Da Trieste a Roma: ho partecipato anch’io al Family Act

Una iniziativa di partito, ma aperta ad altri partiti e soprattutto alle associazioni. Sono contento di avervi partecipato. Il popolo della vita e della famiglia esiste. Io l’ho incontrato.

Caro Direttore,

ho partecipato anch’io al Family Act di piazza Farnese a Roma sabato 15 novembre.

Una “strana” manifestazione, organizzata da un partito politico, il Nuovo Centro Destra, a cui hanno partecipato numerose associazioni, legate al mondo cattolico e non, tesa a parlare di “famiglia”, senza dimenticare i temi strettamente connessi della “vita” e dell’educazione.

Vita Nuova ne ha già parlato nella versione online e sul numero del 14 novembre, elencando pure parte delle associazioni partecipanti.

Siamo lontani da campagne elettorali: lo si poteva apprezzare. I rappresentanti delle associazioni hanno parlato liberamente, anche criticando alcune politiche portate avanti dal governo centrale, da regioni e da comuni, segnalando le difficoltà ed i rischi che la mancanza di interventi radicali in tema di politiche famigliari o, peggio, l’introduzione di leggi che sminuiscono ulteriormente il valore della famiglia.

Anche nel pubblico non è mancato chi si è sentito libero di criticare ad alta voce alcune affermazioni dei politici intervenuti.

Quali i temi trattati negli interventi?

Le difficoltà che la famiglia incontra, la mancanza di politiche in suo favore – quali la carenza di un congruo quoziente famigliare – la mancanza di aiuti e servizi – come asili nido – aggravata dai recenti tagli ai pochi servizi forniti. E’ stato fatto notare il calo delle “famiglie numerose” passate in 50 anni da oltre tre milioni a 180.000 per un fatto culturale e per le oggettive difficoltà che si incontrano nel mettere al mondo i figli. Si è parlato di “demografia zero” che toglie risorse e speranze per un futuro che si profila drammatico.

Ma si è parlato anche di famiglia come grande risorsa. Risorsa che è facile riconoscere pensando alla crisi: basti pensare all’enorme aiuto gratuito che dalle famiglie ricevono i giovani che devono ancora studiare e trovare lavoro, così come un sostegno in famiglia trova chi ha perso il lavoro o anche il supporto dato dai parenti a coloro, anziani e non, che necessitano di cure e assistenza continua. La famiglia è di fatto un “ammortizzatore sociale” solidale capace di affrontare la crisi non lasciando sole le persone.

Non sono mancate numerose chiare prese di posizione contro leggi quali il riconoscimento delle unioni civili anche omosessuali, la possibilità di adottare figli o di accedere alla procreazione medicalmente assistita con l’utero in affitto da parte delle coppie gay, ribadendo il diritto dei bambini a crescere con una mamma ed un papà. Per finire non è mancato chi ha ricordato le minacce incombenti, come la cultura del gender che viene insegnata nelle scuole senza informare i genitori, in un momento in cui la crisi impedisce ai genitori di accollarsi i costi della scuola libera, possibile alternativa, che sta perdendo i contributi statali. Anche contro una sorti di “dittatura” bisogna prepararsi a resistere, al costo di finire in prigione come già accade in Germania a chi non porta i figli a scuola durante le ore di educazione sessuale impostate sulla teoria del gender.

Non ho differenziato gli interventi perché c’era, pur nella molteplicità delle voci, dei toni e delle sottolineature, una coralità di fondo in chi si alternava sul palco.

Caro Direttore, cosa dire di questa manifestazione? Come rispondere alle sue perplessità, che ha espresso nell’intervento su Vita Nuova online in merito alla partecipazione all’evento?

Posso dire di essere contento di avervi partecipato.

Ho visto presente, in piazza Farnese, i rappresentanti di un popolo vivo e gioioso, variegato e battagliero, grato per essere stato preso in considerazione ed ascoltato, per nulla scandalizzato di essere stato chiamato a raccolta da un partito (per cui magari nemmeno ha votato), anzi, pronto a rispondere ad altri analoghi inviti provenienti da partiti diversi, purché qualcosa si concretizzi e non siano solo parole. Un popolo che ricordava tanto quello del “Family day” del 2007, anche se ridotto mille volte di numero. Una piccola fetta di un grande popolo da cui ripartire. Come allora a riunirlo organizzando l’evento c’era Eugenia Roccella.

Riguardo alle parole sentite credo che abbiano un’importanza anche quelle. Chi, fra i ministri dei paesi europei può attualmente dire: “Dobbiamo dare soldi alle famiglie” o “Credo che la famiglia sia una e sia formata da un uomo ed una donna e credo che i bambini abbiano bisogno di una mamma ed un papà”? Io l’ho sentito pronunciare da Angelino Alfano…

Interessante notare quanto i giovani politici siano capaci di fare. Hanno avuto modo di intervenire alcuni consiglieri comunali di Roma e Bologna; sono stati capaci di denunciare i propri sindaci per aver riconosciuto i matrimoni omosessuali celebrati all’estero e pure capaci di richiedere politiche per la famiglia come la gratuità della frequenza all’asilo nido per il terzo figlio, cosa già esistente a Roma ma che ora è venuta a mancare.

Condivido con Lei, Direttore, che il “male minore” non sia una strada sempre percorribile per un cattolico impegnato in politica: qualche volta bisognerebbe dire un “no”. Un “no” che possa anche portare ad una crisi di governo con tutto ciò che può accadere dopo. Chissà, forse dopo il “Family act” qualcosa è cambiato anche nei politici del NCD?

Da ultimo una osservazione: i politici intervenuti non erano soltanto del Nuovo Centro Destra: sono intervenuti anche esponenti come Paola Binetti dell’UDC o Gian Luigi Gigli di “Per l’Italia”. Anche questo è simbolo di qualcosa di trasversale che trova una base comune sulla famiglia, sulla vita e e sull’educazione (i principi non negoziabili…) che potrebbe, un domani, essere la base su cui costruire qualcosa di unitario insieme.



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