Credere, in un mondo scristianizzato

Conferenza del poeta e scrittore Davide Rondoni alla Stazione Marittima. Se credere significa conoscere, la conoscenza inizia sempre con un incontro.

Altro che valori e dottrina, noi cristiani mangiamo vivo Gesù ogni volta che facciamo la Comunione… ma cosa significa Credere in un mondo scristianizzato?

Il titolo della conferenza di Davide Rondoni, organizzata dal Centro Culturale Mons. Bellomi la sera del 3 giugno in Stazione Marittima, ha scandalizzato qualcuno. Ma la società “scristianizzata” è semplicemente un luogo, come la Palestina di duemila anni fa, dove non si conosce Gesù. Se credere significa conoscere, la conoscenza inizia sempre con un incontro, con una esperienza come quella dei primi che stavano con Gesù e lo seguivano nel suo cammino.

Può ancora capitare – racconta Rondoni – quello che successe al poeta triestino Umberto Saba quando chiese di essere battezzato. Gli risposero: “devi fare un corso”. “Allora non mi interessa”. Come se io chiedessi di giocare a calcio e mi dicessero che devo prima conoscere il significato della bandierina gialla del corner. Senza esperienza non conosciamo nulla. Se facciamo esperienza allora sì, forse ci interessa anche approfondire quello che ci è capitato, per farlo più nostro.

Rondoni cita Saba che si chiedeva “chi sono io?” e James Joyce che si domandava “qual è il mio viaggio?”. Molti se ne sono andati dalla Chiesa per la noia di “affrontare un viaggio con la suocera”, cioè con uno che ti ripete in continuazione regole e istruzioni per vivere, uno che ti soffoca. Come certi preti, alla domenica, che presentano il cristianesimo come norma di comportamento. Se dipendesse da loro, perderemmo la fede – scherza Rondoni – “Io ho chiesto il permesso di uscire a fumare durante l’omelia”.

Oggi le persone – sostiene il relatore – non si dividono tanto tra credenti e atei, piuttosto tutti credono in qualcosa: nel proprio io, nel denaro (anche se nessuno lo confesserebbe mai), nel potere, nel sentimento che ti fa dire “tu sei tutto per me” e che spesso finisce nelle tragedie che leggiamo sui giornali. Sono tutte forme di idolatria, che facevano dire a Pasolini: “non potete rimpiangere ciò che non avete mai avuto”. Tutti gli idoli prima o poi deludono. E invece il cristianesimo?

Per rispondere, nel suo stile non sistematico ma ricco di spunti come può essere una poesia, Rondoni è “costretto” a parlare di Gesù, sul quale sta finendo di scrivere un romanzo che sarà presto nelle librerie. E’ difficile capire il cristianesimo per chi non ha fatto un’esperienza come quella degli apostoli: vedere uno che va in giro con i suoi amici, il rapporto tra un santo e la sua compagnia.

Non si capisce perché, ad esempio, ad un certo punto Gesù abbia risuscitato Lazzaro proprio una settimana prima di morire in croce. “Perché?” si chiede Rondoni, con tutta la gente che muore! La risposta la immagina così: Lazzaro era suo amico! Aveva pianto per lui. Immaginando ciò che lo aspettava a Gerusalemme, dopo Betania, forse desiderava che Lazzaro gli stesse vicino, che condividesse con lui quel che doveva succedere. Capiva, come nessun altro, che quelli che lo seguivano non erano interessati a Lui quanto ai suoi miracoli: guariva, ridava la vista ai ciechi e la parola ai muti, sfamava la folla con cinque pani e due pesci… Perché non ha risolto i problemi dei poveri? Le idee gli venivano nelle circostanze, come quando disse, per sfidare i presenti, “chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non entrerà nel Regno dei cieli”. Tutti se ne andarono. Solo gli apostoli, gli amici che avevano vissuto con Lui, alla fine sono costretti a dire “Anche noi non capiamo, ma se andiamo via da Te, da chi andiamo? Tu solo hai parole che danno senso al vivere”.

Mangiare la carne e bere il sangue di Cristo: noi cristiani dovremmo stare più attenti – conclude Rondoni – a quello che facciamo quando andiamo a Messa. Cristo non è venuto a risolverci i problemi, ma è venuto a stare con noi, è venuto per me. Perché io possa essere me stesso in ogni circostanza.

 



Un commento su “Credere, in un mondo scristianizzato

  1. claudia herrath ha detto:

    L’incontro con Gesu’,quando avviene ,è sempre dopo un percorso di vita dove la ricerca di Lui è la cosa piu’ importante.Questa ricerca a volte è inconsapevole,ma cosi’ radicata dentro di noi, che condiziona tutta la nostra vita.Si percepisce moralmente ed anche fisicamente,con un senso di dolore come se ci mancasse qualcosa di essenziale.Quando poi avviene l’incontro non è per conoscenza, ma perche’ è Gesu’ che ha deciso che è giunto il momento. Non serve fare supposizioni, non siamo noi che scegliamo Lui.Non capisco come si possa analizzare il comportamento di Gesu’, i motivi che lo spingevano ad agire.Chi ha questa presunzione ,dovrebbe essere un po’ piu’ umile nel supporre.

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