Esercizi spirituali: cose del passato?

Nei giorni 14, 15 e 16 febbraio, nella Chiesa di Nostra Signora di Sion, l’Arcivescovo Mons. Crepaldi guiderà gli Esercizi spirituali di Quaresima per i laici. Ma gli esercizi spirituali sono cose del passato? Ne parliamo con Mons. Malnati.

Nei giorni  14, 15 e 16 febbraio, presso il Centro Pastorale Paolo VI , l’Arcivescovo Mons. Crepaldi guiderà gli Esercizi spirituali di Quaresima per i laici, organizzati dal Vicariato per il laicato e la cultura, sul tema “I miracoli di Gesù e il miracolo della fede”. L’appuntamento è in via Tigor 24/1, secondo il seguente orario: ore 19.00 Celebrazione eucaristica con l’esposizione del Santissimo nella Chiesa di N.S. di Sion; ore 20.30 Meditazione nella Sala conferenze del Centro Paolo VI; ore 22.00 Preghiera silenziosa davanti all’Eucaristia e compieta.

Per partecipare è necessaria l’adesione. Per informazioni e iscrizioni si possono adoperare i seguenti recapiti: sioncom@tiscalinet.it; 040-308633 (telefonare dalle 16,30 alle 18,30).

Mons. Malnati, l’espressione “ritiro spirituale” sa di antico e di sorpassato agli orecchi di molti contemporanei. La parola “ritiro” contrasta con la voglia di esserci e di fare e la parola “spirituale” fa riferimento ad una realtà – lo spirito – che oggi sembra svanire davanti alle esigenze della concretezza. Cosa ha da dire in proposito?

Il termine “ritiro” è usato anche dalla squadre di calcio. Non è per nulla arcaico. Indica l’opportunità di lasciare la normale routine per un’esperienza dove si è concentrati su un obiettivo che il singolo o la squadra si vogliono prefiggere. L’aggettivo spirituale indica lo stile del ritiro, il cui obiettivo è offrire lo spazio di serenità e riflessione su tematiche che riguardano la vita spirituale.

Dello spirito al massimo oggi si ha una visione sentimentale o psicologica. Una volta ci si riferiva alla vita dell’anima, ma la parola anima è in disuso anche tra i teologi …

Vi sono esigenze che riguardano la vita fisica, la vita culturale, la vita sociale e la vita spirituale, sia del singolo che di una collettività o comunità. L’idea di anima nei suoi vari stadi, di cui già ne parla nel suo trattato Aristotele, per la concezione cristiana è ciò che costituisce un tutt’uno nella persona. Platone indicava il corpo come prigione dell’anima; per il cristianesimo sia il corpo che l’anima sono parte integrante del vivente, che è appunto anima-corpo. L’anima dopo la separazione del corpo corruttibile, per il cristiano, è in attesa, nella resurrezione della carne, del ricongiungimento del corpo non corruttibile.

Il ritiro spirituale implica silenzio e solitudine. Non sono in contrasto con la dimensione comunitaria della fede?

La fede non ha solamente un aspetto comunitario, ma è essenzialmente accettazione matura di un dono al quale il soggetto risponde come Abramo e Maria, con un’adesione che presuppone una consapevole ponderazione che molto deve ad un dinamico “silenzio interiore”, che aiuta a fare discernimento di ciò che è essenza, da ciò che è caduco.

 Nel ritiro spirituale la persona è chiamata a guardarsi dentro, ossia a fare la cosa di cui abbiamo più paura: i conti non noi stessi. Come superare l’ostacolo?

Fare i conti con noi stessi non è un ostacolo, bensì una necessità da affrontare, se si vuole progredire non solo nella vita spirituale. Conoscere noi stessi è fondamentale e doveroso, anche per misurare le nostre forze e individuare ciò che dobbiamo correggere, non solo con la nostra volontà, ma anche con la grazia di Dio.

Dopo un lungo periodo di disuso stanno tornando certe forme di spiritualità di un tempo, penso alla adorazione davanti al Santo Sacramento e penso anche ai ritiri spirituali. E’ d’accordo? 

Sono d’accordo. Infatti una delle forme di preghiera propria della spiritualità cattolica è l’adorazione eucaristica, raccomandata da tutti i maestri dello spirito. Se abbiamo fede, è il Cristo che ci attende, ci ascolta e ci offre quella consolazione di cui abbiamo bisogno per la nostra testimonianza cristiana. L’adorazione è l’ “università delle ginocchia” che ci offre quella sapienza e quello stile cristiano che ci portano a non smarrirci di fronte alle lusinghe di un secolarismo autoreferenziale, che toglie ogni stupore  per il mistero e per il soprannaturale.

L’incontro adorante con il Cristo realmente e sacramentalmente presente nelle specie eucaristiche, offre al cristiano quella gioia spirituale di sapersi atteso e compreso e nello stesso tempo permette di chiedere per la Chiesa ed il Mondo quella misericordia salutare che sgorga dal sacrificio della Croce per la salvezza e la redenzione dell’umanità.



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