I primi quattro doni dello Spirito Santo

Dal 9 aprile Papa Francesco sta dedicando l’Udienza generale del mercoledì ai sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Finora ha trattato dei primi quattro. Ma è lo Spirito Santo stesso – dice il Papa – il «dono per eccellenza», secondo la risposta di Gesù alla Samaritana: […]

Dal 9 aprile Papa Francesco sta dedicando l’Udienza generale del mercoledì ai sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Finora ha trattato dei primi quattro. Ma è lo Spirito Santo stesso – dice il Papa – il «dono per eccellenza», secondo la risposta di Gesù alla Samaritana: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10).

San Tommaso d’Aquino distingue tra virtù e doni, non tanto per la provenienza – tutto, infatti, proviene da Dio – ma per il fatto che la virtù muove l’uomo al bene dall’interno, mentre il dono lo muove dall’esterno, con un’ispirazione istintiva, che «non ha bisogno di deliberare secondo la ragione umana» (Summa Theologiae, Iª IIᵆ, q. 68, a. 1).

San Bonaventura da Bagnoregio insiste sull’essenza stessa del dono, che è la gratuità della concessione da parte di Dio. Anzi, il concetto bonaventuriano di dono deriva direttamente dalla sua teologia trinitaria. Bonaventura, infatti, sostiene che il bene si diffonde o per «natura» o per «volontà» (Cf I Sent. d. 10, a. 1). Nella Ss. Trinità il Padre genera eternamente il Figlio, il quale procede dunque per natura. Lo Spirito Santo, invece, si propaga per volontà e, quindi, la sua processione attiene univocamente alla «liberalità» divina. Giustamente, allora, Papa Francesco identifica lo Spirito Santo con il «dono per eccellenza», nel succitato commento all’episodio della Samaritana. Si potrebbe anche dire che lo Spirito Santo è la gratuità medesima dell’amore.

Quanto al primo dono – la sapienza – il Santo Padre specifica che non si tratta semplicisticamente di saggezza, ma «è la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio». In tal modo, il sapiente non è colui che sa tutto, ma colui che «“sa” di Dio, sa come agisce Dio». Quindi, nel suo cuore, «ha il gusto e il sapore di Dio». Sembra quasi che il Pontefice alluda qui alla sapienza in quanto «sapida scientia» – scienza saporosa – così come si esprimevano gli Scolastici, in antitesi con la scienza insapore degli stolti.

Nemmeno il secondo dono – l’intelletto – può essere ridotto alla pura intelligenza umana, che pure è un dono di grazia. Intelletto è piuttosto un «intus legere», un «leggere dentro», nel senso di chi ha la capacità di comprendere come Dio comprende e, cioè, in profondità. Questo è importante, in modo particolare, per capire il senso della Sacra Scrittura, che apre le porte alla salvezza. Così accadde, ad esempio, ai discepoli di Emmaus – dice il Papa – ai quali Gesù Cristo risorto aprì la mente ai misteri delle Scritture e riaccese in loro la speranza (cf Lc 24, 13-27).

Il consiglio è il terzo dono, su cui il Santo Padre ha riflettuto nell’Udienza successiva. Tramite il consiglio, «lo Spirito Santo rende capace la nostra coscienza di fare una scelta concreta in comunione con Dio, secondo la logica di Gesù e del suo Vangelo». Il Vangelo secondo Matteo, fa comprendere facilmente la peculiarità di questo dono: «Non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Mt 10, 19-20). Ecco dunque come, attraverso il consiglio, ogni cristiano riesce a rimanere sulla buona strada della salvezza, compiendo di volta in volta le scelte opportune.

È infine con il dono della fortezza, che il Signore ci sostiene «nella nostra debolezza». La fortezza si manifesta durante la vita dei santi, i quali sono sostenuti da Dio tanto nella quotidianità, quanto nei «momenti difficili» e nelle «situazioni estreme». La fortezza – afferma il Santo Padre – rende possibile la testimonianza della fede e, addirittura, tanti fratelli e sorelle «non hanno esitato a dare la propria vita, pur di rimanere fedeli al Signore e al suo Vangelo». Dice, infatti, San Paolo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4, 13).

Papa Francesco, nel corso delle Udienze, ha sottolineato l’importanza della preghiera, senza la quale non è possibile vivere nell’intimità di Dio e, di conseguenza, partecipare alla sua azione di grazia. Lo Spirito Santo rifugge il cuore del superbo, ma soccorre in sovrabbondanza chi si affida a Lui, con animo umile e penitente.

Negli incontri successivi il Pontefice affronterà le catechesi sugli ultimi tre doni: la scienza, la pietà e il timor di Dio.



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