Gli “spostamenti” dei preti nella Chiesa di Trieste

Vita Nuova pubblica nel numero del 15 giugno in distribuzione un lungo elenco di nuovi mandati di ministero che riguardano numerosi sacerdoti tergestini. Il Vicario Generale ne esprime qui il significato

Il tempo estivo ogni anno è il momento in cui l’Arcivescovo è chiamato a prendere alcune decisioni importanti per la cura pastorale delle Parrocchie e delle realtà diocesane: sono gli “spostamenti dei preti”.

Perché il Vescovo deve fare questo? Credo che sia importante ribadire il significato di queste scelte: il vescovo sposta i preti non perché abbia voglia di “disturbare” la vita comunitaria, ma perché esigenze pastorali di rinnovamento delle comunità, a volte la salute dei preti (malattie o morte) e altre motivazioni di opportunità pastorale (inserimento dei nuovi preti ordinati) impongono queste scelte.

E’ il Diritto Canonico che chiede ai Vescovi di guidare anche con queste decisioni la vita diocesana, proprio perché il primo e ultimo responsabile di essa è proprio il Vescovo, non il singolo prete.

Il prete è nella comunità che serve (parrocchia o movimento) semplicemente un delegato del Vescovo che svolge il suo ministero su suo mandato e limitatamente al tempo in cui è inviato dall’Ordinario diocesano.

Questo è un concetto che il laicato fatica a volte a comprendere, ma fa parte del mistero della Chiesa: il singolo prete non ha la pienezza del sacerdozio, ma è stato ordinato perché in obbedienza al Vescovo e in comunione con il presbiterio serva la Diocesi (e non solo una singola parrocchia) per le esigenze che essa ha.

Eppure il rito dell’Ordinazione sacerdotale è molto chiaro in questo. Ecco la domanda che viene fatta al candidato prima dell’ordinazione: “Vuoi esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbitero, come fedele cooperatore dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo?”. Il prete è quindi chiamato ad essere cooperatore del Vescovo per il servizio dell’intero popolo di Dio.

E quindi ogni prete svolge il suo servizio sempre cosciente del fatto che non deve portare a se stesso le persone, ma a Cristo e che il prete è come Giovanni Battista, cioè colui che indica Cristo e lascia che le persone vadano a Lui.

Per questo motivo il prete non è il prete “di quella Parrocchia”, o “di quel movimento”, ma è prete per la Chiesa tutta ed è chiamato a continuamente convertirsi a un servizio umile e disinteressato di essa e deve avere a cuore l’intera chiesa diocesana, secondo le nuove esigenze che essa esprime anno per anno.

Ecco quindi che sul nostro Settimanale diocesano “Vita nuova” vengono oggi pubblicati i nuovi decreti che esplicitano le decisioni pastorali compiute dal Vescovo dopo profonda meditazione e consiglio delle persone vicine a lui e delle realtà del territorio.

I decreti portano la data del 13 giugno, perché siano sotto la protezione di S. Antonio di Padova. Alcuni di essi andranno in vigore immediatamente, altri l’8 settembre, giorno della Natività di Maria.

Chiediamo al Signore che il cammino della nostra chiesa diocesana sia sempre più guidato da uno spirito di collaborazione e di servizio favorito dalla conversione di tutti: preti e laici in comunione con il Vescovo. Solo in uno spirito di obbedienza e di docilità allo Spirito Santo potremo crescere come comunità cristiana fedele a Cristo, l’unico Pastore che la guida incessantemente sui sentieri della storia.



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