Gender: una bomba ad orologeria

Assuntina Morresi parla della ideologia del gender. La professoressa è stata relatrice sabato scorso 26 gennaio, nella sala della Camera di Commercio, alla presentazione del “Quarto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo”.

Sabato 26 gennaio, nella Sala della Camera di Commercio di Trieste, è stato presentato il “Quarto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo” (Cantagalli 2012) a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân , incentrato quest’anno sulla “Colonizzazione della natura umana”. Relatrice di punta è stata la Prof.ssa Assuntina Morresi, dell’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, oltre che nota editorialista di “Avvenire”.

Nel numero di Vita Nuova di venerdì 1 febbraio due pagine di servizi sull’evento.

 Professoressa Morresi, prima di tutto: cosa si intende per “ideologia del gender”?

 Sinteticamente: è quell’ideologia secondo la quale non è il corpo sessuato con cui ognuno di noi è nato a determinare l’essere maschio o femmina di ogni essere umano, ma una scelta personale alla quale contribuiscono anche le condizioni della società in cui si vive. Uomo o donna non si nasce, insomma, ma si diventa, magari per scelta, e non irreversibile.

 Il Rapporto dell’Osservatorio Van Thuân dice che è una “bomba ad orologeria” dal grande potere distruttivo. concorda con questa diagnosi impietosa?

 Purtroppo sì, e le nuove tecniche della fecondazione assistita, anche se apparentemente non hanno niente a che fare con questa ideologia, contribuiscono a concretizzarla, poiché rendono possibile progettare reti familiari e parentali che non sono quelle naturali, basate sul rapporto fra un uomo e una donna, ma consentono per esempio la “multi genitorialità”, dove ci sono più genitori biologici (fino a quattro) distinti dai sociali (altri due), in una frammentazione in cui la coppia padre-madre è sempre meno centrale, e nella quale sono i desideri dei singoli individui a contare. In questo modo è più facile simulare “gravidanze” all’interno di coppie omosessuali, per esempio, o “figli di donne sole”: finzioni, appunto, che vanno nella direzione tracciata da questa ideologia, in cui si “sceglie” chi essere, e il dato di realtà della sessualità è accessorio.

 Le pressioni per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali (“matrimonio” omosessuale, “famiglia” omosessuale) è una tappa nel percorso dell’ideologia del gender? E di quale importanza?

 Sono un passo, direi, automatico: se si sceglie chi essere – uomo o donna – il resto vien da sé, e le conseguenze sulla famiglia sono inevitabili. Purtroppo la tecnologia ha reso possibili conseguenze che la teoria del gender, di per sé, non avrebbe potuto realizzare.

 Su Vita Nuova il Vescovo Crepaldi ha parlato di una “gender persecution” che graverà sempre di più su chi contesta questa corrente di pensiero … la ritiene una preoccupazione realistica?

 Già vediamo la difficoltà di giudicare tutto ciò che attiene al mondo omosessuale: l’accusa di omofobia è dietro l’angolo, e le leggi che spesso si propongono, quelle contro l’omofobia, troppo spesso implicherebbero la totale impossibilità di un giudizio morale dei comportamenti omosessuali. La sempre maggiore difficoltà di giudicare pubblicamente fatti ed opinioni, la difficoltà da parte di noi genitori, di poter educare i nostri figli in questo senso – penso al problema di tante iniziative scolastiche sempre più a senso unico, di fronte alle quali difficilmente ci si può sottrarre – che cosa sono, se non i segni di un regime ideologico sempre più pervasivo che si sta imponendo?

 Ritiene possibile una collaborazione tra cattolici e laici su questi temi?

 Certo, già c’è stata. In Italia al Family Day, per esempio, nel 2007, e l’abbiamo vista addirittura nella laicissima Francia, qualche settimana fa, quando alla manifestazione contro il matrimonio gay c’erano pure associazioni omosessuali…..più laici di così!

 I cattolici stessi, però, non sembrano sufficientemente avvertiti della pericolosità del problema, nonostante i frequenti appelli del Papa (da ultimo il discorso alla Curia romana del 21 dicembre 2012). Come giudica questo fatto?

 I principi non negoziabili (se li si comprendesse fino in fondo si capirebbe meglio tanto di quello che sta accadendo intorno a noi) sono troppo spesso erroneamente percepiti come un elenco avulso dalla realtà, come se vita, famiglia, libertà di educazione fossero le parole d’ordine con cui un cattolico si deve rendere riconoscibile all’inizio di un discorso, per poi passare alla “vita concreta”. Non si capisce invece che sono questi principi a disegnare il quadro dentro il quale poi si progetta l’economia, si ipotizza un welfare, si fanno politiche per la famiglia. Su quest’ultimo punto, per esempio, la confusione è totale: come si può pensare di salvare la famiglia basata sul matrimonio pensando solamente a diminuire le tasse? Si è mai evitato un divorzio perché sono aumentate le detrazioni familiari? Come si fa a prendere a modello la Francia, per le politiche familiari, quando in quel paese più della metà dei bambini nasce fuori dal matrimonio? Potrà mai essere coesa e solidale una nazione in cui più della metà dei giovani è cresciuta senza aver mai fatto esperienza di una famiglia solida? Potremmo fare molti altri esempi. C’è ancora tanto da lavorare per noi cattolici, che dobbiamo innanzitutto ripartire dal magistero della Chiesa e capirne i nessi e le conseguenze nei duri tempi che viviamo.

[Foto di Marco Gabrielli]

 



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