Dire Dio, oggi, a Berlino

E’ stata presentata nei giorni scorsi, presso la Sala Stampa della Santa Sede, la prossima tappa europea del “Cortile dei Gentili” che si svolgerà a Berlino dal 26 al 28 novembre, promossa e organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con l’Arcidiocesi di Berlino e la Conferenza Episcopale Tedesca. Il titolo prescelto per l’occasione, […]

E’ stata presentata nei giorni scorsi, presso la Sala Stampa della Santa Sede, la prossima tappa europea del “Cortile dei Gentili” che si svolgerà a Berlino dal 26 al 28 novembre, promossa e organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con l’Arcidiocesi di Berlino e la Conferenza Episcopale Tedesca. Il titolo prescelto per l’occasione, su cui saranno chiamati a confrontarsi credenti e non, sarà: “Esperienze di libertà con e senza Dio”. L’iniziativa, avviata da Benedetto XVI, in questi mesi è stata al centro di non poche polemiche e controversie. Una volta per l’organizzazione, un’altra volta per i relatori invitati, un’altra volta ancora per i temi stessi. Ora, se c’è un posto in cui Dio è veramente sconosciuto, oggi, è Berlino: lì, nella capitale tornata grande (economicamente e politicamente) della Germania riunificata la scelta cristiana è realmente una scelta di minoranza, inusuale ai più, in ogni caso da spiegare come dice il filosofo Charles Taylor. Perché non te la aspetteresti, o meglio, non se la aspetta la gente intorno. Quindi siamo proprio nel posto giusto, verrebbe da dire, paradossalmente parlando, ma non troppo. Diverse le linee di frontiera e dialogo scelte per l’impegnativa tre-giorni: la possibilità, o meno, di un’etica lealmente condivisa senza Dio, i limiti leciti dell’arte figurativa e quindi della bellezza, le potenzialità e il dramma dell’umanesimo della cultura occidentale moderna (che riecheggia l’ammonimento sempre citato in queste occasioni di Fëdor Dostoevskij: “se non c’è Dio, tutto è permesso”). Sono insomma i temi che hanno attraversato tutta la nostra tradizione filosofica e culturale, almeno dal Rinascimento e da Lutero in avanti. In Germania poi, proprio per quest’ultima presenza, la riflessione storicamente è stata più incisiva che mai. Si è pure sviluppata tutta una pubblicistica che ha tirato su intere biblioteche pur di denigrare in ogni modo il cattolicesimo, considerato l’ultima umiliazione della libertà, l’eterna maledizione dei popoli non intellettualmente adulti e via allegramente insultando di questo passo. Poi, tra l’altro, come se non bastasse e come è stato puntualmente ricordato nei giorni scorsi a Roma, Berlino è anche la patria dell’idealismo romantico che da Fiche a Schleiermacher, a Schelling, ad Hegel, tinge di sé tutta la storia europea della prima metà del XIX secolo lasciando tracce pesanti anche dopo. Francesco De Sanctis, per dirne una, il principale storico della nostra letteratura per decenni (oltre che primo Ministro dell’Istruzione dell’Italia unificata), sui cui manuali si sono formati quasi tutti i nostri intellettuali di riferimento nel ‘900, era idealista, Benedetto Croce e Giovanni Gentile, i due più influenti e studiati pensatori del secolo scorso, lasciando qui stare il giudizio di merito sui loro studi, erano idealisti. Insomma, il lascito delle lettere germaniche sulla cultura europea contemporanea non è stato uno scherzo. E non abbiamo neanche citato Adolf Hitler, i suoi dodici anni di potere e le sue premesse, che è un altro capitolo ancora. L’ombra cinica, alienante e onnipresente di Nietzsche la diamo per scontata. Per tutti questi motivi, e molti altri ancora, se c’è un posto che oggi è particolarmente adatto per intavolare un Cortile dei Gentili in grande stile, dicevamo, questo è proprio Berlino.

Però, c’è sempre un però. E da bravi controcantori, lo facciamo presente, sempre modestamente s’intende, come direbbe Totò. Non vorremmo infatti che, influenzati dall’aria che tira (perché, comunque, diciamoci la verità, a Berlino vivono bene e la crisi non la vedono neanche col binocolo), anche i nostri intellettuali e rappresentanti di grido finissero con l’adattarsi al tram-tram generale. Dopotutto, il pubblico da quelle parti non si aspetterebbe altro. Una bella autocritica radicale del passato nefando, corrotto e immorale di una manciata di cristiani peccatori (come se gli altri non lo fossero), condita magari da qualche citazione antiromana del ‘padre’ Lutero e siamo a posto. Applausi scroscianti, teste che annuiscono convintamente, pubblico che a fine serata torna a casa felice e contento, soprattutto con un leitmotiv in testa: che fortuna ad avere avuto la Riforma, gira che ti rigira siamo sempre i migliori noi tedeschi vedi, poveracci invece i cattolici, poi quelli nati in Italia, nel buio Medioevo che ancora imperversa, a loro sì che è andata male. In ogni caso, godiamocela alla grande, siamo nella città più ‘in’ del momento, non è il caso di pensare a cose tristi. Ecco, se andasse così (ma siamo sicuri che non andrà così) il Cortile di Berlino non sarebbe stato un confronto e un dialogo nobile, anche esigente intellettualmente e onesto nella disputa, per quanto vivace, ma una resa disarmante e senza condizioni, una bandiera bianca sventolata senza pudore. Allora, diciamoci la verità, iniziative di questo tipo – sviluppate contro il volere e la mens stessa di chi le ha auspicate per primo – non servirebbero a niente, se non a consolidare ulteriormente il giudizio già parecchio severo e distorto che molti da quelle parti nutrono verso tutto ciò che rimanda – anche lontanamente – a Chiesa, Cattolicesimo e Papato. Ma siamo sicuri che non andrà così. Sì, ne siamo proprio sicuri. Cioè…almeno, speriamo.



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