Editoriale: Senso civico democratico

Nel formulare una critica sulla democrazia rappresentativa Rousseau afferma: «Il popolo inglese ritiene di esser libero: si sbaglia di molto; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento. Appena questi sono eletti, esso è schiavo, non è nulla». Torna di moda parlare e proporre modelli di democrazia diretta, anche se ai più, questo, non solo oggi sembra una via impraticabile per la complessità della società attuale e l’impossibilità per i molti di conoscere, veramente a fondo, le questioni sulle quali dovrebbero pronunciarsi, ma anche nel passato questa è stata una via mai praticata se non in forme mascherate.

Senso civico democratico

Nel formulare una critica sulla democrazia rappresentativa Rousseau afferma: «Il popolo inglese ritiene di esser libero: si sbaglia di molto; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento. Appena questi sono eletti, esso è schiavo, non è nulla». Torna di moda parlare e proporre modelli di democrazia diretta, anche se ai più, questo, non solo oggi sembra una via impraticabile per la complessità della società attuale e l’impossibilità per i molti di conoscere, veramente a fondo, le questioni sulle quali dovrebbero pronunciarsi, ma anche nel passato questa è stata una via mai praticata se non in forme mascherate.

Ora la democrazia rappresentativa, con tutti i suoi inevitabili limiti, pare essere ancora oggi il modello privilegiato del buon governo. Bertrand Russell faceva notare che «In tutte le organizzazioni, e specialmente nello Stato, il problema del governo è duplice. Dal punto di vista del governo, si tratta di assicurarsi il consenso dei governati, dal punto di vista di quest’ultimi, si tratta di indurre il governo a tener conto non soltanto dei suoi propri interessi, ma anche degli interessi di coloro sui quali esso esercita il potere. Se si riuscisse a risolvere completamente uno di questi due problemi, l’altro non sorgerebbe neppure; se non si risolve nessuno dei due scoppia la rivoluzione. Di solito si raggiunge una soluzione di compromesso. Per la protezione dei governati è stato finora escogitato un solo metodo di una qualche efficienza: questo metodo è la democrazia».

La democrazia sembra funzionare solo nel momento in cui il popolo-elettore deferisce i problemi più importanti a rappresentanti elettivi che sono però chiamati in qualche modo a rispettare l’opinione della maggioranza, tutelando allo stesso tempo le minoranze. Solo attraverso il principio di rappresentanza in democrazia è possibile assolvere in modo adeguato ad alcune questioni, quindi il potere è del popolo ma esso lo esercita mediante un sistema istituzionale che permette di esercitarlo nel modo più conveniente possibile.

Per questo i politologi parlano piuttosto di democrazia come “rispondenza” o “responsabilità”. Infatti abbiamo da una parte la consapevolezza che il popolo sia sì il legittimo titolare del potere ma in forma mediata e perciò il governo che lo rappresenta deve sempre assicurarsi il consenso dei governati, dall’altra una democrazia che non è intesa come forma di governo per rispondere in modo sfrenato a tutte le domande sociali. Di solito si raggiunge così una soluzione di compromesso per non cadere in derive che possono sfociare anche nella tirannia del bene comune.

Ciò che non può mancare in una democrazia inoltre è un’opinione pubblica matura, democratica e informata. Si ritiene che ogni democrazia abbia bisogno di un’opinione pubblica critica e diffusa. La scuola in questo senso potrebbe fornire spazi, occasioni e strumenti sia per la formazione di un pensiero critico sia per un’autoformazione continua al senso civico, affinché ciascuno possa divenire partecipe da soggetto protagonista di una buona democrazia. Per questa ragione reintrodurre l’educazione civica nelle scuole potrà aiutare gli studenti a formarsi da cittadini consapevoli, capaci di partecipare al processo democratico e di riguadagnare spazio nella vita pubblica.



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