Finalmente in Parlamento il dramma dei cristiani pakistani

Un convegno presso la Sala Stampa di Montecitorio finalmente prende politicamente atto delle violenze ed efferatezze effettuate in Pakistan contro i cristiani.

Presso la Sala Stampa di Palazzo Montecitorio si è svolta a Roma, organizzata dall’Associazione Pakistani Cristiani in Italia fondata dal professor Shahid Mobeen, una conferenza per sensibilizzare l’opinione pubblica – così come la classe politica presente in Parlamento, particolarmente nel semestre in corso di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea – sul dramma contemporaneo senza fine della cristianità pakistana (che attualmente costituisce nemmeno il 3% della popolazione), forse la più sofferente in assoluto se si guarda all’autentica Via Crucis che i seguaci di Cristo hanno dovuto patire nella loro stessa Patria negli ultimi anni. Occasione dell’incontro l’ultima notizia tragica proveniente da quel martoriato Paese: i due coniugi arsi vivi il mese scorso nella fornace della fabbrica di mattoni in cui lavoravano, in un villaggio del Punjab a sud di Lahore. Shama (che era incinta del quarto figlio) e Shahzad Masih sono stati accusati da una folla di quattrocento fondamentalisti inferociti per una supposta offesa della donna all’Islam (avrebbe bruciato delle pagine contenenti versetti del Corano) e condannati ipso facto all’esecuzione capitale di massa. L’efferato assassinio, istigato dalla terrificante legge sulla blasfemia per cui Asia Bibi è ancora in carcere, è stato dunque ancora una volta perpetrato nel nome di una religione – quella islamica – che nonostante i ripetuti appelli internazionali in tal senso, in tante, troppe parti del mondo non ha ancora affrontato l’irrisolta questione del rapporto con la violenza più brutale in nome di Dio. La vicenda appare ancora più folle se si considera poi che la donna accusata di blasfemia, come il 40% dei pachistani, era di fatto analfabeta e, come del resto la quasi totalità della popolazione (circa il 95%), non conosceva la lingua araba. Le era quindi impossibile capire se sulle pagine che stava bruciando erano stati riportati dei versetti del corano – che in Pakistan sono spesso trascritti anche su quotidiani e altre pubblicazioni – così come difficilmente i suoi accusatori possiedono una conoscenza della lingua araba tale da individuare, senza alcuna ombra di dubbio, dei versetti del testo sacro islamico nei fogli bruciati dalla donna.

Prendendo la parola in apertura, il Rettore della Pontificia Università Lateranense (PUL) monsignor Enrico Dal Covolo si è interrogato su quali siano le reali motivazioni che possono spingere a compiere atti così criminali su persone inermi sottolineando che la giustificazione ‘pseudoreligiosa’ (che poi religiosa non è) finisce per colpire in ultima analisi proprio gli stessi che se ne fanno portatori pubblicamente e le loro manichee visioni del mondo. Tuttavia la questione a ben vedere è ancora più complessa perché, come ha sottolineato Marta Petrosillo, esperta di libertà religiosa, in questo caso entrano in gioco anche fattori extra-confessionali legati allo sfruttamento interno dei lavoratori nelle fornaci di mattoni che vede intere famiglie ridotte in schiavitù per ripagare debiti contratti con i proprietari delle fabbriche e costrette a lavorare in condizioni disumane. Un dramma nel dramma sconosciuto ai grandi mezzi di comunicazione che vede – secondo le ultime stime – lo sfruttamento illegale di non meno di 3 milioni di pakistani, gran parte dei quali minorenni e appartenenti proprio alle minoranze religiose poco o nient’affatto tutelate dalle vigenti leggi dello Stato. In questo contesto a dir poco catastrofico la Chiesa locale cerca di fare quello che può, specialmente nel campo dell’istruzione per i bambini e contro il lavoro minorile ma è veramente una goccia in un oceano. Per questo occorre un maggiore impegno delle Istituzioni politiche e su questo fronte i vari esponenti italiani di Camera e Senato presenti, dei vari schieramenti (Bobba (PD), Binetti (PI-CD), Mauro (GAL), Rondini (LN)), hanno promesso di presentare in Parlamento una mozione sulla libertà religiosa (prima firmataria Binetti) con cui il Governo italiano oggi alla guida della UE potrebbe prossimamente impegnare l’Europarlamento a una pronuncia più forte e decisa sui temi della salvaguardia dei cristiani perseguitati e delle loro misere condizioni di vita, a cominciare proprio dal Pakistan. Nell’unanimità degli interventi si è tuttavia registrata qualche sfumatura notevole, come quella del deputato Rondini che a nome della Lega ha chiesto di poter aggiungere alla mozione l’impegno da parte del Governo a interrompere le relazioni commerciali con “quegli Stati che hanno adottato la Sharia, causa della persecuzione dei cristiani”. Quale che sia la modalità migliore per attuare le pressioni più persuasive (economiche, commerciali o di altro tipo) su Islamabad è certo che mai come oggi la diffusione a macchia d’olio della cristianofobia è un fatto innegabile e ormai un’emergenza internazionale che aspetta risposte certe e immediate da parte di tutta la comunità politica, occidentale e non, agnostica o relativista che sia. Vedremo ora se alle parole seguiranno i fatti.



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