Educare alla bellezza

Una delle frasi più citate della monumentale e fluviale opera letteraria dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij è quella relativa alla bellezza: «La bellezza salverà il mondo». Di quale bellezza parlava l’autore di “Delitto e castigo”? E coloro che ancora oggi, in un contesto culturale del tutto diverso, ancora citano questa specie di lapidario proverbio poetico, […]

Una delle frasi più citate della monumentale e fluviale opera letteraria dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij è quella relativa alla bellezza: «La bellezza salverà il mondo». Di quale bellezza parlava l’autore di “Delitto e castigo”? E coloro che ancora oggi, in un contesto culturale del tutto diverso, ancora citano questa specie di lapidario proverbio poetico, che cosa intendono per “bellezza”? Le presenti domande nascono da un’interessante proposta della Fondazione Pordenonelegge.it che si svolgerà a partire dall’8 novembre e si concluderà il 10 gennaio. Il progetto, intitolato “Educare alla bellezza” e curato da Valentina Gasparet, si propone di offrire un percorso formativo pensato anche per gli studenti intorno al tema della bellezza declinato nei più diversi ambiti: la bellezza della verità, del paesaggio, della poesia, dei classici letterari, dell’arte, della musica e persino della tecnologia (gli incontri si svolgeranno a Palazzo Badini, Via Mazzini 2, Pordenone. Per informazioni, costi e dettagli, scrivere a scuola@pordenonelegge.it oppure telefonare allo 0434.1573200).
Ritornando agli interrogativi iniziali, che cosa intendiamo per bellezza? Dare una risposta univoca, su un piano più mondano e culturale, è impossibile: i tempi infatti cambiano prospettive e visioni, ragione per cui ciò che una volta era considerato bello oggi non lo è più. A ciò si aggiunge la variabile del gusto personale che frammenta una volta di più l’ideale già effimero di una bellezza valida in assoluto. Eppure, dietro gli arabeschi via via mutevoli che ornano le scene di questo mondo, qualcosa rimane immutato e inattaccabile dalla consumazione del tempo, a patto tuttavia che si assuma uno sguardo più profondo e spirituale. Senza questo sguardo, che dilata l’orizzonte davanti a noi, e affina i nostri sensi interiori, non vi è che caos e instabilità. La bellezza partecipa di questa duplicità: come concetto di superficie legato ai costumi e alle mode, segue le sue labili vie; come visione superiore, legata alla verità e allo spirito, non patisce alcun danno temporale né appannamento. Secondo quest’ultima prospettiva, la bellezza è un’incarnazione della verità concepita come armonia, virtù, pienezza e splendore. Solo lo spirito sostiene questa bellezza e la rende visibile; solo grazie allo spirito non vacilla mai e non cambia. È la bellezza del paesaggio, che suggestiona e commuove un po’ tutti gli uomini che per la loro intima natura, lo riconoscano o meno, sono sempre più e oltre ciò che credono o vogliono essere e apparire; è la bellezza della verità come visione superiore che lega la molteplicità delle cose sparse in un cosmo mirabile e animato dall’intelligenza divina; è la bellezza della poesia e dei grandi classici come voce dell’infinito ed eco dell’eterno; è la bellezza dell’arte e della musica che catturano con i loro linguaggi il grande e universale linguaggio della sapienza. Ed è anche la bellezza della tecnologia, per tutti i scenari e tutte le possibilità di ampliamento del nostro sentire, agire e sapere.
La lezione sublime delle icone orientali ci portano al cuore di questa bellezza che è simbolo o porta regale che apre la dimensione umana alla dimensione divina: l’icona è bellezza perché affaccia colui che la realizza e colui che la contempla sui misteri tremendi o gaudiosi del divino, non ancora faccia a faccia ma come in uno specchio sempre un po’ offuscato, per lampi e bagliori. Fuori da questa dinamica che lega in un circolo senza fine verità, spirito, bellezza, rimangono le mode che dettano leggi incostanti e fragili. Secondo queste leggi anche il brutto, che è assenza di luce e di armonia, può periodicamente assurgere a bellezza, come accade in tanta arte contemporanea. Anche se la scena di questo mondo cambia ogni giorno, dietro i giochi barocchi del teatro terreno rimane un fondale perenne di luce. Da qui sprigiona quella bellezza che salverà il mondo. Anzi, che può già ora salvarlo, se i nostri occhi restano aperti e vigili e i nostri passi si lasciano illuminare dalla lampada dell’anima.



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