Dagli USA all’Italia: storie maledette di utero in affitto

Due vicende recenti, ma distanti migliaia di km tra loro, hanno gettato ulteriore luce sul clima di intolleranza che si respira nei confronti di chi osa criticare la pratica dell’utero in affitto da una parte e fin dove può arrivare la malvagità di chi vi ricorre dall’altra. Il primo episodio è accaduto in Italia, soltanto […]

Due vicende recenti, ma distanti migliaia di km tra loro, hanno gettato ulteriore luce sul clima di intolleranza che si respira nei confronti di chi osa criticare la pratica dell’utero in affitto da una parte e fin dove può arrivare la malvagità di chi vi ricorre dall’altra.

Il primo episodio è accaduto in Italia, soltanto pochi giorni addietro.

Monica Ricci Sargentini, giornalista de Il Corriere della Sera, per il semplice fatto di aver scritto su La27esimaOra un articolo dal titolo: “Dalla Francia all’Italia le femministe contro la maternità surrogata: «La madre non si cancella»” – limitandosi a registrare un fatto di cronaca e cioè che molte femministe sono contrarie all’utero in affitto perché rende le donne schiave e mercifica i bambini – è stata attaccata e accusata da più parti fino al punto di essere bollata come omofoba…lei, che ha posizioni di sinistra!

Contestualmente, all’altro capo del mondo, sempre negli stessi giorni, i fatti davano ragione alla mamma giornalista.

Siamo in California, Stati Uniti. Melissa Cook, 47 anni, alcuni mesi fa è stata pagata da un uomo della Georgia per fargli da madre surrogata. La donna si era accordata per un compenso di 33 mila dollari, più altri 6.000 per ogni figlio aggiuntivo. Per avere più possibilità di successo le sono stati impiantati 3 embrioni.

Diversamente però dalle aspettative del “cliente”, tutti e tre gli embrioni sono sopravvissuti. Apriti cielo! Il futuro padre, non avendo alcuna intenzione di crescere tre figli, ha ordinato alla madre surrogata di abortirne almeno uno.

Come se si trattasse di merce avariata da scartare!!

La signora Cook si è opposta e per questo l’uomo, attraverso l’avvocato, ha cominciato a minacciarla e a fare pressioni.

In un’intervista al New York Post la donna ha dichiarato di avere «paura». L’uomo infatti ha minacciato che se non abortirà non le verserà il compenso pattuito e che la denuncerà per farle pagare i danni per le spese che dovrà affrontare nel prendersi cura del bambino non desiderato.

La paura della signora è di «essere costretta ad abortire. Se voleva due bambini, perché mi ha fatto impiantare tre embrioni?».

Domanda sensata, ma quando i bambini possono essere comprati, divenendo così ostaggi dei volubili desideri degli adulti, e le donne possono essere utilizzate come macchine per produrre un bene, ogni tentativo di cercare una quadratura del cerchio diventa impresa impossibile.

La pratica dell’utero in affitto è infatti intrinsecamente perversa. L’unica soluzione per evitare aberrazioni del genere è quella di vietarla per legge. Punto.

di Samuele Maniscalco

Fonte: http://www.generazionevogliovivere.it/



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