Diritti dei bambini o diritto ad avere bambini?

Anche in Italia una recente sentenza della Consulta ha introdotto nell’ordinamento giuridico l’idea del figlio come diritto. Si formalizza, così, quel processo di “cosificazione” dell’essere umano, di industrializzazione della procreazione, di mercificazione della vita. Proponiamo ai lettori un breve saggio per approfondire così delicato tema.

Se è permesso acquistare e vendere sperma, ovuli e uteri, perché non è permesso vendere altri tessuti o organi? Se è giusto vendere le parti riproduttive di una persona, perché non è giusto vendere le proprie parti sessuali, come nella prostituzione? Se è giusto pre-vendere e pre-ordinare bambini attraverso la riproduzione da parte di un terzo, cosa c’è di così sbagliato con l’acquisto e la vendita di bambini che sono già nati o sono già stati concepiti?

“Come fanno allora le persone gay ad avere bambini?” chiede una ragazza. Avevo appena terminato una presentazione, durante la quale ho criticato la concezione del donatore davanti a 150 studenti presso l’Università Statale della California di Northridge, in occasione della conferenza inaugurale ‘Bonds That Matter’ tenuta dall’International Children’s Rights Institute. Pensavo di aver espresso in modo esaudiente il concetto secondo il quale la commodificazione dei bambini e dei donatori di gameti disumanizza le persone, trasformandole in oggetti, proprietà e schiavi.

“Pensa a ciò che hai appena detto” ho risposto. “Hai appena chiesto ‘come fanno ad avere bambini’ [verbo inglese: get, ndt]. A quanto pare, per la ragazza, l’idea di persone che possiedono altre persone non è né sgradevole né rilevante.

Vorrei riassumere in questo articolo la mia presentazione e riflettere sul motivo per il quale un piccolo gruppo di studenti ha protestato dopo la conferenza, tanto da assillare l’organizzatore, Bobby Lopez.

Tutte le tecnologie sono positive?

Ricordo la prima volta che ho cercato di capire l’etica di un caso riguardante le tecnologie riproduttive. Avevo cinque anni, stavo piegando la biancheria in camera insieme a mia madre. Mi disse che mio padre in realtà non era il mio padre biologico. Il mio padre biologico era un donatore di sperma anonimo, di cui non sapevamo nulla.

Mi disse che comunque mi amavano e mi avevano desiderata molto, esattamente quello che le coppie infertili devono fare per avere un bambino. La nostra famiglia era diversa, ma non avevamo mai fatto niente di ‘sbagliato’.

Dopo un doloroso divorzio, non ho più rivisto quel ‘padre’. Mia madre si è risposata, e ho trovato un nuovo padre. Ma nessuno dei due mi ha mai fatto sentire sicura. Pensavo che tutti gli uomini fossero malvagi e spregevoli. Pensavo che questi uomini non fossero in grado di amare, oppure che c’era qualcosa di sbagliato in me; non meritavo amore. A vent’anni, quando frequentavo la scuola d’arte, ho venduto i miei ovuli ad un donatore che conoscevo. Era il mio contributo per migliorare il sistema: eliminando l’anonimato, stavo migliorando leggermente il sistema. Questa esperienza mi ha permesso di comprendere maggiormente il processo di concepimento da parte di un donatore e il settore della fertilità. Spesso sono stata trattata come un oggetto da parte degli uomini, ma mai quanto il personale femminile che si è occupato dei miei ovuli.

Dopo aver fondato l’Anonymous Us Project quasi quattro anni fa, ho letto centinaia di storie di persone concepite da un donatore, donatori di gameti e parti coinvolte. Sono diventata molto consapevole di questa questione, da diverse prospettive. Ecco cosa mi preoccupa di questo nuovo modo di mettere al mondo nuove vite.

Storie di riproduzione da parte di terzi con risultati negativi

Attualmente avere bambini rappresenta l’unica via legale per ottenere l’immortalità genetica e memetica. Ma non è facile avere bambini. Bisogna trovare un partner. Bisogna guardare al di fuori di sé e guardare negli occhi un’altra persona, convincerlo/la della tua decenza e desiderabilità. La riproduzione da parte di terzi non viene utilizzata solo dalle semplici e comprensive coppie sterili che tutti immaginano. Il modello di mercato dei bambini a denaro contante ha aperto le porte ad un ampio consorzio con soggetti spaventosi. Baby Gammy è solo un esempio di come questo nuovo modello pensi prima di tutto ai predatori, e solo dopo ai bambini. Ma ce ne sono molti altri.

Mitsutoki Shigeta è un multimilionario giapponese che di recente ha attirato l’attenzione pubblica per avere commissionato sedici bambini nati attraverso surrogati thailandesi. Ha ospitato i surrogati, insieme ai bambini e alle tate in vari appartamenti. A quanto pare, ha raccolto una grande quantità di sperma e voleva commissionare almeno una dozzina di gravidanze all’anno, finché fosse possibile. Un componete di una famiglia di uno dei surrogati ha affermato che nel contratto di surrogazione era previsto che se la donna avesse dato alla luce un bambino “imperfetto”, avrebbe dovuto pagare 24.000 dollari a Shigeta, e crescere il figlio da sola. Sarebbe stata pagata al massimo 12.000 dollari per portare in grembo e dare alla luce un bambino sano e normale.

C’è poi il caso di Nadya Suleman, la famigerata “8 volte mamma”. Nel 2009 Nadya ha attirato l’attenzione pubblica per aver dato alla luce otto gemelli attraverso la donazione di sperma e la fecondazione in vitro. La sua storia ha causato non poche polemiche, poiché Nadya ai tempi aveva già sei figli e riceveva assistenza pubblica. Nel 2012 ha fatto richiesta di fallimento, con oltre un milione di dollari di debiti personali. Nello stesso periodo, ha pubblicato un video porno per trovare aiuto e risolvere la propria situazione finanziaria.

In un’intervista rilasciata a In Touch Weekly a giugno 2011, Nadya Suleman ha presumibilmente affermato: “Odio i bambini, sono disgustosi […] Ovviamente voglio bene ai miei figli, ma vorrei tanto non averli mai avuti”.

La sterilità e l’industrializzazione della genitorialità

Ci sono due categorie di sterilità: clinica e sociale. La sterilità clinica dipende da problemi fisici e medici. La sterilità sociale si presenta quando qualcuno non ha intenzione o non è in grado di attrarre qualcuno del sesso opposto con il/la quale procreare.

Secondo alcuni studi, il 15% delle coppie in età da figli sono clinicamente sterili. Ciò è dovuto in gran parte all’ambiente tossico, all’inquinamento e alle sostanze chimiche non sicure, ma bisogna spendere qualche parola sul comportamento tossico. Almeno un quarto della sterilità femminile dipende direttamente dalle infezioni trasmesse sessualmente.

Il settore della banca di sperma è inizialmente nato come una missione di eugenica. Le coppie eterosessuali clinicamente sterili hanno iniziato a usare sperma donato nel silenzio. In seguito, hanno iniziato ad aprirsi all’uso di sperma donato e hanno insistito sul fatto che la biologia non comporta alcuna differenza per il benessere del bambino.

Le coppie lesbiche hanno iniziato ad usare i donatori di sperma, sostenendo che, se la biologia non comporta alcuna differenza per il benessere del bambino, perché il genere di un genitore dovrebbe? Hanno dichiarato che la genitorialità è un insieme di compiti e doveri, e le donne possono assumersi questi compiti proprio come gli uomini. È stato poi il turno delle donne ‘single per scelta’, affermando che, se la biologia e il genere non hanno importanza, perché il numero di genitori dovrebbe?

Cosa accade quando i padri diventano ‘monouso’? I lettori di ‘Public Discourse’ sono ben consapevoli del fatto che la mancanza del padre comporta un gran numero di disagi sociali. Per esempio, il 90% dei giovani senza casa o scappati di casa proviene da famiglie senza il padre, così come l’80% degli stupratori con problemi di ira. Coloro che promuovono la mancanza del padre attraverso la donazione di sperma celebrano anche la mancanza della madre con la vendita di ovuli e la surrogazione.

La maternità è sacra? Una gravidanza surrogata può produrre dai 100 ai 300.000 dollari. Oggi, il figlio senza madre è diventato la fonte di guadagno maggiore dell’industria della fertilità.

Riproduzione da terzi, traffico di esseri umani e adozione

Dato che si tratta di un settore economico, non dobbiamo sorprenderci se i professionisti dell’industria della fertilità tentano di industrializzare il processo e rendere il sistema più efficiente. La sostenitrice della surrogazione Theresa Erickson era una “persona amabile del settore”, finché non è stata convinta che la vendita di bambini fosse giusta. Invece di aspettare che i genitori firmassero un contratto prima del concepimento, Theresa ha accelerato il processo. Ha acquistato l’ovulo e i donatori di sperma per conto proprio e ha trovato i surrogati da ingravidare. Dopo che il bambino ha raggiunto il secondo semestre, ha trovato i genitori, ha mentito dicendo loro che la coppia originale si era tirata indietro, e ha ‘ricaricato le batterie’ con 180.000 dollari a bambino. Ha creato tredici bambini in questo modo. L’unico aspetto illegale delle azioni di Theresa Erickson, l’unico motivo per cui è finita in carcere per traffico di bambini, è il fatto che abbia effettuato le scartoffie dopo il concepimento e non prima.

Durante un workshop, nel quale una volta sono stata tra la giuria insieme a Theresa, ha giustificato la separazione dei figli dai genitori dicendo che sua madre era stata adottata, che differenza fa? La maggior parte delle persone con cui parlo associano la riproduzione da parte di terzi all’adozione, proprio come ha fatto lei.

Accettiamo l’adozione come qualcosa di buono. L’adozione può essere qualcosa di molto buono; è un’istituzione che trova genitori per bambini indifesi che hanno disperato bisogno di una casa dignitosa. Ma, ad un certo punto, la nostra concezione di adozione scivola. Molte persone ora la considerano principalmente come un modo per ‘avere’ bambini. Sappiamo che l’adozione è resa possibile dal fatto che la relazione tra il genitore biologico e il bambino sia spezzata. Se l’adozione è giusta, questa separazione deve almeno essere neutrale. Ma non c’è niente di neutrale, anzi, è tutto molto triste.

L’adozione è moralmente salda solo quando è un’istituzione che fornisce una casa accogliente a bambini esistenti che, per motivi incontrollabili, non possono essere cresciuti dai genitori biologici. La riproduzione da parte di terzi è per natura non etica, perché costituisce un mercato per produrre bambini per qualsiasi adulto li desideri, colpendo di proposito la relazione tra il figlio e il genitore biologico per puro profitto.

Privazione dei diritti e vergogna tossica

I bambini ai quali sono morti i genitori hanno il tempo, gli strumenti e il permesso di essere in lutto per la perdita. Le persone i cui genitori sono assenti a causa della donazione di sperma o ovuli non hanno invece il lusso di poter soffrire. La grande maggioranza delle persone concepite da un donatore non hanno foto, video o lettere dei genitori scomparsi. Tuttavia, diciamo sempre che devono essere grate. Ci viene detto che, se i nostri genitori biologici sono stati obbligati ad avere una relazione con noi, allora non avrebbero mai dovuto accettare di farci nascere.

Dato che alle persone concepite da donatori non è permesso addolorarsi, abbiamo pochi sbocchi sicuri per parlare della nostra perdita, in particolare per parlare della conseguente vergogna per il modo in cui siamo stati concepiti. C’è un lato sgradevole nel nostro concepimento: la masturbazione, l’anonimato, il pagamento. Mi vergogno a parlarne, ma mio padre è stato pagato 75 dollari per promettere di non avere mai niente a che fare con me. Mia madre ha accolto il seme da un perfetto sconosciuto nel proprio corpo. È una verità imbarazzante e dolorosa.

Inoltre, le persone ferite feriscono. Come afferma il report ‘My Daddy’s Name Is Donor’ (Il nome del mio papà è Donatore) del 2009: “I figli dei donatori e coloro che sono stati adottati hanno il doppio delle probabilità, rispetto a coloro che sono cresciuti con i genitori biologici, ad avere problemi con la legge prima dei 25 anni”. Mi preoccupo per i miei coetanei concepiti da un donatore confusi, di quanto sono confusa io, riguardo a cosa è sacro e cosa invece è commerciale. Se i nostri genitori potevano pre-vendere i propri figli, qual è il confine?

Una rete ingarbugliata

Durante la mia crescita, il concepimento da parte di un donatore mi veniva presentato come normale, anzi, come qualcosa da promuovere. C’è stato un periodo in cui approvavo con entusiasmo la riproduzione commerciale. Dopotutto, non esisterei senza questa pratica. A vent’anni ho venduto i miei ovuli. Secondo alcuni studi, le persone concepite da un donatore sono venti volte più soggetti alla vendita dei propri ovuli o del proprio sperma.

In quel periodo ho venduto i miei ovuli, lavoravo per NARAL (National Abortion and Reproductive Rights Action League), lottavo per la legalizzazione dell’aborto a nascita parziale. Si tratta del diritto ad abortire un bambino completamente sviluppato e che è già uscito a metà dal canale di nascita. Dopotutto, se è giusto obbligare un bambino a vivere perché è molto desiderato, perché non è giusto obbligare un bambino a morire perché non è desiderato?

Non si tratta di un dibattito sul merito di scelta in gravidanza. Se è giusto acquistare e vendere sperma, ovuli e uteri, perché allora non è giusto vendere altri tessuti o organi umani? Se è giusto vendere le parti riproduttive di una persona, perché non è permesso vendere le parti sessuali di una persona, come nella prostituzione? Se è giusto pre-vendere e pre-ordinare i bambini attraverso la riproduzione da parte di terzi, cosa c’è di tanto sbagliato nell’acquisto o nella vendita di bambini che sono già nati o concepiti?

È da ingenui pensare che persone con buon senso, come gli studenti dell’Università di Northbridge, non siano molto confuse da questa rete ingarbugliata. Il concepimento commerciale è al confine con l’aborto e l’eugenica, una ‘faccia disincarnata’ del dado che rappresenta la dignità umana. È tutto legato, nel bene e nel male. Il bene è molto più positivo, e vale la pena lottare per il bene.

Fonte: http://www.novaeterrae.eu



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