I figli non sono una merce

Una mette a letto i figli, a posto i piatti, sforna la torta al cioccolato e affronta il gelo notturno per andare a una riunione con i tre amici e compagni di quella stramba avventura che abbiamo chiamato “Contro i falsi miti di progresso”. Dai, l’ultimo sforzo, si dice l’ignara madre di famiglia mentre cerca […]

Una mette a letto i figli, a posto i piatti, sforna la torta al cioccolato e affronta il gelo notturno per andare a una riunione con i tre amici e compagni di quella stramba avventura che abbiamo chiamato “Contro i falsi miti di progresso”. Dai, l’ultimo sforzo, si dice l’ignara madre di famiglia mentre cerca un paio di calze non bucate . Va lì tutta tranquilla e serena, perché pensa che il senso della riunione sia fondamentalmente dirsi: daje ragazzi che il peggio è passato, siamo sopravvissuti al convegno di Milano e agli attacchi mediatici e alle palate di m…aldicenze. Adesso sì che ci possiamo rilassare.

Va lì per accasciarsi sulla poltrona tra le persone a cui vuole bene, e mentre affetta la torta scopre che seduto davanti a lei c’è, sì, il suo amico, ma che con lui non si può rilassare, perché questo amico è anche un pazzo scatenato, un visionario, un uomo vero, un combattente, che ha deciso di infilarsi l’elmo, uscire dalla trincea, e rilanciare. Ha deciso che non è il momento di riposare, perché c’è una battaglia da fare e ci chiede se vogliamo combatterla con lui. Ha deciso di chiamare a raccolta un popolo, tutto il popolo degli uomini e delle donne di buona volontà, e di vedere se si riesce a riunirlo. Ma non in qualche salone parrocchiale, e neanche in un teatro. Quella magari era una cosa normale. No. Lui si è chiesto quale fosse lo spazio al chiuso più grande d’Italia, lo ha trovato, e lo ha preso.

Sabato 13 giugno alle 15 al Palalottomatica di Roma ci troveremo tutti insieme, quindicimila posti, quindicimila persone da tutta Italia per dire che la Corte Europea di Strasburgo che sanziona l’Italia perché non permette che i figli si comprino ci rende orgogliosissimi di essere italiani, che vogliamo rimanere orgogliosi del nostro paese non uniformato alla barbarie, che chiediamo all’Onu di votare la proposta di una moratoria di questa pratica che trasforma i bambini in merce, le donne in corpi da sfruttare, a volte fino alla morte come è successo alla diciassettenne indiana Sushma Pandey uccisa dalla iperstimolazione ovarica. Ci riuniamo per dire che i bambini non si comprano, che la persona è sacra, che le donne non si possono affittare, che i bambini hanno bisogno e diritto a un padre e a una madre, che l’ideologia del gender che insegnano nelle scuole è una vera e propria colonizzazione ideologica, come l’ha definita il Papa, che la Chiesa è rimasta l’unica ad avere il coraggio di annunciare all’uomo la verità su se stesso e che noi siamo con lei, la Chiesa madre nostra. Per far questo raccoglieremo le firme, sì, le raccoglieremo e le faremo arrivare al Palazzo di Vetro. Ma vogliamo anche trovarci insieme, per parlarci, guardarci negli occhi e capire insieme, e per farci vedere.

L’ignara madre di famiglia che si trova in un’avventura che non aveva mai neanche sospettato possibile quando cominciava a scrivere alle amiche sulla bellezza dello sposarsi, si immagina istantaneamente al centro di un palazzetto, sopra un palco, con trentamila occhi addosso, e si chiede se abbia davvero qualcosa da dire a qualcuno, se possa veramente permettersi di insegnare agli altri qualcosa. Si convince del fatto che il 13 giugno avrà sicuramente un altro impegno, tipo portare il criceto dal veterinario (non ce l’ho un criceto, ma posso sempre procurarmelo). Si conferma nella certezza che se anche il criceto starà bene, lei avrà senz’altro mal di testa, e comunque una visita di controllo criceti è sempre una cosa buona. Cerca una via di uscita, poi incontra lo sguardo infiammato dei suoi amici che dicono che se davvero riempissimo il Palalottomatica, cosa che non è riuscita a nessuno negli ultimi dieci anni sarebbe un miracolo, ma che i miracoli ci stanno simpatici, e succedono, e capisce che non può tirarsi indietro. Sa già che da qui a giugno saranno mesi impegnativi, ma d’altra parte a ognuno è chiesto di collaborare come può, e che ognuno deve stare al suo posto di combattimento – la mamma che cambia il pannolino fa esattamente la stessa cosa che faccio io: rimane dove si trova, e lo fa tenendo la postazione centimetro per centimetro, a piccoli passi possibili.

Pur lontanissima dalla politica anche la padrona dell’eventuale criceto capisce che in questi mesi in Italia si giocherà una partita importantissima a livello legislativo. C’è un’offensiva normativa e politica in corso, proprio in questi giorni, in questi mesi, e c’è un popolo che si sta mobilitando, per ricordare che contro il popolo non si legifera. Un popolo che si mobilita perché è vero che la battaglia decisiva è quella contro il nostro peccato, è la conversione, e lì non si combatte a colpi di convegni né di articoli, ma di preghiera e di vita vera, ma è vero anche che mentre noi siamo impegnati a convertirci ci sono bambini in carne ed ossa che vengono prodotti, venduti, eliminati se imperfetti, comprati, cresciuti in famiglie senza il padre o senza

la madre. Noi vogliamo che questa cosa in Italia non sia consentita. Noi vogliamo fermare leggi che la permettano, perché quando una legge entra il vigore fa mentalità, abbassa la soglia della consapevolezza, della vigilanza morale, come purtroppo è successo con l’aborto in tutto il mondo. Noi vogliamo che il governo in Italia si accorga di noi – per questo Mario Adinolfi ha affittato lo spazio più grande che ha trovato in tutto il paese – vogliamo che sappia che c’è un popolo insieme a noi, un popolo che la neolingua dei giornali e la colonizzazione ideologica stanno cercando di rieducare. Noi resisteremo a questa ondata, a colpi di incontri, di libri, di convegni, di passaparola, di articoli, di tweet e di post, ognuno come può. A colpi di copie vendute questo giornale. A colpi di telefonate agli amici, e di pazienti spiegazioni (se prendo un altro caffè con un amico da convincere mi ricoverano).

Mentre la marea avanza, noi saremo i partigiani del buon senso, e conquisteremo un cuore per volta, con l’unica arma che abbiamo: chiamare le cose col proprio nome. Lo faremo dicendo che due uomini o due donne non possono fare un figlio, e quindi devono necessariamente comprarlo se lo vogliono produrre. Dicendo che un figlio comprato soffre perché è intessuto nel grembo di una mamma di cui ha imparato la voce il battito l’odore, e che non vedrà più. Dicendo che le espressioni “due mamme” e “due papà” sono false e profondamente disoneste, perché necessariamente uno solo è il genitore vero (l’altro magari sta dall’altra parte del mondo e si chiama KR 348)

Noi lo sappiamo che ogni volta che riusciamo a far sedere una persona, a parlarle con calma guardandola negli occhi, dicendole cosa significa davvero dire che gli omosessuali hanno “diritto a un figlio” – dolore, strazio, compravendita di esseri umani, persone, madri e figli, sacrificate nei tentativi – quella persona non può che essere d’accordo con noi, perché tutti sono nati da una madre e un padre, e anche se possiamo augurare agli omosessuali di non soffrire per una paternità o maternità mancata, non possiamo certo augurare a nessun bambino di essere privato della mamma o del babbo.

Per questo chiamiamo a raccolta tutti, i movimenti, tutti ma proprio tutti inclusi, soprattutto tutte le persone di buona volontà. Crediamo che se da lì, quel giorno, usciranno quindicimila persone decise a capire davvero cosa stanno cercando di far passare sopra le nostre teste, il nostro paese cambierà il corso della storia. Quindicimila teste pensanti e di buone volontà decise a passare parola possono davvero fare la differenza.

E siccome in questi giorni le maldicenze si sono concentrate su questo, perché davvero è difficile per alcuni credere che ci sia gente che fa tutto questo gratis, diciamo subito chi paga: gli incassi della Croce, che grazie a Dio è venduto bene e letto verranno tutti reinvestiti in questo, come il giornale è nato dagli incassi di Voglio la mamma, che Mario ha fatto stampare e di cui non ha intascato un euro. Capisco che sia difficile crederlo, ma Mario mi ha detto così e io ci credo: l’ho guardato negli occhi. La cosa a cui non credo è di essere in grado di preparare una torta al cioccolato per ogni pullman che verrà, come lui mi ha chiesto di fare, ma questa cosa la risolveremo poi.

Se però non ci si accontenta della spiegazione, e si vuole a tutti i costi sapere chi ci protegge (abbiamo sentito dire di tutto, gli Arabi, la Cia, tutti i partiti possibili, Putin e anche un po’ il complotto plutogiudaicomassonico), be’, si sappia che noi abbiamo agganci molto più in alto. Il 13 giugno è il Sacro Cuore Immacolato di Maria, che, come lei ha promesso a Fatima, trionferà sul mondo. Ed è anche sant’Antonio da Padova, il santo dei miracoli. E come se non bastasse, troppa grazia, il 13 giugno è salita al cielo Chiara Corbella Petrillo. Spero che ai suoi cari, al marito Enrico prima di tutti, non dispiaccia se le chiedo di proteggerci in questa impresa, ma credo di poter osare (ci parlo spesso, ho la sua foto attaccata alla credenza). Sono certa che lei stia davvero dalla parte dei bambini, sempre, e lo ha dimostrato con coerenza offrendo la sua vita per salvare la loro.

di Costanza Miriano

Fonte: http://www.lacrocequotidiano.it



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