Dopo Charlie, eutanasia di Stato anche per Isaiah

Dopo Charlie Gard è stata la volta di Isaiah Haastrup, un altro bambino inglese morto per sentenza dell’Alta Corte britannica. Proprio come avvenuto lo scorso luglio per il piccolo Charlie, il tribunale ha decretato anche per Isaiah, di appena un anno, la sospensione delle cure che lo tenevano in vita dopo una grave danno cerebrale […]

Dopo Charlie Gard è stata la volta di Isaiah Haastrup, un altro bambino inglese morto per sentenza dell’Alta Corte britannica. Proprio come avvenuto lo scorso luglio per il piccolo Charlie, il tribunale ha decretato anche per Isaiah, di appena un anno, la sospensione delle cure che lo tenevano in vita dopo una grave danno cerebrale alla nascita, ignorando il disperato appello dei genitori che chiedevano di poter continuare ad assisterlo. Chi sarà il prossimo? A quanti altri bambini in serie condizioni di disabilità verrà ancora staccata la spina “nel loro migliore interesse”?
Queste domande non sono pura provocazione ma legittimi interrogativi a cui risponderà, molto presto, la cronaca medico-giudiziaria dei prossimi mesi. Un caso dopo l’altro, dall’Inghilterra alla Francia, passando per l’Olanda e per chissà quale altro “civilissimo” paese europeo, quella che oggi può sembrare una triste eccezione della giurisprudenza rischia di diventare una prassi consolidata, una routine dell’orrore che non fa neppure più notizia.
Dicono che Isaiah si sia spento, ieri, al King’s College di Londra, dopo sei ore dallo spegnimento del ventilatore che gli consentiva di respirare. Sembra che il suo livello di coscienza fosse molto compromesso dal danno al cervello subito durante il parto per mancanza di ossigeno, ma nessuno può dire con certezza se in quelle lunghe sei ore il piccolo abbia sofferto o meno.
La famiglia Haastrup si è battuta fino all’ultimo per evitare questa “soluzione finale”; persino la Corte europea per i diritti dell’uomo aveva qualche giorno fa respinto il loro ricorso giudicandolo “inammissibile”. E’ per rispetto al loro doloroso coraggio che questa ennesima triste storia andrebbe raccontata senza i soliti convenevoli del politicamente corretto, quelli annacquano la durezza di un’esecuzione di morte con la necessità di sospendere “futili cure”. Il protocollo a cui è stato sottoposto Isaiah va chiamato con il giusto nome: eutanasia di Stato.
di Angela Napoletano
Fonte: https://www.loccidentale.it



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