Gesù Cristo buon Pastore, modello dei vescovi

Il vescovo, come insegna san Paolo, è scelto non tanto su base carismatica, ma tra persone di riconosciute doti umane, prudenziali e dottrinali. Secondo l’Apostolo, il candidato – chiamiamolo così – dev’essere una persona equilibrata, virtuosa, il cui ardore apostolico non soffochi la prudenza e il discernimento ponderato. Il vescovo, per il successo della sua […]

Il vescovo, come insegna san Paolo, è scelto non tanto su base carismatica, ma tra persone di riconosciute doti umane, prudenziali e dottrinali. Secondo l’Apostolo, il candidato – chiamiamolo così – dev’essere una persona equilibrata, virtuosa, il cui ardore apostolico non soffochi la prudenza e il discernimento ponderato. Il vescovo, per il successo della sua missione, si dovrà dimostrare soprattutto «benevolo», «irreprensibile», «sobrio», «dignitoso», «ospitale», «assennato», «giusto», «pio», «padrone di sé», «non attaccato al denaro», «non iracondo», buon «amministratore» delle cose di Dio (cf 1Tim 3, 1-7; Tt 1, 5-9).

È opportuno che sia un uomo «capace di insegnare» e «attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono». Un uomo, quindi, dedito alla catechesi e ben disposto alla predicazione. Non un «neofita», inoltre, «perché non gli accada di montare in superbia e di cadere nella stessa condanna del diavolo» (ibidem).

Papa Francesco si è recentemente espresso sulla vocazione peculiare del vescovo, nel corso della S. Messa per l’ordinazione episcopale di mons. Jean-Marie Speich e mons. Giampiero Gloder (24 ottobre 2013). Gli Apostoli – ha detto il Santo Padre – scelsero ben presto dei «collaboratori», per essere affiancati nel ministero di annunziare il Vangelo, perpetuandolo «di generazione in generazione». Mediante l’imposizione delle mani, si trasmette così la «potenza dello Spirito Santo», da cui sprigiona un’incessante attività di evangelizzazione per santificare gli uomini e guidarli alla salvezza.

Dio stesso ha disposto che l’«opera del Salvatore» – «sommo sacerdote in eterno» – fosse compiuta congiuntamente agli uomini, mediante il ministero dell’«Ordine» sacro. Per questo motivo, attraverso il ministero episcopale, Cristo continua a predicare il suo Vangelo e a santificare «i credenti mediante i sacramenti della fede». Certamente – osserva il Papa – ai vescovi è dovuta l’onorabilità, come a coloro che sono stati chiamati a dispensare i «misteri di Dio», tuttavia l’episcopato non è il nome di un «onore», ma di un «servizio», così come Gesù Cristo non venne per essere servito, ma per servire.

Come dice san Paolo, Papa Francesco desidera che il vescovo sia «pio»: «pregate tanto» per i fedeli – raccomanda – poiché «un vescovo che non prega è un vescovo a metà cammino» e tutto «finisce nella mondanità». E, in forza della preghiera, «annunciate la Parola in ogni occasione: opportuna e non opportuna. Ammonite, rimproverate, esortate con ogni magnanimità e dottrina». In queste parole si avverte l’immensa sollecitudine per la salvezza delle anime, a cui è chiamato il Pastore.

Tanto più allora il vescovo cercherà la sequela a Cristo nell’«amore», nel prendersi cura dei fedeli, dei collaboratori, nel soccorrere gli indigenti. Cristo buon Pastore, infatti, «conosce le sue pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita».



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