I Sindaci d’assalto

Il sindaco di Udine, che per primo ha trascritto il matrimonio tra l’udinese Adele Palmeri e Ingrid Owen, cittadina sudafricana, attualmente residenti in Belgio, ha già detto che non obbedirà al ministro definendo la circolare «ipocrita e oscurantista».

La Corte costituzionale e la Corte di cassazione erano state chiare: non esiste nel nostro ordinamento il “matrimonio” gay. La normativa esistente, sia costituzionale che di rango inferiore (Codice civile, legge sul divorzio, legge sullo stato civile, legge di riforma del diritto internazionale privato), esige infatti la diversità di sesso delle persone che si vogliono sposare.

Conseguentemente, non esiste alcuna normativa che disciplina il matrimonio (o unioni civili variamente definite) tra persone dello stesso sesso. La Suprema Corte di Cassazione, anche di recente, ha ribadito chiaramente che «il diritto fondamentale di contrarre matrimonio non è riconosciuto dalla nostra Costituzione a due persone dello stesso sesso» (sent. C. Cass. 4184/2012).

Tale “vuoto” normativo potrebbe essere colmato solo dal legislatore costituzionale e, quindi, non sono né i giudici né gli amministratori locali a distorcere per fini ideologici un istituto basilare per tutti gli ordinamenti civili come il matrimonio monogamico.

 

Sindaci disinvolti, ma non per caso

Eppure alcuni sindaci “giuridicamente disinvolti” sono intervenuti, difendendosi con l’affermare che il loro intervento riguarda esclusivamente la trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni “regolarmente celebrati” all’estero di coppie gay. Il novero dei sindaci “interventisti”, dopo Latina, Fano, Grosseto, Bologna, Napoli, Udine, Roma, Milano, si potrebbe ingrossare anche con Udine e Modena. Eppure il Ministero dell’interno si è pronunciato sull’argomento, con due circolari che vietano espressamente ai Comuni di trascrivere i “matrimoni” gay celebrati all’estero. Stiamo parlando della Circolare del 26 ottobre del 2012, rivolta alle questure di Firenze e Pordenone e, quella recentissima del 7 ottobre 2014, indirizzata a tutte le autorità governative territoriali, relativa alla “Trascrizione nei registi dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero”. Questa circolare, subito battezzata dai giornali come “circolare Alfano”, rivendica chiaramente la competenza dello Stato in materia di matrimonio e di trascrizione degli stessi. In particolare, la predetta circolare richiama l’art. 27 della l. 218/95 secondo cui «la capacità matrimoniale e le altre condizioni per contrarre matrimonio sono regolate dalla legge nazionale». Quindi, anche solo “trascrivere” nozze gay celebrate all’estero non è consentito oggi a nessun sindaco. Del resto, non abbiamo sempre visto questi stessi amministratori locali, fascia tricolore in dosso, in prima fila nelle manifestazioni, conferenze e cerimonie “per la promozione della legalità”?

Alfano: la legge va rispettata ed applicata

Siccome alcuni si fanno tutori solo delle leggi che, politicamente, interessano, giustamente la “circolare Alfano” riafferma l’art. 9 del d.p.r. 396/2000 che assegna al Prefetto la funzione di vigilanza sugli uffici dello stato civile, al fine di «garantire che la fondamentale funzione di stato civile, esercitata, in ambito territoriale, dal Sindaco nella veste di ufficiale di Governo, sia svolta in piena coerenza con le norme attualmente vigenti che regolano la materia».

Ogni ulteriore intervento di sindaci “invasori di campo” è, quindi, destinato a soccombere. Non si tratta, quindi, come è stato scritto di uno “spettro” destinato «a disturbare il sonno di Stefano Fontana», quello della “triplice alleanza” dei Comuni di Trieste, Udine e Pordenone, che hanno o sono in procinto di trascrivere “matrimoni” gay celebrati all’estero.

Il sindaco di Udine, che per primo ha trascritto il matrimonio tra l’udinese Adele Palmeri e Ingrid Owen, cittadina sudafricana, attualmente residenti in Belgio, ha già detto che non obbedirà al ministro definendo la circolare «ipocrita e oscurantista». E lo stesso avrebbe fatto il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, che non ha trascritto nulla probabilmente solo perché finora nessuno glielo ha chiesto.

Dopo i “pretori d’assalto”, con quello di Udine, Furio Honsell, stiamo quindi assistendo all’acuirsi di un nuovo fenomeno: i “sindaci d’assalto”. Il primo cittadino di Udine, infatti, ha presentato la sua irregolare trascrizione del “matrimonio” di due donne del 2 ottobre scorso, come «un contributo concreto per spingere il Parlamento ad armonizzare la normativa italiana a quella della maggior parte degli altri Paesi europei».

 

Il caso “a orologeria” di Modena

Alle amministrazioni comunali “creative”, pare si stia aggiungendo anche Modena, il cui Sindaco è in questi giorni sollecitato da chi vive “con urgenza” la problematica della trascrizione delle unioni gay. Oltre a condividere l’opinione di chi, all’interno del Consiglio comunale modenese, si è giustamente domandato se «davvero in questo momento di grave crisi la priorità per la città e per il Paese è il riconoscimento delle unioni omosessuali» (è quanto dichiarato in un comunicato dal Capogruppo NCD, Luigia Santoro), ci sarebbe anche da ricordare che, le iniziative politiche dovrebbero evitare di apparire provocazioni contro parti non irrilevanti della società locale. Come mai le “sollecitazioni” al sindaco di Modena s’intensificano proprio all’indomani di una delle “veglie” più riuscite delle Sentinelle in piedi nella stessa città? Nemmeno si conclude la manifestazione di Modena, che ha visto il 5 ottobre partecipare in difesa della “famiglia società naturale fondata sul matrimonio” oltre 450 persone, ed ecco la prospettiva della trascrizione delle “nozze gay”. E’un caso?

Allora forse è vero quanto commentato in questi stessi giorni da un altro esponente politico locale, che si è dichiarato «non sorpres, che SEL a Modena contesti una circolare del Ministro degli Interni nella quale si chiede ai Prefetti di fare applicare la legge italiana. E’ noto a tutti, infatti, che in Italia le persone dello stesso sesso non possono sposarsi e per cui i sindaci, trascrivendo le nozze gay contratte all’estero, compiono degli atti illegittimi e lo fanno per motivi ideologici» (Alberto Bosi, coordinamento regionale NCD, No alla trascrizione dei matrimoni Gay a Modena, comunicato stampa dell’11 ottobre 2014).

Ancora più dispiaciuti si rimane per le critiche rivolte ad una manifestazione pacifica, organizzata dalle Sentinelle in Piedi, il cui unico scopo, a Modena ed in altre cento piazze d’Italia, non è altro che difendere la famiglia naturale così come prevede la nostra costituzione. Sarebbe grave che i nostri primi cittadini, i quali giustamente non appena eletti corrono a dichiararsi “i sindaci di tutti”, si dimostrino in queste circostanze i ripetitori di istanze e pretese che sono espressione di minoranze infinitesime della nostra società, nazionale e locale.



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