Gli splendori della mente

Dall’11 al 17 marzo in tutto il mondo viene festeggiata la Settimana del cervello. Anche Trieste, fedele alla sua smagliante etichetta di città della scienza, partecipa con una serie di appuntamenti a questo momento di conoscenza e di approfondimento. L’occasione si presta bene, a mio avviso, ad una serie di considerazioni relative, da una parte, […]

Dall’11 al 17 marzo in tutto il mondo viene festeggiata la Settimana del cervello. Anche Trieste, fedele alla sua smagliante etichetta di città della scienza, partecipa con una serie di appuntamenti a questo momento di conoscenza e di approfondimento. L’occasione si presta bene, a mio avviso, ad una serie di considerazioni relative, da una parte, alle straordinarie conquiste della neuroscienza e dall’altra al riverbero di queste cognizioni sul piano spirituale, ove la razionalità e la precisione del discorso scientifico si sposano alla profondità e alla pienezza del discorso ontologico.

È certo entusiasmante ed avvincente avventurarsi nelle complesse reti neuronali del cervello, nei circuiti elettrici del sistema nervoso e nella “mirabolante” impalcatura dei suoi 900 miliardi di cellule gliali che dialogano tra di loro sul filo di unità temporali infinitesimali, come si è fatto giovedì 10 marzo al Caffè Tommaseo. Divertente anche il torneo di intelligenza di oggi, venerdì 11 marzo, al Parco di San Giovanni, teatro delle Olimpiadi regionali di Neuroscienze con una squadra di 55 studenti impegnati a sfidarsi nei classici giochi dei cruciverba, con quiz, rebus e sibillini quesiti da risolvere.

Dobbiamo però ricordare che la quantità quasi mai coincide con la qualità, nel senso che un’estensione sempre più vasta di nozioni ci dice ben poco se il processo di conoscenza non prende anche la direzione della profondità. Con quest’ultimo termine intendiamo il processo di sintesi e di ragionamento speculativo che da tutti i dati e le informazioni trae una conclusione spirituale, ontologica e metafisica. Nessun fenomeno naturale ha senso in se stesso. Il suo significato e il suo valore vengono alla luce quando le sue leggi, scoperte e spiegate dalla scienza, aprono l’orizzonte a qualcosa che va oltre, che sconfina in un territorio sconosciuto, ove il visibile si fa scrittura dell’invisibile.

Il progresso negli studi e nella conoscenza delle diverse aree del cervello, della loro struttura e dei loro meccanismi di funzionamento ci descrivono solo le componenti e le dinamiche del “sistema cervello”, definito dagli scienziati una “macchina”. Questa macchina, certo ancora piena di incognite e di aree inesplorate, è tuttavia una “macchina per pensare”. È questa estensione “per pensare” l’aspetto decisivo di tutta la questione. La neuroscienza infatti non può limitarsi a descrivere materialmente il sistema-cervello, pena una conoscenza mutila, arida e puramente funzionale. Solo quando entra in gioco la mente con tutte le sue facoltà allora il discorso è completo. Senza questo collegamento, è come se si identificasse l’essenza della musica con lo strumento che permette di suonarla.

La complessità del cervello, che la scienza costantemente studia ed illumina, ci invita a meditare sulla straordinaria ricchezza delle sue facoltà: intelletto, memoria, volontà, intuizione, immaginazione, sono solo alcune di esse. La loro “corona” è la coscienza, questo specchio interiore misterioso e immenso che riflette le immagini di tutte le cose e insieme svela e distingue la loro ratio, il loro senso e soprattutto il loro valore. In questo discernimento la coscienza tocca il vertice della propria grandezza e della propria nobile vocazione, sigillo di Dio nel cuore dell’uomo.

Come scriveva San Bonaventura nel suo “Itinerario della mente in Dio”, sia il mondo esteriore all’uomo sia il mondo interiore della sua coscienza sono, nella loro rutilante ricchezza, grandezza e mirabile connessione, i due luoghi principe ove l’uomo, all’inizio del suo cammino di conoscenza spirituale, già vede e capisce che Dio c’è e che è sempre all’opera.

Sulle sue orme, anche noi possiamo tentare, qualche volta, di abbozzare questo esercizio, sciogliendo le formule, che la scienza continuamente ci fornisce, in canto di lode, trasformando le cifre e le equazioni in verso ammirato: «Benedici il Signore, anima mia, / Signore, mio Dio, quanto sei grande! / Rivestito di maestà e di splendore, / avvolto di luce come di un manto. /Tu stendi il cielo come una tenda, / costruisci sulle acque la tua dimora, / fai delle nubi il tuo carro, / cammini sulle ali del vento; / fai dei venti i tuoi messaggeri, / delle fiamme guizzanti i tuoi ministri» (Salmo 104, 1-4).

 



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