Dopo Amoris Laetitia, il dibattito sulla ‘questione tedesca’

Come i nostri lettori già sanno, in Germania il ‘sentire cum Ecclesia’ non è esattamente in cima alle priorità dei fedeli, e purtroppo non da oggi. L’ultima occasione è data da un intervento sull’esortazione Amoris Laetitia di Birgit Mock, portavoce del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZDK), e per questo investita di una certa ufficialità. […]

Come i nostri lettori già sanno, in Germania il ‘sentire cum Ecclesia’ non è esattamente in cima alle priorità dei fedeli, e purtroppo non da oggi. L’ultima occasione è data da un intervento sull’esortazione Amoris Laetitia di Birgit Mock, portavoce del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZDK), e per questo investita di una certa ufficialità. Ora, la Mock ha scritto nei giorni scorsi un commento sull’esortazione papale che è tutto un programma, a metà tra il rivoluzionario e il provocatorio, che stupisce per il seguito che sta avendo in giro. Vediamo di che si tratta. All’inizio l’autrice si complimenta con Papa Francesco per il “nuovo atteggiamento” di ascolto della Chiesa che con l’ultimo Sinodo avrebbe posto in essere dimostrando quindi di non conoscere bene la storia della Chiesa, anche recente. Poi scrive che questo nuovo sguardo fa anche “sperare noi tedeschi di essere visti nel mondo con la nostra situazione” senza specificare peraltro quale questa sia. In ogni caso, colpisce la sicumera con cui la signora auspica che le coppie tedesche siano – appunto – considerate quasi a parte dal Papa e dai vescovi quando si tratta di pastorale famigliare. Al che uno che legge istantaneamente si domanda: ma perché? che cos’hanno di speciale le vostre coppie rispetto alle altre coppie di comuni mortali? vivono forse su Marte? e perché mai il Papa dovrebbe avere un’attenzione tutta particolare per quelle tedesche e invece non – poniamo – per quelle canadesi, mozambicane, coreane o australiane? sarà mica un pò razzista la Mock? Boh, non è dato sapere.

Ma quello che sorprende di più è la parte centrale del suo intervento, impostata su alcune domande, naturalmente lasciate senza risposta in omaggio al conformismo politicamente corretto oggi più diffuso che è quello di porre domande su domande in pubblico senza mai fornire risposte. Una è questa: “Come accompagniamo le coppie giovani che non sono sposate?”. Un’altra è questa: “Noi, come Chiesa, veniamo ancora ascoltati nella società nelle questioni che riguardano la morale sessuale (anche al di là della regolazione delle nascite)?”. Soffermiamoci un attimo su queste due. Rispondiamo che la prima sinceramente fa parte della pastorale famigliare cristiana da più di 2000 anni dal momento che il concubinato è esistito sempre in tutte le società, europee e non, da ben prima del Cristianesimo (dice niente l’espressione latina ‘more uxorio’, dottoressa Mock?) ad oggi per cui quello che sorprende è il fatto stesso che Mock la ponga come se avesse scoperto soltanto lei sola chissà quale clamorosa novità esistenziale. Ma anche la seconda è al centro del dibattito ecclesiale, se non da sempre, comunque da svariati decenni, così a occhio almeno dal pontificato di Paolo VI diremmo, il quale, semmai, con la Humanae Vitae fornì già una prima risposta, lineare e argomentata, tutt’altro che retorica o ingenua. Si capisce allora che, probabilmente, alla signora Mock e all’organo che rappresenta le risposte a quelle domande in realtà non interessano poi più di tanto, se sono le risposte che la Chiesa con la sua autorità ha già dato. A lei interessano ben altre risposte dunque: ma se è così farebbe forse bene a dirlo chiaramente invece di esprimersi in questo modo fintamente intellettualistico.

Poi, da parte nostra, avremmo anche un’obiezione di fondo a questa maniera sottilmente demagogica d’impostare le cose: ad esempio sul fatto che l’essere ascoltati dalla società sia comunque un valore in sé. Siamo davvero sicuri che lo sia? Gesù si preoccupava forse di essere ascoltato? Non sembra, al punto che un giorno chiese persino agli apostoli se pure loro volevano smettere di seguirLo, al pari di molta altra gente che già se ne era andata via. E San Paolo si preoccupava di essere ascoltato? Non sembra, al punto che quando si recò ad Atene non rimase letteralmente nessuno ad ascoltarlo. Insomma, la questione del consenso sociale è piuttosto delicata, e non da oggi. Anzi, volendo ribaltare i piani, si potrebbe dire che se ci sono figure nel Vangelo che si preoccupano di essere ascoltati sono Erode, che fece uccidere San Giovanni Battista per non dispiacere ai suoi commensali, e Ponzio Pilato che autorizzò la crocifissione per non volersi opporre alla folla urlante. E se dalla storia sacra passiamo alla storia profana le cose non cambiano molto: se avessimo dato retta alla mentalità della società nei vari tempi storici forse oggi avremmo ancora la schiavitù in molte parti del mondo, tanto per dirne una. Invece la Chiesa non si è mai preoccupata di che cosa pensa la società, ma di che cosa pensa Cristo, il Quale naturalmente va poi annunciato alla società, ma un conto è il messaggio della Buona Novella e un conto è la forma con cui questo viene veicolato, e le due cose – gerarchicamente – non sono affatto sullo stesso piano. La Mock deve avere in testa una gran confusione. La perla finale, però, doveva ancora venire, ed eccovela: “Constatiamo che il divario tra le norme della Chiesa e il mondo in cui vivono i fedeli non è un fenomeno marginale, ma riguarda proprio il centro del popolo di Dio. Tra uomini e donne cattolici, ciò porta al distacco interiore e perfino all’indifferenza dinanzi alle proposte della Chiesa”. Adesso. Per prima cosa le ‘norme’, come le chiama Mock, non sono ‘della Chiesa’ ma sono inscritte nella legge morale naturale, riconoscibile da chiunque, tanto è vero che si definisce universale. La fede ecclesiale, semmai, le conferma a sua volta. Di certo non se le inventa di suo, per il semplice fatto che non potrebbe aggiungere né togliere nulla al deposito ricevuto in dono della Rivelazione. Poi. Che l’inosservanza della legge morale universale nelle questioni sessuali riguardi il centro del popolo di Dio non è vero, a meno che non si voglia riferire il ‘centro’ (con un po’ di megalomania) al centro geografico dell’Europa e dire che la maggior parte dei tedeschi, degli svizzeri e degli austriaci non seguano il magistero su questo punto. Bene, cioè, male, ma in questo caso facciamo sommessamente notare che né Berlino né Vienna per quanto importanti sono il centro del mondo intero. Se invece l’autrice vuole affermare che è proprio la maggior parte dei laici cattolici nel mondo a non seguire il sesto comandamento (affermazione quantomeno piuttosto grave, di per sé) dovrebbe citare qualche fonte a sostegno di una simile enormità. In ogni caso, i ‘cattolici’ non sono ostaggio di norme assurde inventate arbitrariamente per chissà quale motivo da chissà chi ma dall’amore per la verità ricevuta da Gesù Cristo in persona che conferma la legge mosaica del Decalogo, la eleva in grazia, c’invita alla perfezione (alla santità) e nelle Beatitudini aggiunge non solo metaforicamente che saranno i puri di cuore a vedere Dio. Poi, i Papi, non uno, ma oramai già un bel pò (nel ‘900 anche Pio XII scrisse pagine importanti sull’amore famigliare) vi hanno aggiunto del loro, integrando, chiarendo ove necessario, ripetendo, ampliando di volta in volta – parallelamente al mutare dei costumi e delle mode – le note a margine su tutta la questione, che alla fine è una delle più antiche del mondo. Se poi a una tutto questo non va bene può sempre liberamente dissociarsi e andare da un’altra parte ma almeno con l’onestà di non reclamare una rappresentanza significativa che obiettivamente non ha. Almeno quello, Frau Mock.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *