 per la Mitteleuropa? Contrariamente al panorama generale che osserviamo dalle nostre parti ci sentiremmo di rispondere che è stato un anno di rilancio della speranza un po’ ovunque, decisamente in contro-tendenza rispetto al resto del Continente confermando – da questo punto di vista – la profezia di Giovanni Paolo II quando ebbe a dire che il futuro del Cristianesimo in Europa per il XXI secolo sarebbe stato determinato in gran parte non dal polmone occidentale dei Paesi di più antica tradizione, ma proprio da quello dell’ex blocco comunista dell’Europa Centro-orientale dove molti indizi lasciavano intuire una rinnovata primavera della fede. Ora, forse ‘primavera’ è una parola un po’ troppo impegnativa ma resta un fatto innegabile che, come abbiamo cercato di documentare in questo spazio, negli scorsi dodici mesi a Est del Danubio le luci abbiano di gran lunga superato le ombre. Le Marce nazionali per la vita, le mobilitazioni sulla pubblica piazza per i princìpi non-negoziabili, le iniziative politiche e sociali di vario genere portate avanti sui temi della memoria, della storia e dell’identità ispirate dal laicato cristiano sono state numerose e hanno visto – altro elemento da tenere in considerazione – la partecipazione popolare e il contributo di un gran numero di persone. La situazione più incoraggiante si è registrata in assoluto in Polonia, la cui conclusione del Giubileo Straordinario della Divina Misericordia ha visto la consacrazione della Nazione a Cristo Re davanti al Presidente della Repubblica in persona, cose che all’altro estremo dell’Europa nessuno, ad oggi, oserebbe nemmeno lontanamente immaginare, neanche nei sogni più arditi (http://www.vitanuovatrieste.it/dopo-il-giubileo-straordinario-e-i-politici-chi-li-ha-visti/). A Varsavia, Cracovia, ovviamente Czestochowa, ma un po’ ovunque nel Paese, non si è ancora spenta l’eco del magistero straordinario di Karol Wojtyla e i frutti continuano ad essere raccolti copiosamente: dalle vocazioni al sacerdozio (dove si registrano numeri da capogiro se confrontati con la nostra Italia) alla rinascita della cultura cristiana con iniziative varie legate a giornali, cinema e università. Nessuna meraviglia, quindi, se alla fine anche in campo politico e sociale l’Agenda della Dottrina sociale è quantomai viva entrando nel dibattito istituzionale e pubblico  a pieno titolo. Dopo la Polonia, citeremmo senz’altro l’Ungheria, che infatti ha stipulato un’alleanza a livello internazionale con il neo-governo bianco-rosso che ha determinato un’opposizione notevole – con qualche successo significativo – a un’accellerazione del secolarismo portata avanti dai soliti noti a livello globale. E ancora la Croazia e la Slovacchia che nonostante la loro – relativamente piccola – sfera d’influenza hanno però contribuito a far tornare i temi della libertà di educazione al centro delle politiche di riferimento nazionali dando un segnale significativo di cui anche i Paesi vicini non potranno non tenere conto. Infine non può non farsi menzione della Russia che, anche se geograficamente non fa parte di questo mondo – e anzi, il dibattito vivace sulle radici ultime dell’identità nazionale è ancora lungi dal risolversi, tra filo-europei da una parte e filo-asiatici dall’altra – si è posta sempre di più come un punto di riferimento per quest’area, riaprendo al contempo antiche diatribe e aspre rivalità (Polonia e Russia sono tanto lontane oggi quanto lo erano venti anni fa, per esempio). Resta però vero che anche in questo caso  la religione è entrata a pieno titolo sulla scena pubblica con una consonanza di accenti tra Putin e il Patriarcato che non si vedeva da decenni, se non proprio da secoli, e andrà seguita con particolare attenzione anche nei mesi a venire. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, l’auspicio è che l’anno nuovo confermi a pieno queste buone impressioni sulla incoraggiante salute spirituale dell’anima orientale del Continente e, magari, possa vedere finalmente il rilancio – con convinzione, da ambo le parti – di quel cammino di dialogo fraterno nella comune fede e verso la piena unità che era poi il vero, grande sogno di Giovanni Paolo II.

 



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