Destra e sinistra sono finite? Trattano per il governo due partiti trasversali rispetto alle ideologie classiche

L’alternanza fra il liberismo di centrodestra e il riformismo progressista del centrosinistra si è di fatto interrotta con l’arrivo di un nuovo polo, un polo trasversale rispetto alle ideologie classiche.

Stiamo assistendo ad una partita, quella per il governo, veramente sui generis per il nostro sistema politico. L’interesse è tantissimo e gli ascolti televisivi volano alle stelle, come per qualsiasi match in chiaro. Ci sono stati del resto tutti gli ingredienti per appassionare il pubblico, cari al mondo del pallone: tanti giocatori, assist, veloci cambi di gioco e qualche autogol. Non è mancato l’arbitro, Mattarella, e neanche la moviola, come per la riabilitazione di Berlusconi. L’attenzione pubblica è così eccitata che si rischia di focalizzarsi troppo sui dettagli e perdere di vista il grande cambiamento in atto.

Anzitutto l’alternanza centrodestra-centrosinistra è sostanzialmente saltata. Forse a ragione Di Maio ha festeggiato, brindando all’inizio della terza repubblica, al termine delle elezioni. Va infatti sfiorendo il tentativo della seconda repubblica di abbandonare il proporzionale della prima, quello che aveva favorito inciuci, governi debolissimi, talvolta balneari, di transizione. Quel sistema politico si concluse infine perché non seppe difendere i cittadini dall’establishment di potere creatosi. Ci fu dunque voglia di decisionismo, di controllo. Si optò così per un sistema elettorale maggioritario (Mattarellum) per cercare di iniettare stabilità nel sistema politico, mettendo le basi per un bipolarismo che in definitiva si creò. Il problema è che le leggi elettorali, alla lunga, possono modificare solo in parte la sostanza del risultato delle urne, e così la vocazione proporzionale della politica italiana pian piano riprese piede. Dapprima con il Porcellum, proporzionale con premio di maggioranza, infine con il Rosatellum, il più vicino al proporzionale classico della prima repubblica. Si può dire che negli anni l’elettorato indirettamente non abbia fatto attecchire il bipolarismo, rigettando anche gli strumenti con i quali era stato favorito. L’alternanza fra il liberismo di centrodestra e il riformismo progressista del centrosinistra si è di fatto interrotta con l’arrivo di un nuovo polo, un polo trasversale rispetto alle ideologie classiche, già indebolite negli ultimi anni, facendo perdere senso alla direttrice orizzontale (destra-sinistra) del nostro quadro politico.

Lega e Movimento 5 Stelle sono infatti due fenomeni simili se guardiamo il loro legame piuttosto blando con le politiche tipicamente di sinistra o tipicamente di destra. Sono partiti agili, giovani o molto ben ringiovaniti, che propongono politiche semplici, civili ma di rottura con il passato. Facendo un parallelo con la fine della prima repubblica, l’elettorato nuovamente sembra stia chiedendo un forte cambiamento, garanzie di fronte ad una classe politica che non è riuscita a proteggerlo. Nei primi anni ’90 non fu protetto dall’instabilità politica e dalla corruzione, nel caso attuale dall’immigrazione, dal potere dell’Europa e purtroppo ancora dalla corruzione.

Questo spostamento della domanda politica è risultato essere rapido e costante, inoltre ad oggi non dà l’impressione né di volersi fermare, né di aver finito la propria fase espansiva. Il Partito democratico e Forza Italia, attorno i quali sono gravitate le coalizioni e il potere negli ultimi anni, non solo sono stati ridimensionati dalla tornata elettorale ma continuano a perdere preferenze nei sondaggi, non offrendo particolari speranze di ripresa.

Date le premesse, perché resistere all’onda ed affidarsi a soluzioni intermedie o transitorie? Che provino a formare un esecutivo, nonostante fosse impensabile un accordo simile fino a poco tempo fa. Il dubbio, e per alcuni, la speranza che il Movimento 5 Stelle fosse una meteora non ha più ragion d’essere. Le elezioni non hanno fatto che confermare l’ingresso, avvenuto già da tempo, in un nuovo sistema politico. Chi pensa sia stato solo un problema di candidati o di comunicazione si sbaglia.



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