Ennesima bordata contro la famiglia

Quando si apre il “matrimonio” a forme di famiglia che non lo sono, il problema è: dove ci si ferma? Il Sindaco Cosolini dove ha intenzione di fermarsi? E se, rinsavito, vorrà fermarsi, potrà farlo?

Lo scorso ottobre Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, si era detto pronto a trascrivere sul Registro di Stato civile comunale un matrimonio tra omosessuali celebrato all’estero, se solo qualcuno ne avesse fatta richiesta. Ora la richiesta è arrivata. Anzi le richieste, poiché si tratta «di due matrimoni, dopo che due coppie» hanno presentato «tutta la documentazione completa e necessaria»: così Cosolini scrive sul suo profilo Facebook, nella serata del 10 maggio. E precisa: le coppie sono «composte rispettivamente da due uomini che si sono sposati a New York e da due donne che si sono sposate a Londra».

Si ripete dunque quanto è successo per altre città italiane (tra cui Roma, Milano, Napoli), i cui sindaci hanno inteso sigillare d’autorità una loro personale opinione circa il matrimonio, prima che una legge di stato ne legittimasse la validità: a tutt’oggi in Italia il matrimonio è un istituto riservato alla coppia maschio-femmina e precluso ad altre tipologie di unione. Lo riconosceva anche il Ministro dell’interno Angelino Alfano, mediante una Circolare ai prefetti (ottobre 2014) che, tra l’altro, affermava: «Non vi è dubbio che, ai sensi del codice civile vigente, la diversità di sesso dei nubendi rappresenti un requisito necessario affinché il matrimonio produca effetti giuridici nell’ordinamento interno».

Però, come spesso accade in Italia, tutta la vicenda della cosiddetta trascrizione delle nozze omosessuali è naufragata nel caos: prefetti contro sindaci, Circolare Alfano invalidata dai Tar regionali, ricorsi, controricorsi e quant’altro. L’obiettivo, prevedibilmente, è quello di forzare la mano alla politica, perché sia costretta a pronunciarsi sull’inclusione degli omosessuali nello statuto del matrimonio.

Proprio lo scorso ottobre i Vescovi di Concordia-Pordenone, Udine e Trieste (i Monss. Giuseppe Pellegrini, Andrea Bruno Mazzocato e Giampaolo Crepaldi) si erano espressi altrettanto chiaramente sulla questione, mediante un Messaggio ai fedeli. Essi confessavano di non poter «nascondere la sofferenza per certi travisamenti della realtà della famiglia e del matrimonio recentemente sostenuti da rappresentanti di istituzioni pubbliche». In particolare – scrivono – «ci riferiamo ai sindaci di alcuni comuni italiani che hanno dato vita ad iniziative non rispettose degli ambiti del loro potere, finalizzate alla trascrizione nel registro dello stato civile di un matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero».

Lo scopo di tali iniziative è chiaro: «forzare la legislazione nazionale sui temi relativi ai cosiddetti “nuovi diritti” e l’intento di condizionare l’opinione pubblica». E dunque – continuano i Vescovi – «non si può in nome della difesa dei diritti di qualche cittadino snaturare il concetto di famiglia accolto nella Costituzione italiana». Inoltre «i diritti fondamentali della persona vanno indubbiamente rispettati, ma senza estendere la legislazione familiare e matrimoniale a relazioni affettive e sessuali che, per natura loro, famiglia e matrimonio non sono».
Ben altri, ricorda il Messaggio, sono gli obiettivi da perseguire, per la tranquillità e la stabilità sociale: la ricerca del bene comune, il sostegno alla famiglia anche economico o il contrasto al calo della natalità.



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