Europa diluita

“Ma quale debito, la crisi è morale. Siamo alla diluizione culturale”. Parla Gotti Tedeschi

“L’attuale crisi economica non è bancaria, non è legata ai problemi del debito, della non-crescita. E’ una crisi di carattere morale, come del resto tutte le crisi. Solo che non lo si vuole riconoscere”. Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, ex presidente dello Ior e ora intellettuale cattolico, ha da poco mandato in libreria “Un mestiere del diavolo” (Giubilei Regnani), libro in cui Paolo Gambi lo intervista su tutto o quasi lo scibile umano e non: dai problemi della democrazia alla bioetica, da Darwin alle eresie (vecchie e nuove), fino alle questioni d’attualità, come la questione migratoria che sta assestando colpi all’Europa. Gotti Tedeschi non ha dubbi quando dice, conversando con il Foglio, che senza una “diagnosi esatta della malattia, anche la prognosi sarà sbagliata, se non addirittura dannosa”. Siccome “questo mondo sempre più gnostico non vuol sentire parlare di radici morali, ignora tutto ciò che è spiegabile da un punto di vista morale. Quello dell’immigrazione è un problema molto complesso e bisognerebbe per prima cosa capire di quale tipo di immigrazione si stia parlando: economica o politica? Spontanea o dovuta alle guerre? Si direbbe che si tratti di una immigrazione politica, che pare essere la soluzione forzata per lo squilibrio di popolazione che s’è venuto a creare negli ultimi trent’anni nella realtà europea. Se in Italia, per fare un esempio, avessimo il tasso di crescita del 1975, avremmo 6-8 milioni di cittadini italiani in più. Il tasso è cambiato e compensiamo le perdite con 7-8 milioni di immigrati, e lo stesso vale per altri paesi occidentali. La conseguenza è una diluizione culturale. E una cultura si fonda su credenze religiose che spiegano ciò che è bene e ciò che è male. Una diluizione rapidissima di culture diverse comporta inevitabilmente una confusione culturale e direi ideologica sull’uso degli strumenti che una civiltà ha a disposizione, e cioè strumenti sociali, economici, politici”. L’immigrazione, sostiene Gotti Tedeschi, è sì un problema demografico, ma soprattutto economico: “Come fa a crescere il pil se non cresce la popolazione? Trentacinque anni fa i pensionati erano più o meno il 10 per cento della popolazione, oggi sono raddoppiati, e con essi i costi sociali. E siccome il pil non cresce, raddoppiano le tasse. E se raddoppiano le tasse, diminuiscono i redditi e gli investimenti. E come risponde a tutto ciò il mondo? Con le unioni civili e con l’utero in affitto”.

Una grande colpa, dice il nostro interlocutore, ce l’hanno anche gli ambientalisti degli anni Settanta, i neomalthusiani, sempre pronti a raccomandare “di non fare figli”. Sono loro – nota Gotti Tedeschi – ad aver cercato di creare le condizioni per eliminare l’uomo. E sono sempre loro, gli ambientalisti, i primi responsabili del degrado atmosferico-ambientale. Il mondo occidentale, ormai nichilista, ha fatto passare l’assunto secondo cui si vive meglio se non si fanno figli”. Una massima che si è fatta largo anche tra i cattolici, sottolinea: “La paternità responsabile ha portato tanti credenti a siglare compromessi con la propria dottrina, al punto che perfino in confessione si viene tranquillamente assolti su questo”. Ma perché è colpa degli ambientalisti?, ribattiamo: “Semplice”, risponde: “Dopo un po’ ci si è resi conto che il pil cresce se cresce la popolazione, e per far crescere il pil bisogna aumentare i consumi individuali”.

“Il numero della popolazione no, visto che crolla sempre di più – prosegue Ettore Gotti Tedeschi. La domanda, allora, diventa come far sì che una persona consumi di più. Non facendola risparmiare, abbassando il prezzo dei beni. E per far ciò bisogna delocalizzare in Asia, dove si è poco sensibili – uso un eufemismo – ai temi ambientali. E poi ci si lamenta se crescono le emissioni di CO2. Ecco perché è evidente la responsabilità degli ambientalisti in tutto questo. Sono stati loro a mettere in moto il meccanismo quarant’anni fa. Il paradosso è che oggi questi sono esaltati, vengono ringraziati. Ma i problemi dei nostri tempi – nota – non sono ambientali: sono morali”. Tesi che non sembrano trovar spazio nei circoli di discussione, nei salotti altolocati o nelle istituzioni che dovrebbero occuparsene e il motivo è “che la gnosi ha vinto dappertutto. In filosofia, in antropologia, in economia, nelle scienze, in sociologia. Ovunque. Quel che bisogna fare è riaffermare i princìpi della dottrina cattolica, dobbiamo agire sulle cause e non sugli effetti”. E, tra l’altro, bisogna stare attenti all’ecumenismo, che “potrebbe diventare la grande eresia del XXI secolo”, dice: “Già vent’anni fa si iniziava a proporre di insegnare nelle università la teologia del relativismo, e cioè la relativizzazione dei nostri dogmi, che presi come sono non permetterebbero mai una riconciliazione con le altre confessioni cristiane. Tutti noi auspichiamo questo riavvicinamento, ma vorrei capire cosa significa relativizzare la nostra fede. Dobbiamo forse dire che Cristo si è incarnato parzialmente ed è risorto temporaneamente? Se l’ecumenismo serve a convertire gli altri, a portarli a riconoscere la nostra fede, io sono il primo ecumenista”, altrimenti i dubbi sono tanti. “Noi – aggiunge –  non dobbiamo andare all’inferno, questo deve essere il presupposto. Io preferisco vivere meno di centovent’anni e nell’aria impura che andare all’inferno”. Il fatto è che oggi nessuno parla più del regno del Diavolo e non è più ben chiaro neppure se sia pieno o vuoto. Gotti Tedeschi, pensa di saperlo, e conclude con una battuta: “E’ vero che c’è il riscaldamento globale, ma questo forse è dovuto all’eccesso di anime che vanno a bruciare all’inferno per non aver conosciuto la dottrina cattolica”.

di Matteo Matzuzzi

Fonte: http://www.ilfoglio.it



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