I limiti di una Regione senza morale

La “filosofia” proposta come fondamento della normativa regionale sulle DAT si rivela, se possibile, ancor più assurda del provvedimento stesso. L’intento di fondare sul principio di laicità la norma sul fine vita dimostra solo l’ignoranza e l’inconsistenza culturale dei nostri legislatori.

Dunque per la Regione Friuli Venezia Giulia la laicità «significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio questo sia, alla totalità dei cittadini». Dove voglia andare una Regione che la pensa così se non allo sbando è facile capire.

La mia concezione morale, per esempio, potrebbe dirmi che si può parcheggiare in mezzo alla strada, che posso scorazzare ai 200 all’ora in piazza Unità, che posso picchiare mia moglie, che posso avere dieci mogli regolarmente registrate all’anagrafe comunale, che le vedove devono immolarsi bruciandosi vive, che la pedofilia è cosa consigliabile, che è bello e buono imbrattare i muri di Cavana con le bombolette spray, che si può andare a comperare il pane e non pagare, che è doveroso occupare gli appartamenti sfitti, che il mio cane può urinare e defecare in ogni luogo, anche davanti al palazzo della Regione… e così via.

Perché la Regione e il Comune, per rispetto di ogni convinzione religiosa e morale, non ammettono tutto questo? Perché all’ospedale di Cattinara se una persona sta morendo dissanguata le fanno una trasfusione anche se è testimone di Geova? Perché un passante si getta in mare per salvare uno che, per ragioni morali, voleva uccidersi? Perché la Regione non ammette le motivazioni morali dei terroristi? Perché quando si è in fila negli uffici regionali non si può passare davanti agli altri?

Se tutte le convinzioni morali sono uguali ci dovrebbe essere il diritto di pretendere di rispettare la fila e anche il diritto di chi pensa che invece il posto sia di chi è più forte. Sono ambedue concezioni morali e quindi da rispettare.

È triste vedere tanta ignoranza in chi ci governa. La laicità è tale nei confronti dell’aspetto confessionale delle religioni, ma non nei confronti dell’etica, al punto che deve rispettare le stesse religioni ma solo a patto che non vadano contro l’etica. Sostenendo le assurdità che sostiene, la Regione si priva di un retroterra etico e quindi non potrà giudicare nessun atteggiamento eticamente motivato, nemmeno l’atteggiamento, per esempio, di chi fa obiezione fiscale alle tasse regionali. Poiché la Regione finanzia i Registri delle Dat, dà i soldi alle coppie omosessuali per l’acquisto della prima casa, io potrei, per motivi morali, non pagare le tasse regionali. Sarebbe d’accordo la Regione Fvg, secondo cui la laicità sarebbe rispettare ogni codice morale?

A questo punto viene una domanda. Ma i consiglieri che hanno votato cose del genere, a cosa pensavano? In cos’altro erano occupati a fare? Stavano giocando a poker sull’i-Pad? Leggono qualche libro sulla laicità? Leggono qualche articolo di rivista sul rapporto tra morale e politica? Partecipano a qualche conferenza istruttiva sull’argomento? Sanno di avere delle grandi responsabilità sedendo su quegli scranni?



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