I confini della Chiesa

In effetti, occorreva – ci sia riusciti o meno – dire qualcosa di più preciso sulla Chiesa, perché il mistero attorno alla questione della «comunione dei santi» è tuttora nascosto nella sostanza stessa dell’amore. «Possiamo dire dov’è la Chiesa; non possiamo dire dove non sia», dice Lino Pedron, sacerdote dehoniano, animatore dell’Associazione “Proposta Cristiana”. È […]

In effetti, occorreva – ci sia riusciti o meno – dire qualcosa di più preciso sulla Chiesa, perché il mistero attorno alla questione della «comunione dei santi» è tuttora nascosto nella sostanza stessa dell’amore.

«Possiamo dire dov’è la Chiesa; non possiamo dire dove non sia», dice Lino Pedron, sacerdote dehoniano, animatore dell’Associazione “Proposta Cristiana”. È questo il punto: i confini della Chiesa cattolica sono ben visibili e marcati nella storia, non fosse altro per la portata veritativa dei santi, eppure – di fatto – alcuni o forse molti dei suoi membri non si salveranno, uscendo dalla Chiesa militante e trionfante, scomunicando se stessi dall’amore, quando Gesù Cristo separerà i benedetti dai maledetti nel Giudizio finale (cf Mt 25, 31-46).

Ma allora, i medesimi confini, saranno arretrati e non coincideranno più con quelli che vedemmo nel dipanarsi della storia. E viceversa, in altre zone, avanzeranno, per la potenza del Battesimo degli eletti, per le preghiere dei santi e, soprattutto, per la misericordia di Dio, che passa per le arcane vie della sua benevola Provvidenza. Al di fuori della Chiesa, dunque, non vi è salvezza – «extra Ecclesiam nulla salus» – ma non è dato all’uomo valutarne i confini, che tranciano in due i nostri cuori, attraversano la storia, la superano e si distendono al Cielo, all’eternità. Non, comunque, i confini più remoti, seppur tuttavia sarà sempre visibile la Chiesa cattolica romana, come Chiesa di Gesù Cristo, come unica società perfetta, come riferimento sicuro per la salvezza.

Nell’Udienza generale del 6 novembre, Papa Francesco è tornato sull’espressione «comunione dei santi» (cosa, quindi, abbastanza intuibile) e chi ne faccia parte (cosa un po’ meno chiara). La comunione dei santi, come insegna anche il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 948), mediante l’autorità di san Tommaso d’Aquino, è «la comunione alle cose sante [“sancta”] e la comunione tra le persone sante [“sancti”]». Ma chi sono i santi? Sono semplicemente – dice il Santo Padre – «coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo». E più esplicitamente: «Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia». Non ogni persona, dunque, fa parte della «sola grande Famiglia» dei santi, ma solo quelli incorporati alla Chiesa nel Battesimo.

C’è però da fare una precisazione: i santi non costituiscono un qualcosa di simile a un gruppo di privilegiati o a un insieme d’individui a numero chiuso. Tutti i meriti delle anime sante, tutte le preghiere e i sacrifici sono a suffragio dell’intero genere umano, non solo per la salvezza dei battezzati. È, infatti, volontà di Dio che ogni uomo si salvi e giunga alla conoscenza della verità (cf 1 Tim 2, 4).

In ogni caso, tanto la preghiera collettiva, quanto la personale è un bene che, nell’amore, si rende disponibile per ognuno, come osserva Pio XII nella “Mystici Corporis Christi” (1943): «E benché la preghiera collettiva, come procedente dalla Madre Chiesa, superi tutte le altre per la dignità della Sposa di Cristo, pure tutte le preghiere, dette anche in forma privatissima, non sono prive di dignità né di virtù e conferiscono moltissimo anche all’utilità di tutto il Corpo mistico, in quanto che tutto ciò che si compie di bene e di retto dai singoli membri ridonda anche in profitto di tutti, grazie alla Comunione dei santi».

O come scrive san Josemaría Escrivá: «Benedetta Comunione dei santi! Fa parte del nostro cammino, figlio mio, vivere questa unione di famiglia soprannaturale, che fa sì che ciascuno partecipi delle preghiere, sacrifici e fatiche degli altri» (lettera a Emiliano Amann, Burgos, 05-03-1938).



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