Gender a scuola. Approvato il rapporto Rodrigues

Come da copione, il Parlamento europeo ha approvato il rapporto Rodrigues, intriso di ideologia gender. Esso chiede agli Stati membri ( e però non ha alcuna forza obbligatoria o vincolante) che “le misure sulla parità di genere” siano “applicate a tutti i livelli del sistema di istruzione, includendo la promozione e la formazione degli insegnanti, […]

Come da copione, il Parlamento europeo ha approvato il rapporto Rodrigues, intriso di ideologia gender.

Esso chiede agli Stati membri ( e però non ha alcuna forza obbligatoria o vincolante) che “le misure sulla parità di genere” siano “applicate a tutti i livelli del sistema di istruzione, includendo la promozione e la formazione degli insegnanti, in modo da porre fine agli stereotipi di genere e contribuire a colmare il divario tra la formazione delle donne e il loro sviluppo professionale”.

Come abbiamo già detto qui, e poi qui, dietro lo  ”Empowering Girls through Education in the EU” (Crescita, realizzazione, delle ragazze attraverso l’educazione nell’UE), la Liliana Rodrigues, membro del Partito Socialista portoghese, punta a far insegnare i soliti principi cari all’ideologia gender in tutte le scuole europee. Anche questo (come il ddl Fedeli) chiede che i testi scolastici siano adeguati alla concezione di uomo-donna-sesso-genere che va tanto di moda, ma che crea confusione nei bambini e nei ragazzi. Anche questo rapporto prevarica il diritto-dovere dei genitori di educare i figli alla morale sessuale naturale. In pratica obbliga genitori ed educatori a rinunciare alla propria libertà di opinione e religiosa, ove non conforme all’ideologia del gender. Quindi contrasta con le norme internazionali che  conferiscono per primi ai genitori il diritto ad educare i figli ( Dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’ONU,  Convenzione sui diritti dei bambini,  Convenzione europea sui diritti umani e la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici).

Per di più, il rapporto Rodrigues viola il principio di sussidiarietà su cui si fonda l’UE e su cui si fonda qualsiasi Stato voglia essere davvero democratico: l’ente maggiore (lo Stato, o l’UE), deve rispettare l’autonomia degli enti minori (le famiglie, o i singoli Stati membri). In particolare il Trattato di Lisbona all’art. 5 dice chiaramente che l’educazione non è competenza comunitaria.

La risoluzione è stata adottata con 408 voti a favore, 236 contrari e 40 astensioni.

In mezzo a tante chiacchiere che insistono sulla parità uomo donna, ma ignorano le naturali diversità tra uomo e donna, il rapporto – secondo la massima che lo riassume sul sito ufficiale del Parlamento UE – promuove l’educazione sessuale fin dalle scuole elementari e invita a “combattere la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, e i deputati invitano la Commissione a sostenere l’inserimento di informazioni obiettive sulle questioni relative alle persone LGBTI nei programmi scolastici, per combattere la violenza e la discriminazione di genere, le molestie, l’omofobia e la transfobia, in tutte le loro forme, comprese le forme di cyber-bullismo o molestie online”.

Se così fosse, se si dovesse fornire informazione obiettiva, bisognerebbe spiegare che l’omosessualità non è naturale… figuriamoci.

Fonte: http://www.notizieprovita.it



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