Dio è meritocratico, il nuovo libro di Gotti Tedeschi: “Fede come domino. Se non si crede a peccato…”

Si intitola Dio è meritocratico, il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux. Attraverso il testo l’economista cattolico sembra ribadire come la dottrina resti l’unico argine per evitare che la Chiesa cattolica sfoci in quella che tanti hanno […]

Si intitola Dio è meritocratico, il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux. Attraverso il testo l’economista cattolico sembra ribadire come la dottrina resti l’unico argine per evitare che la Chiesa cattolica sfoci in quella che tanti hanno definito il rischio di una “deriva protestante”. L’autore conosce molto bene la Chiesa e soprattutto gli ambienti vaticani, lui che fu chiamato alla guida della “banca del Papa” grazie alla fiducia e alla stima di Benedetto XVI. Intelligonews ha incontrato Gotti Tedeschi per approfondire i contenuti del libro.
Dio è meritocratico, il nuovo libro di Gotti Tedeschi: ‘Fede come domino. Se non si crede a peccato…’
Dio è meritocratico, il Paradiso e l’Inferno pure. Come si fa ad esserne sicuri nel suo libro?
“Nell’Amleto di William Shakespeare, il grande genio di Stratford-upon-Avon, immagina un colloquio tra tal Polonio e Amleto, riferito a come trattare alcuni servi. Polonio dice: “Li tratterò secondo del loro merito”. Amleto gli risponde: “Se si trattasse ognuno a seconda del suo merito, chi potrebbe evitare la frusta?”. Nel libro io provoco, non sono teologo né filosofo. Se Dio fosse meritocratico nel senso attribuito a tale espressione dalla cultura liberista, significherebbe che il Creatore valuterebbe le sue creature basandosi esclusivamente sui loro meriti. L’Amleto di Shakespeare sarebbe pertanto ben più generoso del Creatore. I meriti che Dio apprezza, nelle mie pratiche considerazioni, mi piace crederlo, sono soprattutto i meriti nel saper lottare contro il peccato e sapersi pentire. Ma ho voluto essere provocatorio e anche polemico verso chi sostiene che la grazia è scontata, concessa a tutti in qualsiasi condizione, solo per i meriti di Cristo. Questa illusione dovrebbe essere oggetto di provocatoria riflessione. La fede va messa in pratica con le opere, altrimenti chi crede che sei cristiano ad imitazione di Cristo? Nel Vangelo Gesù dice: “Nella casa di mio Padre ci sono tante dimore”. Sant’Agostino spiega questa frase con i vari gradi di beatitudine previsti per i vari gradi di santità acquisiti con vari gradi di merito, e premio per azioni virtuose compiute imitando Cristo.
Sull’Inferno faccio invece riflessioni sempre altrettanto provocatorie per i miei amici sonnecchianti e drogati dall’illusione di poter realmente separare fede-opere ed ignorare l’unità di vita. Questi amici sono stati educati a ignorare l’Aldilà, non solo le conseguenze. Si parla tanto di misericordia, si indice l’anno della misericordia, l’espressione misericordia è affissa all’ingresso di tutte le chiese, ma si spiega che l’Inferno è proprio il rifiuto della misericordia che Dio Padre ci concesse tramite suo figlio Gesù? Non si deve essere “apocalittici” e si deve evitare di parlar del diavoletto tentatore, ma diavoletto e inferno son parte del disegno divino, tenerne conto è essenziale per fare il bene. Ma mica lo hanno (solo) detto veggenti vari, lo ha detto Gesù in persona parlando del momento del giudizio, a quelli alla sua destra, “venite benedetti dal Padre mio! Entrate nel regno che è per voi preparato dall’inizio dei tempi!”, poi a quelli alla sua sinistra: “Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno!”. L’Evangelista Matteo riporta le descrizioni dell’inferno fatte da Gesù almeno 9 volte, Marco almeno 3 volte, di Giovanni ne ricordo una sola (5,29): “Quelli che hanno fatto il bene risusciteranno alla vita e quelli che hanno fatto il male risusciteranno a condanna”. Gli illusi, sedicenti cattolici naturalmente, che considerano l’inferno quello prodotto dalla oppressione dei potenti, però ci saranno sempre. Inclusi quelli che vorrebbero relegare Benedetto XVI in esilio, mandando con lui il card.Sarah. Ma questa oscurità non può durare a lungo. Impossibile”.
Ma questo Dio meritocratico permette anche il male. Per chi non crede, tutto questo è razionalmente inaccettabile.
“Senta, sempre provocatoriamente (questi son assaggini) per chi non crede, ma anche per chi crede, qualsiasi bene possa capitare viene attribuito al proprio merito, qualsiasi male diventa invece colpa di Dio (che l’ha permesso). La domanda eterna, le cui risposte hanno riempito milioni di pagine, si riferisce alla bontà e onnipotenza di Dio che è in contraddizione con il male che ci capita. La risposta sinteticamente più realistica è però incomprendibile (data la nostra ignoranza della Verità) e pertanto inaccettata: “Il male c’è perché c’è l’uomo. Dio lo ha creato ed accettato così. O lo elimina o cerca di educarlo anche con il dolore e la sofferenza, persino permettendo il male”. Quando dico che siamo “ignoranti” di Verità intendo riferirmi per esempio al mistero della Croce di Cristo. Cristo ha santificato la sofferenza e la morte nel suo essere divino, ma l’unico “male” che non ha santificato è stato il peccato, perché peccare o no è una scelta individuale lasciata alla libertà dell’uomo; ma ha spiegato pure con il suo esempio che l’umanità riscatta se stessa camminando per la “via dolorosa”. Ci hanno insegnato che il male è perciò permesso perché così intendiamo cosa è il bene, e dal male si può trarre il bene. Ma capisco che senza dottrina insegnata e vissuta queste cose non si vogliano neppure considerare. Si immagini se osassi proporre di riflettere sugli eventi terrestri che provocano mali, ricordando chi si è incorporato nella terra dopo la cacciata dal Paradiso Terrestre. Il fatto è (e questa riflessione nel libro la propongo spesso) che la fede è come un domino, se cade un elemento cade tutto, se non si crede al peccato originale non si può neppure credere alla Redenzione, non si capisce il male ecc. Il lettore intenderà cosa ha significato non insegnare più dottrina, o insegnare quella di Rahner, o cercare di insegnare invece sociologia o economia dal pulpito”.
La croce quotidiana è più una realtà “scientifica” che un’eventualità. Come la vive un cristiano e perchè oggi è così difficile parlarne senza essere tacciati di “pesantezza”, visione pessimistica della vita e via dicendo?
“Mi viene da rispondere che chi muove dette accuse è ancora giovane e fortunato, oppure ha ancora tanta strada da percorrere per acquisire saggezza e sapienza e dovrebbe augurarsi di poterne avere il tempo. Per il cristiano però la via è stata insegnata direttamente dal Fondatore che esorta senza mezzi termini: “Se qualcuno vuole seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”( Mt 16,24). Per chi non è cattolico i tempi saranno difficili visto che è vietato fare proselitismo perché verrebbe immediatamente scambiato per evangelizzazione: nessuno, per rispetto umano, si sognerà più di convincere “chi non è cattolico” a diventarlo. Tantomeno con l’esempio che attrae, visto che gli esempi son negativi in prevalenza: e poi non capisco cosa possa attrarre in una fede tiepida se il mondo auspica valori forti. La croce dunque è più realtà scientifica che eventualità. Il dolore e la sofferenza non si fondano su diseguaglianze, sono estremamente democratiche e generose, vengono distribuite a tutti, indiscriminatamente. Il dolore e la sofferenza son li, ovunque, non si possono sfuggire in nessun modo. Solo se si crede e si dà loro senso confidando nel Signore, verrà la forza per sopportarle. E non si temeranno più. E questo diventerà quell’esempio che attrae senza fare apostolato (per rispetto umano, si dice, che sciocchezza! Rispetto umano consiste proprio nel fare apostolato)”.
di Americo Mascarucci
Fonte: http://www.intelligonews.it



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