La Francia contro la dittatura dell’uguaglianza

Ormai Manif pour Tous protesta contro l’assistenza medica alla gestazione delle coppie lesbiche e contro la maternità surrogata. E’ accaduto domenica 2 febbraio a Parigi.

Mezzo milione sono state le presenze nella sola Parigi alla Manif pour Tous (Manifestazione per tutti) del 2 febbraio scorso, secondo le stime del Comitato organizzatore, che ha diffuso un comunicato sull’evento. Si richiedono per l’ennesima volta al governo socialista Hollande alcune inversioni di tendenza circa le scelte politiche francesi ai danni della famiglia, dell’educazione scolastica e, in ultima analisi, dell’intera società civile.

È richiesto innanzi tutto e a gran voce la «sospensione immediata dell’ABCD dell’uguaglianza», ovvero dell’indizione di un anno – il 2014 – di mobilitazione per l’uguaglianza, proposto dal governo. Si tratta di un programma d’indottrinamento collettivo ai danni degli studenti più giovani (scuole elementari e medie), in modo da «decostruire gli stereotipi di genere», educando «alla cultura dell’uguaglianza fra i sessi» – così come si era espresso il Ministero per gli affari sociali qualche mese fa.

Il comunicato della Manif chiede poi una rinuncia definitiva ad includere nel disegno di legge sulla Famiglia la cosiddetta questione dell’assistenza medica alla procreazione per le coppie lesbiche (Pma), nonché la «gestazione per altri» (Gpa), altrimenti detta «maternità surrogata». Inoltre è auspicato un impegno a rinunciare ad una modifica della legge sul congedo parentale – che imporrebbe una sempre minor distinzione dei ruoli maschio/femmina – e al rispetto del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre naturali.

Lettera morta? È possibile, ma almeno l’impatto mediatico di questo genere di mobilitazioni popolari comincia a farsi consistente e prolungato nel tempo. Molte le voci, dentro e fuori l’ambito cattolico. Il deputato Henri Guaino dell’Ump (movimento dei popolari), su Le Figaro (3 febbraio), accusa il governo Hollande di fare della «provocazione permanente», così da «attizzare le divisioni e risvegliare le più vecchie fratture della società francese». Su Le Monde (3 febbraio) Ludovine de La Rochère, presidente della Manif, parla di «famigliafobia» da parte del governo, il quale «continua ad inchinarsi davanti alle lobby Lgbt [omosessuali]». La signora de La Rochère è convinta che «tutte le misure» ideologiche del governo convergano «per diluire il legame padre-madre-figlio, per andare contro gli interessi del bambino e contro la differenza maschio-femmina».

Le critiche giungono pesanti anche da dove meno le si aspetta. Proprio da Le Monde del 31 gennaio, storico giornale di sinistra: la docente di filosofia politica e scrittrice Chantal Delsol parla apertamente di «buffonate» da parte del governo, figlie di un’«ideologia fanatica e irreale», secondo la traduzione che ne fa Il Foglio. La Delsol paragona, ad esempio, l’ideologia del «gender» ad una religione, i cui «difensori sono apostoli sovreccitati, mai stanchi, l’insulto sempre alle labbra». In questo modo – osserva – si precipita in «una società surreale, tra George Orwell e Nicolae Ceausescu», dove «tutto è così inverosimile, così ridicolo e così grottesco», da costituire un’occupazione per «umoristi». Per la Delsol è evidentissimo il tentativo dei socialisti di Hollande di contrastare le discriminazioni abolendo le diseguaglianze. Essi vorrebbero – dice – «l’indeterminazione» per legge, non rendendosi conto che «nella semplice realtà le cose non funzionano così».

È però anche vero che il popolo si è mobilitato, «ma è stato abbandonato dalle élites», dice Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione pro life “Jérôme Lejeune”, intervistato da La Nef (n. 256, febbraio 2014). E precisa: «Sarebbe troppo facile picchiare duro sulla sinistra, per trovare un capro espiatorio», ma su questioni come l’aborto o la contraccezione «la destra non ha alcuna posizione solida, chiara e unitaria, a differenza della sinistra, per la quale si tratta di valori simbolici e di coesione». Ogni «cosiddetta trasgressione sociale» – contraccezione, divorzio, aborto, Pma, fecondazione artificiale – è stata «avviata e votata sotto la destra», certamente con la complicità della sinistra. Le Méné ricorda che fu Nicolas Sarkozy, nel 2007, a proporre una legge sulle unioni civili delle coppie omosessuali e che l’insegnamento scolastico della “teoria del genere” fu introdotto grazie a Richard Descoings (direttore dell’Istituto parigino di studi politici) e Luc Chatel (già ministro nel governo Sarkozy), note personalità del centro destra.

Oggi, dunque, gli argini si sono rotti. La sinistra si è limitata a raccogliere ideologicamente – constata Le Méné – «ciò che è stato seminato in termini di relativismo, di liberalismo e di utilitarismo per oltre quarant’anni, da una destra disinvolta sul piano filosofico».



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