Dove sta andando il femminismo

Quando la donna pensa di essere uguale all’uomo se è come l’uomo: le derive “androcentriche” del femminismo secondo la presidente di Manif pour tous.

Ma chi non è per l’eguaglianza uomo-donna? Se lo chiede la francese Ludovine de La Rochère, presidente della Manif pour tous, e si risponde: molti, ovviamente, ma «l’eguaglianza non è tutto» (“Elle”, magazine del 04/03/2016). Non solo, ma scopre un arcano: se la donna fa di tutto per assomigliare all’uomo, l’uomo stesso diventa l’«unico riferimento» e il femminismo si riscopre «androcentrico». Così la donna – la femmina – scompare e l’uomo – il maschio – cresce a dismisura, scatenando l’effetto opposto a quello che si sarebbe voluto ottenere.

Da un lato – sostiene La Rochère – c’è un problema legato alla parità dei diritti e delle scelte nella vita sociale, dall’altro un femminismo «che si è disconnesso dalle difficoltà vissute quotidianamente dalle donne». E, a parte l’ingigantirsi dell’orizzonte maschile, questa disconnessione introduce ulteriori difficoltà. Una delle più curiose è l’insinuarsi di una «logica da bottegaie», per cui le femministe sono sempre là a contare quanti lavoratori maschi o femmine sono presenti nei vari settori. E giù a «computare, misurare, calcolare e comparare», come dovessero vendere qualcosa al minuto.

All’androcentrismo suddetto, poi, segue a ruota il «desiderio di essere un uomo come tutti gli altri». La femminista si convince, alla fine, di essere eguale all’uomo semplicemente perché è «come» un uomo. In questa persuasione – osserva La Rochère – s’individua un po’ tutta la questione legata alla teoria del gender. Bisogna allora trasformare l’umanità, annullando la differenza sessuale, ritenuta uno schematismo culturale artificioso.

Appare evidente, in questo quadro, l’estinzione della femminilità, nella sua bellezza e nella sua peculiarità, per via delle sempre più incontrollabili «farneticazioni» femministe. I veri problemi della donna restano, tuttavia, reali e irrisolti: violenza fisica, strumentalizzazioni del corpo femminile, mortificazioni maschiliste e oppressioni pseudo religiose.

Ludovine de La Rochère vede nel fenomeno dell’utero in affitto un dramma sottovalutato dalle stesse donne, equivalente, sotto alcuni aspetti, all’inseminazione artificiale eterologa: tutte pratiche che allontanano i figli dai genitori e distruggono la famiglia, con quella stessa violenza tanto odiosa al femminismo contemporaneo.

Evidentemente qualcuno – o meglio, qualcuna – è più impegnata a cambiare la propria condizione di vita, spendendo energie in attivismo, scalate sociali o imprenditorialità, poiché «la posizione dell’uomo e invidiabile». La maternità è così svalorizzata, come pure quelle che un tempo erano le «attività femminili». Via dunque le infermiere o le insegnanti e avanti, invece, con le ingegnere e le informatiche.
Più che una complementarietà, s’intravvede quindi una «sbandata» familiare e sociale.



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