I Misteri di Eleusi

«Felice colui, tra gli uomini viventi sulla terra, che ha visto queste cose! Chi invece non è stato iniziato ai sacri misteri, chi non ha avuto questa sorte non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù». Questa descrizione, tra lirica e visionaria, si riferisce all’affascinante mondo sotterraneo e iniziatico […]

«Felice colui, tra gli uomini viventi sulla terra, che ha visto queste cose! Chi invece non è stato iniziato ai sacri misteri, chi non ha avuto questa sorte non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù». Questa descrizione, tra lirica e visionaria, si riferisce all’affascinante mondo sotterraneo e iniziatico degli antichi Misteri di Eleusi. Essa è tratta da un “Inno omerico”, composto da un autore ignoto presumibilmente intorno alla fine del VII secolo a.C e illustra, sia pure in forma velata e criptica, i rituali di questi Misteri legati alla dea Demetra e a sua figlia Persefone.

Mercoledì 15 marzo, presso il Circolo della Stampa, in collaborazione con l’Associazione Trieste – Grecia “Giorgio Costantinides”, Ileana Chirassi Colombo ha tenuto una conferenza sul tema “Misteri, Mysteria, Mystikà, una straordinaria invenzione greca”. L’argomento non ha nulla di rigidamente storiografico o archeologico, ma ci introduce nel cuore delle domande e delle aspirazioni più profonde dell’uomo di ogni epoca e luogo: le domande sul senso dell’essere, della vita e della morte, l’attesa di un destino di eternità che superi l’impermanenza del mondo terreno. Nell’antichità greco-romana la religione o era irreggimentata nello Stato svolgendo così una funzione comunitaria e politica, oppure era cristallizzata nel pantheon di numerose divinità molto simili all’uomo.

In quest’ultimo caso si entrava nel mondo del mito, che assolveva a molteplici funzioni: le storie degli dei da una parte servivano a spiegare le cause di ogni cosa — l’origine del cosmo, degli uomini e di tutte le creature, la nascita di luoghi e culti —, dall’altra disciplinavano la vita umana con una rappresentazione antropomorfica delle leggi della natura, dell’esistenza e della giusta condotta per non provocare l’ira degli dei e le persecuzioni del Fato. Il mito era al tempo stesso cifrario etico e conoscitivo, repertorio lirico e memoria identitaria della nazione. Questo tipo di rapporto con il sacro non poteva soddisfare l’intimo bisogno umano di una relazione più stretta con l’invisibile e di una vicinanza emotivamente più fervida e coinvolgente alle sorgenti stesse della vita. Da questa lacuna, che colpisce l’intima natura dell’uomo sempre bisognosa di speranza e per sua originaria costituzione tesa all’infinito e all’espansione interiore, sono nati in Grecia i Misteri, tra i quali i più importanti in assoluto, e più diffusi anche nel mondo romano, sono stati i Misteri Eleusini, così chiamati dal tempio di Eleusi ove avveniva l’iniziazione. Poco si sa dei rituali legati ad Eleusi, essendo appunto dei “misteri”, come dice il loro stesso nome, e dunque inviolabili, pena la morte. Ma da quel poco che sappiamo possiamo intravedere qualche bagliore e frammento di uno specifico fenomeno spirituale teso alla salvezza, ad un legame intimo e affettivamente caloroso con il divino, alla sopravvivenza dopo la morte e alla ricerca della luce già qui sulla terra.

Ad aiutarci in questa perlustrazione ci sono da una parte le affermazioni di alcuni grandi del passato come il poeta greco Pindaro — «Felice chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose. Conosce la fine della vita, conosce anche il principio dato da Zeus» —, il filosofo e politico Cicerone — «Abbiamo conosciuto i princìpi della vita, e abbiamo ricevuto la dottrina del vivere non solo con letizia, ma anche con una speranza migliore nella morte» —, seguiti dall’imperatore sapiente Marco Aurelio che definisce i Misteri Eleusini un impagabile dono degli dei. Meno noto ma ugualmente significativo Elio Aristide, un erudito alessandrino attento ai particolari rari e preziosi di una cultura della decadenza come quella ellenistica. Sue le parole che descrivono i Misteri legati a Demetra e Persefone come un mondo «nel contempo il più atroce e più luminoso di tutto ciò che è per l’uomo sublime». Già da queste definizioni, unite alle parole dell’“Inno omerico” citato all’inizio, possiamo intuire una prima costellazione di senso all’interno di questi Misteri: la luce contro l’oscurità, la vita contro la morte, la visione splendente che fa da viatico quando il corpo muore e l’anima sale nelle sfere eterne colme di letizia e bellezza. I Misteri Eleusini, dunque, contrariamente a quanto si afferma sulle credenze relative all’Aldilà del mondo classico, introducono nel nero Ade di omerica memoria, ove ogni speranza è morta e tutto è malinconia e nebbia, lo sfolgorante sole della gioia infinita a cui giunge l’anima liberata e purificata dai culti misterici. Proprio perché l’uomo non può vivere senza questo orizzonte di eternità, la religiosità greca ad un certo punto ha avuto bisogno dei Misteri.

Questo legame dei Misteri con l’attesa umana di salvezza, di liberazione e di vita eterna, traspare anche dal mito legato alla nascita di questi Misteri. Si narra che un giorno, mentre la dea Demetra e la figlia Persefone stavano passeggiando per i campi, apparve il dio Ade che rapì la giovinetta e la portò con sé nel mondo dei morti come sua Regina.

Demetra disperata si mise a cercarla ma non la trovò da nessuna parte. Giunta ad Eleusi, si presentò a corte nelle vesti di una donna semplice e umile e venne accolta con generosità dal re e dalla regina. In cambio la dea, rivelò ai regnanti la sua identità ed edificò un tempio ad Eleusi. Prima di andarsene svelò ai suoi nobili ospiti come celebrare nel tempio i riti in suo onore e chiese che rimanessero per sempre segreti. Adirata con Zeus, padre di Persefone, il quale non si era opposto al rapimento della figlia, per vendicarsi Demetra rese arida e sterile tutta la terra e l’intera umanità rischiò di estinguersi. Allora gli dei ottennero da Ade che Persefone ritornasse sulla terra, a patto però che per un terzo dell’anno dimorasse negli Inferi. Il periodo in cui Persefone regna negli Inferi, coincide con l’inverno in cui la terra si inaridisce e sprofonda in un arido e gelido torpore. Ma per il resto dell’anno, con la risalita di Persefone alla luce del sole, tutto torna a rifiorire.

Anche in questo mito, i Misteri di Eleusi sono legati al mondo dei morti, all’inverno freddo e buio, cui segue il ritorno della luce in primavera, simbolo del fulgore a cui va incontro l’anima una volta purificata dai rituali misterici. Un fulgore che inizia già qui, con la rinascita spirituale che prepara all’anima la via maestra dopo l’estinzione della vita fisica, nel regno fiammeggiante ove tutto arde di infinito. Come suonano diverse le altre credenze sull’Aldilà, quali le ritroviamo in Omero e nei tragici greci, ove non brilla alcun riflesso di luce e di speranza!

Con questi Misteri, entriamo in un mondo nuovo, che accoglie tutte le aspirazioni, gli aneliti e le aspettative dell’uomo antico, non ancora visitato dalla vera luce, la luce di un Dio che si fa uomo, muore e poi risorge per suggellare in eterno la promessa appena sfiorata dai rituali antichi. Ma in essi già sentiamo vibrare le corde più sensibili del cuore umano alla ricerca di riscatto, in lotta contro la morte, intrappolato in un duello tra luce e tenebra che dura tutta la vita. In molti miti e rituali dell’antichità classica troviamo delle divinità che muoiono e poi rinascono, come Dioniso, ucciso e smembrato dai Titani e poi ricomposto e resuscitato dal padre Zeus. In questi dei smembrati — che ritroviamo anche nelle credenze dell’Antico Egitto, ad esempio nel mito di Iside e Osiride e nel poema babilonese “Enûma Eliš che narra la nascita del mondo dal corpo della dea Tiamat tagliato a pezzi dal dio Marduk — non vi è traccia di quell’Amore illimitato per l’uomo che è il nome stesso del Dio cristiano. Si tratta di divinità, estranee all’uomo e alle sue sofferenze, che non donano amore ma solo conoscenza, in una quadro di valori e di significati vicini allo gnosticismo che vede nel sapere di pochi eletti la sola chiave di salvezza: questi antichi dei nulla hanno di umano e la loro vicenda è mito, non storia, prefigurazione di un’attesa e di una speranza nate con l’uomo, ma che solo in Cristo troveranno la loro unica e irrevocabile risposta. Gesù, Dio fatto uomo, è nato, cresciuto, vissuto e morto come uomo, ha lasciato le sue impronte nella storia e da uomo ha sofferto ed è resuscitato in un corpo glorioso. Come Dio incarnato che si lascia massacrare e uccidere per Amore verso l’uomo e come Risorto dalla morte, Cristo ha detto l’ultima Parola a noi uomini su ciò che siamo e su ciò che ci attende se seguiamo i suoi passi. Questo è l’Evento dietro al quale fluttuano imperfette e anguste le miriadi di altri eventi del mondo. Nei miti e nei misteri antichi possiamo rintracciare delle prefigurazioni, dei tentativi, degli aneliti, dei bisogni inappagati dell’umanità, che come tanti fiumi si uniscono poco a poco e infine si gettano nell’oceano dell’amore cristiano. Lo stesso amore che fece esclamare a Pietro toccato dallo Spirito: «Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna». L’unicità e la verità della fede cristiana è tutta racchiusa in questa frase e da essa la speranza umana, quella autentica e che non tramonta, riceve la propria intima ragione di essere e di esistere, duemila anni fa come oggi e come nel mondo che verrà.



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