I luoghi di Umberto Saba

La Biblioteca Civica Attilio Hortis ha fatto rivivere i luoghi di Saba, dalla casa natale alla casa della balia, dalla casa della moglie Lina ai diversi domicili abitati fino alla morte, dai Caffè abitualmente frequentati alla Libreria e allo Studio di Edoardo Weiss.

Ce lo ha insegnato l’ingegno straordinario di Marcel Proust: un sapore, un profumo, un fiore, una musica o un luogo particolare possiedono la nascosta facoltà di evocare un universo di vita sepolto nella memoria, perduto ma tutto da riconquistare, apparentemente svanito nel nulla eppure vivo, nonostante il suo supporto fisico sia naufragato nel tempo. Come dalla morbida madeleine intinta nel tè riprendono vita gli scenari dell’infanzia e della giovinezza dello scrittore ormai al tramonto, così dai luoghi di ogni esistenza, anche dopo la dipartita dei loro abitatori, qualcosa continua a farsi sentire, come se un popolo di ombre  frusciasse e bisbigliasse nella penombra, da un tempo fuori dal tempo.

La Biblioteca Civica Attilio Hortis ha fatto rivivere i luoghi di Saba, dalla casa natale alla casa della balia, dalla casa della moglie Lina ai diversi domicili abitati fino alla morte, dai Caffè abitualmente frequentati alla Libreria e allo Studio di Edoardo Weiss. Catalogati, illustrati e ricostruiti in un accurato depliant corredato di immagini fotografiche, i percorsi sabiani hanno in parte perduto il loro riferimento concreto. Con una bella passeggiata potrete rivivere la loro atmosfera e condividere con il poeta uno dei suoi tanti itinerari quotidiani: la casa natale, in via Riborgo 25 (oggi via del Teatro Romano); la casa della balia in via del Monte 15; il secondo domicilio in piazzetta San Giacomo, attuale largo Riborgo; la casa della moglie Lina, in via Domenico Rossetti 24; il Tempio israelitico in via del Monte 3; l’abitazione dal 1909 alla morte in via Chiozza 56, oggi via Francesco Crispi 56; il Cinema Teatro Italia, in via Dante Alighieri 3, dove il poeta lavorò alcuni mesi; la sua Libreria Antiquaria, in via San Nicolò 30; il Caffè latteria da Walter, in via San Nicolò 31; lo Studio di Edoardo Weiss, in via San Lazzaro 8, dove iniziò per Saba una nuova stagione esistenziale, dominata dall’incontro con le idee delle psicoanalisi e con la pratica analitica; il Caffè Municipio, poi Garibaldi, in Piazza Grande 4-5, ora piazza dell’Unità d’Italia 5; e infine il Caffè dei Negozianti, ora Caffè Tommaseo dove Saba incontrò e strinse amicizia con Giotti, Stuparich e Quarantotti Gambini.

Anche se alcuni luoghi non esistono più, per quei singolari giochi della memoria e dell’immaginazione che l’arte sa suscitare e tenere in vita anche fuori dallo spazio e dal tempo, essi “ci sono” ancora e continueranno ad esserci finché qualcuno, anche un solo lettore, leggerà i versi del poeta. Qui non si tratta solo della funzione eternante dell’arte, bensì dell’alone di vita che essa lascia dietro di sé e che i fogli di un libro, anche se facili all’attacco del tempo, conservano negli anni, nei secoli, come un panno imbevuto di profumo che mai perde la propria fragranza. Il depliant, da me trovato presso la Biblioteca Stelio Mattioni, racconta Saba attraverso i suoi luoghi e non a caso la descrizione di ogni luogo si conclude con la citazione di alcuni versi tratti dalle sue poesie. Sono questi versi a mantenere in vita la geografia esistenziale del poeta, a dare un senso a strade, edifici e vicoli, imprimendo nelle pietre lo spirito di “un” uomo che ha cantato le sofferenze e le gioie dell’“uomo”. L’arte riscatta ogni vita, anche la più sofferta e fallibile, trasforma sconfitte in vittorie, debolezze in punti di forza. L’umile oscurità del quotidiano patire si illumina nel verso di Saba. Egli possiede la sapienza, la profezia e la veggenza che sa declinare i segreti dell’essere in una lingua famigliare, vicina, persino affettuosa. Ripercorrendo i luoghi della sua vita è come sentirlo ancora oggi parlare nei Caffè, brontolare per il mal umore all’ombra delle cataste di antichi libri della sua amatissima Libreria, soffrire — e spesso con bizze da bambino — gli assalti del male oscuro tra le mura della sua casa, avvolto dall’amorevole presenza della moglie Lina. Anche l’arte è traccia della trascendenza umana, sigillo di un destino spirituale che compie le sue prime prove tra le cose del mondo. Essa canta in versi o colori o suoni la sostanza della vita, attraversa i luoghi e i tempi. Alla fine, dalle ceneri, dai fuochi spenti e dalle morte passioni che concludono ogni vita, s’invola libera, come la mitica Fenice. E dietro si lascia sempre una scia che, come polvere lucente, si posa silenziosa su tetti, vicoli, stanze ora deserte e talvolta ancora brilla perfino in un’“oscura via della città vecchia”.



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