Delitto Ferrara, Risé: “Perché i media non parlano di canne? Giovani così mine vaganti”

Nell’intervista a IntelligoNews, il professor Risè commenta l’omicidio di Pontelangorino e punta il dito contro le cosiddette droghe leggere: “Ormai da decenni è assolutamente stabilito da una quantità di ricerche mondiali che c’è un’alterazione forte nel comportamento. E anche nel senso morale, c’è un decadimento. La pulsione, la spinta verso l’appagamento prevale su tutto, su […]

Nell’intervista a IntelligoNews, il professor Risè commenta l’omicidio di Pontelangorino e punta il dito contro le cosiddette droghe leggere: “Ormai da decenni è assolutamente stabilito da una quantità di ricerche mondiali che c’è un’alterazione forte nel comportamento. E anche nel senso morale, c’è un decadimento. La pulsione, la spinta verso l’appagamento prevale su tutto, su ogni considerazione inerente al bene e male, all’affettività.”

“Bisogna vedere quante canne si fanno. Se sono molte, ormai da decenni è assolutamente stabilito da una quantità di ricerche mondiali che c’è un’alterazione forte nel comportamento. E anche nel senso morale, c’è un decadimento”, ma “la cannabis è il più grande affare disponibile sul mercato. Si fa presto a distribuirla, si fa prestissimo a venderla e fa guadagnare un sacco di soldi”. Così lo psicoterapeuta Claudio Risé nell’intervista a IntelligoNews commenta l’omicidio di Pontelangorino, piccolo borgo di mille abitanti nel comune di Codigoro (Ferrara), che ha visto protagonisti due minori e ha come vittime i genitori di uno dei due. Spinelli, videogiochi, grossi problemi a scuola, denaro: anche questi gli elementi riportati dai principali quotidiani nazionali. Risè punta il dito contro le cosiddette droghe leggere: “Se non c’è un rapporto costante e attento dal punto di vista anche affettivo con i genitori, se al posto di quello c’è la droga, perché attenzione la cannabis è considerata dall’Oms una droga, tutto è perduto”. E i ragazzi diventano “mine vaganti”.

La maggioranza di coloro che si fanno uno spinello o una canna non ammazzano di certo i genitori, ma che i numeri siano un alibi per non affrontare neanche l’argomento è corretto?

“Se sono molte, ormai da decenni è assolutamente stabilito da una quantità di ricerche mondiali che c’è un’alterazione forte nel comportamento. E anche nel senso morale, c’è un decadimento. La pulsione, la spinta verso l’appagamento prevale su tutto, su ogni considerazione inerente al bene e male, all’affettività. Ogni cosa è stravolta. Questo silenzio sull’uso della cannabis, anche quando sono poche, e sui suoi effetti, anche da parte della stampa, è grave. Almeno la giornalista del Corriere della Sera parla di molti spinelli, ma altri non lo dicono nemmeno. Delle due l’una. Se è così, questa è una spiegazione molto importante al quadro complessivo del delitto”.

Di chi è la responsabilità del quadro complessivo di questi e altri delitti? Va bene la famiglia, ma poi ci sono istituzioni, scuola, forze dell’ordine e via dicendo.

“Bisogna guardare alla società. Se è vero, e sono sicuro che la giornalista del Corriere della Sera sia una professionista seria e attenta, che gli amici dicono che si spinellavano in continuazione, questo è un dato importante che la società e i media devono riportare. Come mai non lo riportano? Ecco un esempio chiarissimo di quella che per me è una complicità di questo modello di cultura, sociale e di potere con la cannabis. Perché la cannabis è il più grande affare disponibile sul mercato. Si fa presto a distribuirla, si fa prestissimo a venderla e fa guadagnare un sacco di soldi”.

C’è un conflitto tra generazioni? Lasciando stare il caso specifico, sembra che si rincorrano l’una con l’altra e i ragazzi spesso sono soli. Vede differenze rispetto al recente passato?

“Da quanto leggo sui giornali non si capisce quanto questo figlio stesse poi con i genitori. Erano costantemente impegnati nel ristorante, lui forse dormiva non propriamente nella casa, ma insomma più in generale se non si vive insieme, se non si mangia insieme, questi figli cosa fanno? Gli si chiede se vanno bene a scuola? Non basta”.

Il fatto che dopo l’omicidio i due amici siano andati a giocare ai videogiochi cosa ci dice?

“Se non c’è un rapporto costante e attento dal punto di vista anche affettivo con i genitori, se al posto di quello c’è la droga, perché attenzione la cannabis è considerata dall’Oms una droga, tutto è perduto. I videogiochi certo che non fanno bene, ma tutto questo viene di seguito”.

Anche il fatto che si parli di una cifra di mille euro per commettere un omicidio?

“Qui non possiamo più dire allora sono disgraziati perché la vita vale mille euro. Sono completamente ‘fuori’, come si dice con un’espressione più veloce. In modo più preciso, sono completamente fuori di sé, fuori dalla realtà e quindi sono delle mine vaganti”.

di Andrea De Angelis

Fonte: http://www.intelligonews.it



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