Debolezze regionali

Più che un “laboratorio” nazionale per nuovi equilibri politici, più che una “svolta” come hanno titolato i giornali, il Friuli Venezia Giulia delle ultime elezioni è stato un laboratorio di debolezze.

I risultati delle elezioni si leggono meglio ad una decina di giorni di distanza. I dati si sono depositati sul fondo, le dichiarazioni di comodo sono state ormai fatte ed è quindi possibile una valutazione serena.

E mi spiace dire che non si tratta di una valutazione positiva. Più che un “laboratorio” nazionale per nuovi equilibri politici, più che una “svolta” come hanno titolato i giornali, il Friuli Venezia Giulia è un laboratorio di debolezze. Alcune confermate, altre inventate ex novo. Si sa, però, che una somma di debolezze non fa una forza.

Prima di tutto il grande calo dell’affluenza alle urne, che ha tolto alla competizione elettorale la dimensione di massa indispensabile in una democrazia partecipativa. Con questi dati sull’astensionismo (oltre il 50 per cento), nessuno può cantare vittoria. I candidati hanno attinto ad un bacino ristretto e rispetto agli aventi diritto anche i vincitori rappresentano una minoranza.

In secondo luogo la vittoria della Serracchiani di strettissima misura. E’ sembrata ripetersi la scena nazionale. I numeri ci sono ma non c’è stata investitura politica ampia e riconosciuta da parte della popolazione. I vincitori sono vincitori anche per un solo voto, intendiamoci. Ma oltre a vincere bisogna anche governare.

In terzo luogo l’esito elettorale del Movimento 5 Stelle. Alle politiche aveva ottenuto valanghe di voti, in qualche comune anche superiori al trenta per cento. Sembrava la Democrazia Cristiana nella forma più smagliante. Invece alle regionali c’è stato lo sgonfiamento. Il risultato è comunque significativo, ma indica un tendenza in forte calo. L’innamoramento si è incrinato e non è diventato amore. La fiducia nei Grillini è in diminuzione, forse anche a causa delle vicende nazionali oppure alle proposte del loro candidato in Friuli Venezia Giulia, finalizzate alla decrescita felice piuttosto che allo sviluppo.

In quarto luogo l’esito maldestramente negativo del centro destra. Se si pensa che le liste dei candidati sono state precisate solo un mese prima delle elezioni, si comprendono bene le spinte e le controspinte, i veti e i controveti che si sono mossi in quest’area politica. Le divisioni interne a quest’area politica l’hanno danneggiata, come era successo alle precedenti comunali di Trieste. E’ capitato così che il centro destra ha la maggioranza dei consensi – 45,23 per cento contro il 38,95 del centrosinistra e il 13,75 dei grillini – ma non ha il Presidente.

Tutti i contendenti hanno ottenuto una fiducia limitata e condizionata. Nessuno ha vinto in grande misura. Una regione senza amore politico. Nessuno si è buttato entusiasta nelle braccia di un partito. Si è votato cercando il meno peggio. Si è traccheggiato senza uscire in mare aperto. E’ questa la principale debolezza evidenziata dalla elezioni. Un voto disperso e a tensione debole. La regione, invece, ha bisogno di un nuovo entusiasmo circa il proprio futuro. La stanchezza non porta da nessuna parte e non può soddisfare nemmeno i vincitori.



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