Cracovia e la geografia dei luoghi dello spirito

Anche se gli occhi di tutti sono diretti altrove, chi sulle iniziative dell’anno giubilare in corso, chi sull’esortazione Amoris Laetitia, si avvicina ormai a grandi passi la Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno si svolgerà a Cracovia, una città che non è solo una bella città, bella da vedere e bella per viverci, gentile, comoda […]

Anche se gli occhi di tutti sono diretti altrove, chi sulle iniziative dell’anno giubilare in corso, chi sull’esortazione Amoris Laetitia, si avvicina ormai a grandi passi la Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno si svolgerà a Cracovia, una città che non è solo una bella città, bella da vedere e bella per viverci, gentile, comoda e a misura d’uomo, ma un luogo dello spirito come pochi altri in Europa e forse nel mondo. Ora, la questione dei ‘luoghi dello spirito’, è una delle questioni oggi più rimosse dall’evangelizzazione spirituale come culturale, sulla spinta di un attivismo che divora tutto e tutti e porta sempre più a guardare alla fede come a un qualcosa da fare e da organizzare, più che da vivere e da contemplare. Ma andiamo con ordine. Quando diciamo ‘luoghi dello spirito’ facciamo riferimento al fatto che – soprattutto in Europa – esistono dei luoghi particolari che, in virtù di eventi spirituali speciali (la comparsa di un Santo, un’apparizione mariana, un miracolo eucaristico, per esempio), possiedono un significato a sé, che per un credente dovrebbe essere ricordato e custodito quasi gelosamente. Non è tanto un fatto di capitali del turismo, per capirci, fosse anche turismo religiosamente connotato, ma di capitali spirituali dell’anima cristiana per cui davanti a quel nome, a quel luogo particolare, il credente ha – o meglio, dovrebbe avere – un sussulto di gioia e di emozione insieme. Ecco, Cracovia, è uno di questi luoghi specialissimi. Oggi molti la legano – giustamente, per carità – alla biografia eccezionale di San Giovanni Paolo II, alla sua predicazione di giovane prete, al suo primo ministero apostolico, e poi al suo episcopato, ma in realtà il fascino cristiano di Cracovia è molto ma molto precedente, al punto che – per assurdo – se pure Giovanni Paolo II non fosse mai esistito solo guardando alla sua storia millenaria il fascino di questo luogo dovrebbe rimanere intatto. Città dalle 100 chiese in un centro storico medievale che contiene la piazza più grande dell’intera Europa orientale, Piazza Santa Maria, Cracovia è praticamente dal battesimo di popolo della Polonia (X secolo) un luogo dove tutto parla di Cristianesimo, di Santi e di Beati, al punto che ancora oggi è la città europea – dopo Roma – che possiede in assoluto il più alto numero di santi canonizzati. Semplicemente, non si sa da dove cominciare. Il Patrono della città, che è anche patrono della Nazione, è quel san Stanislao, Vescovo nella seconda metà dell’XI secolo, che morì da martire mentre stava celebrando Messa sull’altare, assassinato da sicari del re di cui aveva denunciato pubblicamente la vita immorale e dissoluta: oggi riposa nella cattedrale di Wavel, il santuario per eccellenza della Nazione, qualcosa che se non avete mai visto beh…dovreste correre subito ai ripari. Qui, in un luogo senza tempo, riposano decine e decine di Re e Regine che nella storia hanno servito la Polonia, oltre a una schiera obiettivamente impressionante di eroi nazionali e di santi, tutti uniti dalla fede cattolica e dall’amore a Cristo e alla Chiesa. Una visita alla Cattedrale di Wavel, posta giusto accanto al Castello Reale, fatta con calma e in silenzioso rispetto, può diventare una meditazione vertiginosa sul Governo cristiano delle Nazioni e la teologia della storia, come forse in nessun’altra parte si può sperimentare. E’ questa d’altronde, come noto, la prima specificità polacca: quella di un’identità in cui è stata la fede di popolo nei secoli a generare la cultura e la politica sociale al punto che dire polacco e dire cristiano o dire mariano è la stessa cosa. Realmente, non esiste forse un altro caso al mondo di questo tipo, nemmeno in America Latina o in Irlanda. Ma, per sperimentarla, bisogna andarci appunto. Come nelle grandi esperienze dei pellegrinaggi, leggerla, o farsela raccontare da chi c’è stato non è affatto la stessa cosa, e nemmeno la sfiora.

Cracovia si presenta poi come un autentico museo a cielo aperto: dal romanico al gotico al rinascimento al barocco questa piccola città contiene praticamente esemplari di ogni tipo dell’arte figurativa cristiana al suo meglio. Ogni ordine ha qui la sua chiesa particolare e i suoi luoghi di devozione speciale, con la piccola differenza rispetto a una Roma o una Parigi che stiamo parlando appunto di una realtà infinitamente più piccola e di gran lunga meno attraversata dalle vicende culminanti della scena internazionale, sociali, politiche o religiose che siano. Eppure la freschezza e la ricchezza spirituale del luogo sembrano rimaste intatte, molto diversamente rispetto alle due metropoli di cui sopra dove ormai la secolarizzazione detta abbondantemente tempi e ritmi di vita dalla mattina alla sera. Per questo una volta qualcuno ha detto che per capire la Polonia vera e il cattolicesimo polacco bisogna trascorrere una settimana a Cracovia, con la sua gente, seguirla passo passo nei suoi mercati e dentro le sue chiese: solo allora si scoprirà che cosa significa la dimensione religiosa per questa gente. Ecco, poi, dopo tutto questo, e molto altro che si potrebbe ancora aggiungere, si dovrebbe aprire anche la pagina – anzi, il paginone – di San Giovanni Paolo II che qui è diventato come Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo: oramai tutto, dalla stazione centrale alle strade secondarie al museo cittadino parla di lui e riporta a lui. Ma, per l’appunto, Karol Wojtyla è un figlio di Cracovia, grandioso, amato e pregato come pochi altri, ma pur sempre un figlio: un testimone, cioè, di una catena di una lunghissima trasmissione della fede che è iniziata nel lontano Medioevo e passando per le spartizioni e le cancellazioni della Nazione, le guerre mondiali, il nazismo e  il comunismo, è arrivata fino a noi oggi. Per dire che niente nasce da niente e che se nel ‘900 la Polonia è stata quella famiglia spettacolosa di santità che è stata (pensiamo anche a Santa Faustina Kowalska, a San Massimiliano Kolbe, al Beato Jerzy Popieluszko e chi più ne ha più ne metta perché qui non c’è più spazio) le ragioni vanno ricercate nelle famiglie di origine di ognuna di queste figure oggi mondiali le cui radici profonde affondavano a loro volta nel cattolicesimo solido e popolare polacco della seconda metà dell’Ottocento, con i suoi riti, le sue tradizioni e le sue devozioni. Se si vuole capire veramente Wojtyla bisogna partire da qui, il resto sono chiacchiere più o meno interessanti che non arrivano al nocciolo del discorso e non aiutano nemmeno a comprendere come mai Cracovia sia un luogo dello spirito specialissimo e il segreto meglio custodito dell’anima cattolica polacca.



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