Dietro la strage di Parigi c’è il tema irrisolto della libertà

La violenza è ingiustificabile. La convivenza multireligiosa e il rispetto reciproco tra i cittadini richiedono anche un corretto uso della libertà di stampa.

“La mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro”.

Questa saggezza filosofica è oggi più che mai da applicare. Non è ovviamente in discussione la libertà di stampa, ma ad ogni diritto fa eco un dovere. Se condanniamo coloro che hanno colpito i redattori di Charlie Hebdo, non posiamo non essere preoccupati per una “miope” determinazione di “offesa satirica” di “simboli” religiosi siano essi ebraici, cristiani o musulmani. Non è questa la strada per affermare e tutelare il diritto alla satira e alla diversità di opinione.

La dissacrazione e l’integralismo sono attentati ai valori come la libertà di pensiero e di religione, che hanno bisogno di rispetto e di equilibrio in tutte le forme.

Sdrammatizzare e rendere più domestiche le varie “icone”, sia religiose che culturali, potrebbe essere una via per una sana esorcizzazione.

Vi è però il dovere di fermarsi di fronte a ciò che potrebbe gravemente offendere quella sacralità nei confronti di un sentimento religioso di persone e popoli.

Una vera laicità non solo non offende il sentimento religioso di alcuno, ma si prodiga per tutelare rispetto e libertà dei diversi percorsi e convinzioni religiose.

Non tener conto di ciò che ha provocato con reazioni spropositate e ingiustificabili la strage di Parigi è grave. Certo la libertà di satira deve continuare nel rispetto però di quelle “icone” che sono le fondamenta di quei valori, che hanno diritto a non essere vilipesi, bensì rispettati.

Ciò non giustifica certo nessuna azione di violenza. Ma se vogliamo vivere in pace in una società ormai multiculturale, non si può disattendere l’attenzione verso ciò che è cardine di convinzioni culturali e religiose di ogni componente etnica che forma il tessuto sociale di una Comunità civile.



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